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Finalmente, ieri sera a Napoli si è chiuso con il Sarrismo: era ora!

Su Sarri se ne son dette tante, forse anche troppe e in modo sicuramente esagerato, ma il calcio parlato è così, bisogna esagerare, provocare per appassionare il dibattito, e allora basta un niente che un protagonista diventi leggenda, basta un attimo che lo stesso protagonista si dimentica. Napoli, più di ogni piazza calcistica italiana enfatizza o drammatizza le vicende del calcio, si sarebbe capaci così come in tanti sono stati, di ritenere dei coglioni grandi allenatori pluridecorati e mitizzarne altri che non hanno mai vinto nemmeno a sottomuro. Si è talmente mitizzato un pur bravo allenatore come Sarri, manco avesse fatto tre triplete quando invece trattavasi di un allenatore normale, che ha cercato nel suo modo di fare calcio di imitare protagonisti del passato e del presente, spesso anche maldestramente, perché nonostante tutta questa scienza attribuitagli, a Napoli non ha mai vinto. Qualcuno pur ammettendo l’evidenza, dirà che però ha fatto divertire, sognare, eccitare e chissà cos’altro. Noi che vi scriviamo, non solo ribadiamo che non ha vinto nulla, ed è sempre importante ricordarli, ma nemmeno ci siamo mai divertiti, sognato, e neanche eccitati, perché perdere gli scudetti in albergo, oppure avendo in squadra un centravanti che fa quaranta gol in stagione e non vincere nemneno quella coppa del nonno che altri hanno vinto passando per falliti, non lo troviamo affatto divertente ed eccitante. Ma Napoli è così, ha bisogno di Masanielli, di falsi miti, se li costruisce in questa atavica voglia di riscatto e scegliendoseli per idoli in quei protagonisti mediocri e perdenti in cui identificarsi, evidentemente perché più simili a loro stessi. Ed è così che nascono i ”Mazzarriani” salvo essersi dimenticati completamente di Mazzarri, ed è così che addirittura nasce il neologismo Sarrismo, che ieri sera riteniamo essere finalmente morto e sepolto, nello stesso stadio in cui è nato cresciuto e pasciuto! Perché pensiamo che sia finito il Sarrismo è presto detto, perché ieri sera l’eroe delle due curve azzurre, di distinti e ancor di più di tribune posillipo, nisida e stampa che ne hanno lanciato la moda, si sono finalmente resi conto di quanto abbiano esagerato nell’enfatizzare questo mite carpentiere, muratore della panchina erigendolo ad ingegnere o fine architetto delle trame del gioco del calcio. Il Sarrismo è stato così contagioso che persino alla Juventus, famosi per il cinico pragmatismo, si sono fatti talmente influenzare dai cantori di questa finta filosofia rivoluzionaria del Sarrismo, A tal punti dal licenziare Allegri, l’allenatore che con loro aveva vinto 5 scudetti consecutivi e disputato due finali di Champions che con meno sfortuna avrebbero potuto essere anche tre, per prendere un allenatore come Sarri che detiene il record in carriera degli esoneri e le dimissioni oltre a non aver mai vinto nulla che un’Europa League in un top club nel quale Benitez la vinse in soli tre mesi subentrando a Di Matteo che a sua volta ci vinse casualmente la Champions per poi essere pure licenziato così come Benitez, Sarri, gli stessi Conte e udite udite Ancelotti che addirittura ci vinsero la Premier già al primo anno. Questo per dire di quanto non conti nulla anche vincere in certi top club in cui non ci si accontenta solo si vincere, ma anche di convincere. La Juventus ha cacciato Allegri e preso Sarri proprio per questo motivo, non accontentarsi di vincere ma di essere pure belli, e magari si è tentato per Guardiola, ma non potendoci arrivare si è ripiegato sul suo “pezzotto”, quel comandante Sarri che aveva tanto eccitato quegli entusiasti dei tifosi napoletani. Alla Juventus ogni tanto capita che per rompere la noiosa routine dei Trapattoni, Capello e adesso Allegri e di sostituirli con delle scommesse azzardate tipo Maifredi, Del Neri, e oggi Sarri e andare puntualmente a sbattere. L’unico di questo genere che avrebbero dovuto prendere, perché l’originale autentico del bel gioco, sarebbe stato Zeman, e invece lo hanno combattuto e boicottato fino all’esagerazione, andando in cerca di rogne . Ma del resto è anche giusto che ogni tanto smettano di vincere non fosse altro per provare il brivido della sconfitta e del fallimento sportivo. Ironie a parte, visto che noi si è incompetenti di calcio, se non altro rispetto a chi ha una tele esperienza che gli ha consentito nella storia di aver vinto più di trenta scudetti e svariati trofei, ci piacerebbe capire come si fa a cacciare un tecnico come Allegri che ha vinto per cinque anni consecutivi per cambiarlo con uno che poi fa lo stesso gioco di Allegri beccando pure più gol e sconfitte? Lo si fa per semplice trasgressione? Per eccentricità del momento? Mah! Resta il fatto che ieri sera Sarri ha preso una scoppola proprio nel suo Regno di Napoli, per mano di un onesto giovane e grintoso allenatore come Gattuso che finge di imitarlo per poi adottare il più ferreo dei catenacci. Ora però finito il Sarrismo, dopo questa roboante vittoria di Ringhio star e i suoi ringhiosi cuccioli, già paventiamo che stia per nascere pure il Gattusisno, anzi ne siamo certi! Allora per evitare ancora una volta di cadere in queste trappole dei neologismi, si prenda coscienza che ieri sera il Napoli ha vinto contro una Juventus a mezzo servizio, una squadra pur imbottita di campioni ma imborghesita dai troppi scudetti, che nulla se ne frega dei finti comandanti che dovrebbero guidarla a Palazzo, anche perché sono loro stessi il Palazzo, ed è così che ancora una volta questo rivoluzionario di Sarri perde in albergo, ma stavolta trattavasi di un albergo napoletano vista panoramica, e non sulla collina di Fiesole, anche se cambiando gli alberghi il risultato è stato lo stesso. Però adesso noi napoletani non si facciano sempre gli stessi errori di mitizzare allenatori ed eventi più di quanto necessitasse, perché al di là del fallimento del Sarrismo visto in campo sia quello di Sarri che quello copiato e incollato male da Gattuso, non si crei un altro mito alle vongole esaltando più del dovuto la bellezza del gioco “pane e nduja” di Gennarino o’ calabrese perché come lui stesso ringhia dopo Napoli Fiorentina, non si diventa improvvisamente l’Olanda di Cruijff solo per aver vinto contro la controfigura della ex squadra super vincente di Allegri. Anche perché i due gol nati ambedue dal piede ispirato di Insigne, il primo è arrivato per una respinta ingenua di Scezny e il secondo per un tiro che lo stesso portiere polacco avrebbe parato facilmente se solo quel ragazzone biondo pagato 75 milioni non ci avessi maldestramente il gambone per deviarlo nella sua porta, pur volendo sorvolare sull’allegria mostrata dall’intera difesa istruita rigorosamente a zona da Sarri. Per carità, la vittoria del Napolj non si discute, è strameritata ed importante, ma non ci si faccia troppe illusioni perché è bastato che Ronaldo si svegliasse dal torpore e rimettere tutto in discussione sulle note dei Righeira che già davano per scontata la vittoria, perché se la partita fosse durata altri cinque minuti non osiamo immaginare come sarebbe finita. Prendiamoci la vittoria, il rinascimento del centrocampo azzurro e andiamo più avanti possibile, perché una cosa è certa, questa squadra azzurra, ancor oggi è più forte di tutte quelle che la precedono esclusa la Juventus che pur si è sconfitta al San Paolo e quasi rimontata a Torino, solo che qualcuno a capo di tutta la baracca ha voluto destabilizzarla chissà per quale recondito motivo, o forse il motivo lo conosciamo pure, e allora più che prendersela con tecnici e calciatori per scelleratezze commesse, si capisca quale è il vero problema è regolarsi di conseguenza, anche se quelcosina di altro qualcuno pure ce lo ha messo, perché ci piacerebbe pure che il capitano di questa squadra ci spiegasse perché per un anno e mezzo andava in campo svogliato e indolente e adesso sembra morso dalla tarantola. Perché prima riteneva di essere stato messo fuori ruolo pur giocando nel suo ruolo di attaccante e adesso gioca totalmente fuori ruolo facendo più che volentieri il tuttocampista? Ma questa è un’altra storia ne riparleremo più in là, per adesso godiamoci la vittoria sulla Juventus, e soprattutto, la fine del Sarrismo napoletano, era ora, non se ne poteva più!
di Pippo Trio

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