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Contro l’illusione sovranista di elezioni subito, la ‘pazza’ idea di Rotondi: “Berlusconi al Colle”

Basterebbero appena 67 voti al centrodestra nell’attuale parlamento per avere la maggioranza semplice in seduta comune, una soglia che secondo Rotondi il Cavaliere “sfonderebbe senza compra vendita di voti, ma solo rispondendo al telefono ai tanti parlamentari di maggioranza che chiedono di salutarlo, di fare un selfie, di trattenere un ricordo per la storia”.

di Peppe Papa

Berlusconi al Quirinale si può fare, basta tornare a fare Politica.

Ne è convinto Gianfranco Rotondi, il deputato di Forza Italia, ultimo e fiero rappresentante dell’anima democristiana del partito azzurro – al quale non fa difetto una certa inclinazione al paradosso – che non ha esitato a lanciare la proposta in una nota all’Adnkronos a commento delle dichiarazioni di Matteo Salvini e Giorgia Meloni sulla delegittimazione, a loro modo di vedere, del parlamento.

Salvini e Meloni chiedono le elezioni perché questo parlamento è minoritario nel Paese e non può eleggere il Capo dello Stato. I leader della destra se ne facciano una ragione: questo parlamento durerà ancora tre anni, come vuole la Costituzione, ed eleggerà il nuovo Capo dello stato”, ha ammonito.

Poi è partita la provocazione, articolata però in un ragionamento stringente di ‘teoria politica pura’, ovviamente ignorato dai diretti interessati e sommerso da un mare di ingiurie social.

Il centrodestra è maggioritario nel Paese? – ha domandato – Allora faccia valere in parlamento questa condizione. Eserciti una pressione per eleggere, per la prima volta, un presidente di centrodestra: il fondatore del centrodestra, Silvio Berlusconi”.

Sono certo che questa idea – ha spiegato non senza una qualche sagace ironia – susciterebbe una raccolta di firme di Micromega, un paio di editoriali di Travaglio, due o tre inchieste a Milano e Palermo, e una elezione plebiscitaria in parlamento dell’uomo politico con cui tutti i parlamentari, donne e uomini, vorrebbero andare a pranzo. Magari, tra qualche anno, al Quirinale”.

In fondo basterebbero appena 67 voti al centrodestra per avere la maggioranza semplice in seduta comune, una soglia che Rotondi assicura “il Cavaliere sfonderebbe senza compra vendita di voti, gli basterebbe rispondere al telefono ai tanti parlamentari di maggioranza che chiedono di salutarlo, di fare un selfie, di trattenere un ricordo per la storia”. Certo, bisognerebbe rispondere a tre sicure obiezioni che verrebbero sollevate per archiviare il discorso: è divisivo, è un ex condannato, non ha più l’età.

Balle per un pragmatico democristiano come lui. E in una lettera aperta su “Il Foglio” ha provato a spiegare il perché.

Il Cavalier è divisivo? “Sissignori – ha ricordato – come Scalfaro e Napolitano, tocca vedere come uno dopo fa il presidente, e Silvio, re dei piacioni, lo farebbe in maniera imprevedibilmente egregia”.

Per quanto riguarda le condanne, be’ “chissenefrega, in uno stato di diritto scontata la condanna si torna illesi”.

Poi, la non trascurabile senescenza, all’epoca avrebbe 86 anni: “Meglio: se davvero vogliamo l’elezione diretta del presidente, va eletto un signore disposto a rimanere in carica un anno o due, il tempo di ridare il potere al popolo”.

Poco da dire, non fa una grinza, a meno di non essere degli inguaribili rancorosi assetati di vendetta e bacchettoni moralisti.

Insomma, si potrebbe fare se il centrodestra dicesse: “Caro parlamento delegittimato, lo sai che vinciamo in tutte le regioni e siamo stragrande maggioranza nel paese? Non vorrai mica eleggere un Capo dello stato di sinistra o contrapposto a questo paese reale?”.

Dunque, “noi ti proponiamo in quarta votazione (quanto basta la maggioranza semplice) non un signore qualsiasi, ma il fondatore del centrodestra, il nostro capo storico, senza il quale non ci sarebbe stato maggioritario, bipolarismo, né seconda Repubblica. Prendere o lasciare. Il parlamento prenderebbe”.

Ne è sicuro Rotondi e forse ha ragione, ma nello schieramento non sembrano pensarla allo stesso modo e lui lo sa.

Il centrodestra ha scelto di considerare questa legislatura una parentesi – ha scritto -. Di non giocare in essa alcuna partita, il duo sovranista vuole accorciare la legislatura per governare senza il disturbo di una FI ancora forte di centosettanta parlamentari; e FI paradossalmente collabora al disegno, sotto la spinta di alcuni dirigenti che pensano di poter salvare la pelle in elezioni ravvicinate, assai meno nel tempo lungo di tre anni”.

Il risultato è che tra due anni l’attuale parlamento (legittimato o meno) eleggerà il suo nuovo Capo dello stato, con tutto quello che ne consegue “in un Paese in cui il Quirinale è diventato il solo palazzo importante per i cittadini”.

Sicuramente l’uscita di Rotondi è una pazza idea, Salvini e Meloni giocano un’altra sfida che contempla la definitiva uscita di scena di Berlusconi e la spartizione di quel che resta del suo partito personale per poi contendersi la leadership della destra.

Sì, perché del centro rimarrà ben poco. Elezioni subito, allora, immersi in una campagna elettorale senza fine, sperando nel frattempo che l’Italia continui a “restare incinta” del loro sovranismo fino al momento fatidico, quando sarà, delle urne. Lecito nutrire qualche dubbio.

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