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Napoli, mercato trivalente: fiscale, prospettico, epurativo!

Come sempre i titoloni dei giornali devono attenersi alla cronaca, enfatizzandola per ovvi motivi di audience, e succede per qualsiasi notizia in ogni settore, chiaramente accade ancor di più nel calcio che è lo sport più popolare al mondo e sicuramente dalle nostre parti. È finito il mercato di gennaio, quel mercato da tutti indicato come il mercato di riparazione, difficile da affrontare perché come luogo comune vorrebbe “a gennaio nessuno cede i giocatori migliori” in realtà è tutto relativo, e come sempre i luoghi comuni servono a dire banalità per mascherare la mancata volontà o quanto meno per creare alibi a chi non intende spendere. Ma la lettura del mercato di gennaio oggi si presta anche ad altre interpretazioni, che vanno dalla pianificazione preventiva del progetto di squadra futura, perché magari si ritiene a torto o a ragione concluso un ciclo, o anche per sistemare la situazione contabile soprattutto dal punto di vista fiscale ma anche tenendo presente le indicazioni e i parametri del fair play finanziario, sia per quanto riguarda la situazione del proprio club che degli avversari per poter usare la miglior strategia di mercato, sia per vendere al prezzo più alto, che per comprare a quello più conveniente, a seconda del proprio potere d’acquisto. Il Napoli e De Laurentiis secondo queste logiche al di là della capacità sportiva nell’allestimento dell squadra, per altri versi sanno benissimo come muoversi a seconda delle proprie esigenze, soprattutto amministrative e fiscali, senza trascurare il progetto tecnico che comunque dovrà essere prioritariamente compatibile a quello amministrativo più che a quello sportivo, poi chiaramente se i due aspetti viaggiassero verso una crescita positiva, come è accaduto negli anni scorsi, tanto meglio, altrimenti qualora il lato sportivo presentasse problemi, così come in questa stagione, si privilegerà sempre il latto amministrativo, barcamenandosi fra mercato, fiscalità e progetto tecnico futuro. Ecco perché il Napoli sul mercato di gennaio è stato tanto attivo più di ogni altro club, a dispetto dei luoghi comuni che vedevano De Laurentiis sempre restio a spendere in generale, e in particolare in inverno, ma soprattutto sfatando un altro luogo comune sulla lentezza delle sue trattative e contratti, sempre così lunghi e difficili da decifrare viste le tante postille e clausole. Tutto ribaltato, De Laurentiis ha speso e velocemente più di 80 milioni a gennaio, fra acquisti immediati e quelli anticipati per giugno, soprattutto anche perché è proprio ad inizio estate che il Napoli incasserà quasi la stessa cifra dai riscatti dei giocatori ceduti nell’estate scorsa e quindi per compensare quegli introiti e mettersi a pari fiscalmente nel prossimo esercizio commerciale ecco che De Laurentiis spende disinvoltamente una considerevole cifra, che sommata a quella di agosto scorso raggiunge quasi i duecento milioni in uscita. E allora ci si chiederà, ma allora non è affatto vero che De Laurentiis sia famoso per la sua taccagneria, che non vuole spendere, se da agosto scorso a quello prossimo finirà per spendere quasi 200 milioni se non di più, e allora come stanno veramente le cose? In realtà spesso si tende a guardare o a pubblicizzare solo le spese, gli acquisti enfatizzandole, e quasi mai le cessioni e gli incassi derivati, anche perché il mercato ha il fascino di far sognare i tifosi o quantomeno incuriosirli sulle novità e sui calciatori acquistati in che termini miglioreranno la routine della propria squadra, soprattutto quando quella attuale ha stancato non producendo risultati di un certo rilievo, ed ecco allora che i nuovi acquisti hanno il potere di scatenare precocemente la fantasia del più ottimista dei tifosi, che tendenzialmente non si chiederà se il mercato del proprio club sia stato fatto soprattutto per motivi amministrativi ma guarderà solo al miglioramento tecnico che i nuovi potranno apportare alla squadra. Ma in realtà, almeno quella che riguarda il Napoli questo insolito mercato apparentemente spendaccione è stato fatto soprattutto per motivi amministrativi e quindi fiscali, diversamente, invece di muovere tanti soldi per comprare dozzine di calciatori di medio o basso costo fra cartellini e ingaggi, gli stessi 200 milioni sarebbero stati spesi per prendere pochi ma grandi calciatori da integrare ai migliori già presenti in squadra. Invece appurato che i duecento milioni spesi saranno compensati dai riscatti delle cessioni passate, bisognerà tener presente che a giugno il Napoli incasserà altri 70 milioni, se non di più qualora superasse il Barcellona, di introiti della Champions, per cui se a gennaio non avesse speso si troverebbe un plus di utili che poi difficilmente sarebbe facile da smaltire per non incorrere a pagare tasse eccessive a chiusura del prossimo bilancio. Ma questo tipo di mercato fatto del Napoli è anche in previsione di dover abbattere il tetto ingaggi, perché i nuovi acquisti dovranno sostituire quelli ormai ritenuti troppo alti di calciatori che sarebbe meglio dismettere, dal momento che se dovessero rimanere costerebbero non solo troppo in termini di ingaggio, ma data l’età rischierebbero che i loro costi non sarebbero più compensati per un prevedibile calo del valore di mercato degli stessi calciatori. E allora è facilmente prevedibile, anche per stessa ammissione di De Laurentiis che calciatori come Koulibaly, Allan, lo stesso Fabian Ruiz potrebbero essere ceduti a cifre importanti per non rischiare di non poterli più vendere in futuro. Quindi è evidente che il mercato del Napoli sia in entrata che in uscita privilegi il guadagno commerciale nel rapporto economico e finanziario del club, rispetto all’aspetto tecnico e sportivo, poi chiaramente non si trascurerà di allestire una squadra potenzialmente capace di poter ottenere quei risultati che consentono al club di approvvigionarsi delle risorse economiche che il calcio elargisce attraverso i canali dei diritti tv, della champions, degli sponsor, degli incassi allo stadio e non è affatto vero che la voce stadio nel fatturato di un club sia un aspetto marginale, basti pensare che il Napoli con il Barcellona in una sola partita incasserà circa se non più di 5 milioni, e per dare la misura di quanto sia importante basti pensare che con l’incasso di una sola partita De Laurentiis si pagherà per sei anni i costi del canone per l’utilizzo dello stadio. Quindi, per chiudere il discorso, e chiarire la strategia sia di mercato del club, che la sua pianificazione futura nonché strategia industriale, sportiva e commerciale il De Laurentiis concepisce il mercato quasi esclusivamente a scopo amministrativo e lo chiarisce questo insolito e apparentemente “spendaccione” mercato di gennaio, che invece va visto come trivalente, quindi un mercato fiscale, prospettico ed epurativo di quei costi e di quei calciatori ormai utili alla causa solo per portare guadagno economico e allestire per il futuro un’altra squadra fatta di calciatori che dovranno ripetere i risultati delle precedenti squadre e soprattutto procurare le stesse plusvalenze in quei calciatori presi in cui si presume averne intuite le potenzialità come per altri del passato, ma i tempi cambiano e non sempre le ciambelle riescono con lo stesso buco. Petagna difficilmente sarà Cavani o Higuain, come pure Politano che non ricorda minimamente il fascino selvaggio del Pocho, per non dire di Lobotka preso a 28 anni e non ai 20 del primo Hamsik. Forse Demne ricorda Gargano ma non è che poi quello fu un grandissimo affare e lo stesso Walter arrivó a Napoli giovane, motivato e già nazionale. Insomna difficile che certi scenari si ripetano. Ormai è cambiato tutto, Napoli non arriva dalla C ma da scudetti sfiorati, da grandi notti Chsmpions, sul mercato i nuovi Hamsik costano più di 50 milioni, vedi Tonali, i nuovi Cavani tipo Haland costano il triplo anche di ingaggio. Insomma non è più un calcio adatto a De Laurentiis, anche per raggiunti limiti d’età e di non totale competenza, sarebbe meglio cedere il Nqpoli e progettare a Bari quello che si è fatto all’ombra del Vesuvio. Oggi il club azzurro non è più alla portata per un imprenditore come De Laurentiis, il quale siamo ragionevolmente certi si stia guardando intorno, ma troverà qualcuno disposto a pagare cifre eccessive che sicuramente richiede affinchè cedere la sua gallina azzurra dalle uova d’oro? Vedremo, intanto lunedì sera nuova tappa per la risalita del nuovo Napoli di Gattuso, per cominciare a capire se questo nuovo corso avrà veramente i crismi di quelli passati e al riguardo noi non siamo ottimisti, ma nel calcio chi può dirlo?

di Pippo Trio


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