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Acque agitate nel centrodestra in Campania. Salvini rompe il patto e chiede per se la presidenza della Regione. Al posto di Stefano Caldoro vorrebbe il direttore del Tg2 , Genny Sangiuliano e una parte degli azzurri sarebbe pure d’accordo. Addirittura l’eterna ‘dissidente’ Mara Carfagna gli dà ragione, compiendo così un altro passo avanti verso l’addio a Fi che, a questo punto, appare inevitabile e l’approdo al costituente ‘Partito della Nazione’.

di Peppe Papa

Se Atene piange Sparta non ride….

La confusa campagna elettorale che si appresta a entrare nel vivo per le regionali in Campania, riserva anche per il centrodestra malumori, ambiguità, indecisioni, lotte intestine condite di risentimenti anche personali e una sostanziale impasse. Se il fronte avversario, dunque, che si dibatte pressoché nelle stesse problematiche – ma con un punto fermo pur se ingombrante e poco gradito che è Vincenzo De Luca – piange, certamente loro hanno poco da ridere.

La candidatura di Stefano Caldoro, imposta perentoriamente da Silvio Berlusconi al suo partito e agli alleati, superata la prima fase di metabolizzazione, si è andata via via indebolendo fino a ritornare nel limbo di una delle possibilità tra quelle espresse dall’intera coalizione. Insomma, non se ne fa niente per ora, nonostante l’ex governatore, forte dell’endorsement del Cavaliere, si sforzi di derubricare la cosa a normali chiacchiere pre-elettorali e si senta legittimamente in campo pronto alla pugna.

I giochi, però non sembrano chiusi per niente. Salvini, infatti, secondo quanto riporta il sito online “Polis news” punta decisamente alla Campania usando a pretesto “i malumori pugliesi sul nome di Raffaele Fitto, candidato di Forza Italia alla presidenza per la coalizione di centrodestra”. In realtà il Capitano, dice il giornale, vorrebbe “schierare il direttore del Tg2 Genny Sangiuliano”, un’idea che non piace a Forza Italia che “lo considera un profilo debole”, ma che una parte degli azzurri sarebbe ugualmente disposta a prendere in considerazione pur di impedire il sostegno a Caldoro.

A guidare la fronda, la sempre più insofferente, Mara Carfagna che non si è lasciata sfuggire l’occasione di lanciare una bordata velenosa all’indirizzo del mai apprezzato “amico Stefano”, dando ragione addirittura all’odiato Salvini.

E chiaro che esprime delle perplessità – ha spiegato a Polis news – che anche una parte di Fi aveva espresso nei mesi scorsi. Non c’è stata condivisione – ha proseguito – e questo non è mai un buon viatico per una campagna elettore che vede il centrodestra in vantaggio, ma nella quale non bisogna mai dare nulla per scontato”.

D’altronde, la vice presidente della Camera, non ha mai nascosto la propria avversione alla candidatura di Caldoro, anche come cifra delle ‘incomprensioni’ che la vedono distante da quel che è rimasto del gruppo dirigente del partito in Campania che, a sua volta, la considera come un corpo estraneo e un po’ invadente.

Tanto da escluderla, non invitandola, alle poche iniziative di rilievo organizzate a livello locale.

Come quella di novembre scorso, ad esempio, sulle “politiche agricole europee per il sud”, organizzata dall’eurodeputato ed ex amico, Fulvio Martusciello.

Presente tutto lo stato maggiore di Fi, comprese le due ex ministre Gelmini e Bernini, tranne lei emblematicamente assente dai manifesti. “Temo – fu la sua reazione irritata – che chi ha organizzato l’appuntamento di oggi abbia teso escludere qualcuno. Io non ci sarò perché non invitata come altri e credo che sia stato un errore voler dividere, quando abbiamo bisogno di includere. E’ un’occasione persa, ma sono certa che si recupererà”.

Poco dopo lancia la sua associazione “Voce libera” cui aderisce un nutrito gruppetto di parlamentari, pronto a seguirla in una eventuale scissione, e nell’occasione della sua presentazione ufficiale sferra l’attacco definitivo alle aspirazioni dell’ex governatore del centrodestra campano affermando, a proposito di elezioni regionali, che “una parte di Forza Italia, e credo anche una parte dell’elettorato di centrodestra, ritiene sia il momento di proporre nomi e idee nuove” per sfidare Vincenzo De Luca. “Anche perché – precisa – accadrebbe per la terza volta tra i due” e, in un quadro politico dove tutto è mutato, sarebbe ora di cambiare. “Nessun veto su Stefano”, ci mancherebbe, ma “bisogna andare oltre”. Amen.

Nel centrodestra, dunque, la partita sembra solo agli inizi, anche se occorrerebbe far presto, perché maggio è dietro l’angolo. Il quadro politico è in continuo movimento ed è necessario mettere dei punti fermi e avviare la campagna elettorale che per il momento, stando ai sondaggi, vede premiata la coalizione dal favore della maggioranza dei cittadini.

Un vantaggio, però che potrebbe essere vanificato dagli eccessivi tatticismi, dai ripensamenti e dalle indecisioni di chi dovrebbe scendere in prima linea per dare l’assalto definitivo a Palazzo Santa Lucia.

Mara Carfagna è una di queste e per lei è arrivato il momento di decidere cosa vuole fare da grande, il suo interminabile cincischiare, ai più è diventato stucchevole. La propria ambizione di costruire una formazione autenticamente moderata, liberale, riformista, si sposa con quella di altri soggetti presenti sulla scena politica nazionale, da Renzi a Calenda, passando per +Europa e la costellazione del mondo civico impegnato nel sociale, i quali non aspettano altro che accoglierla nella pattuglia destinata a dar vita al tanto evocato Partito della Nazione che avrà il compito di traghettare l’Italia finalmente nella modernità. Che aspetta?

Le serve, ammesso che sia convinta dei propri sentimenti, solo vincere il timore di spingersi oltre la rassicurante, anche se sempre più traballante, casa di quello che fu un grande partito e lanciarsi in mare aperto. La rotta è tracciata, i porti non mancano.

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