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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Populismo e sovranismo come il Coronavirus, ma la politica non evita il contagio

La comunità scientifica ha fatto progressi enormi nella capacità di debellare malattie virali, di contro la politica non riesce ad arginare i germi che stanno minando le sue basi democratiche    

di Gaetano Piscopo

Pur identificando da subito le precauzioni necessarie ad evitare il contagio in questi giorni, sulla nuova epidemia presente in Cina, assistiamo al diffondersi di eccessi di paure che vengono ad arte alimentate e stimolate per scopi politici anche se un paese civile a fronte di qualsiasi emergenza dovrebbe essere unito e la politica dare risposte e certezze senza distinguo.

Ma è proprio sulle paure che alcuni fenomeni si alimentano e diffondono fino a generare una vera e propria tendenza utile solo a canalizzare più consenso. 

Fino alla metà del secolo scorso e sembra parlare di un’altra era, le popolazioni del mondo venivano decimate da virus che oggi sono quasi del tutto sotto controllo. Vaiolo, tetano, colera, morbillo, almeno nel mondo occidentale, non fanno più così paura grazie alla diffusa campagna di vaccinazione.

Sono diversi gli altri ceppi di virus che negli ultimi decenni si sono manifestati, Aids, Sars, Ebola, Aviaria. L’ultimo arrivato è il nuovo Coronavirus dalla Cina che da circa un mese genera preoccupazioni in ordine alla sua pericolosità di contagio. Siamo nel pieno della sua fiammata epidemiologica ed il fenomeno originario è al momento maggiormente circoscritto in una regione cinese.

Gli enormi progressi della ricerca e delle nuove tecnologie da essa generate stanno arginando la diffusione di ogni epidemia riuscendo in tempi sempre più rapidi a scoprire i ceppi originari dei virus ed identificare i sistemi di immunizzazione.

Il numero delle vittime sono, purtroppo, il naturale tributo che si paga per trovare l’antidoto.

Certo prevale in tutti lo spirito di sopravvivenza e l’allarme fa porre tanti interrogativi, ma volendo fare un parallelo con la situazione politica, non possiamo dire che ci sia la stessa preoccupazione e determinazione per evitare il diffondersi di germi epidemici che minano le basi democratiche del Paese.

Si conoscono nomi e origini, si chiamano populismo, sovranismo e sono generati da una irrisolta questione morale.  Sono noti anche gli untori che diffondono il virus dell’antipolitica.

Ma a fronte di seri pericoli di contagio la politica non riesce a trovare l’antidoto e risulta inadeguata anche per la sua stessa sopravvivenza.    

L’aspetto contraddittorio di tutto ciò fa riferimento al modello sociale e di sviluppo di questi ultimi anni. Stiamo ancora ragionando come se fossimo in un mondo caratterizzato da eccedenza di risorse.

La realtà, invece, è che siamo precipitati in una fase caratterizzata dalla scarsità di mezzi e da tante nuove emergenze. L’origine di ciò è rinvenibile nel processo di trasformazione in atto con il formarsi di un nuovo concetto di potere pubblico.

Se prima l’individuo veniva considerato membro attivo della comunità, ora si lascia allo stesso un’idea di centralità priva di confini. Il cittadino che può sostituirsi al potere esecutivo, alla giustizia e alla rappresentanza politica.

Una manifestazione patologica dettata dal narcisismo e dal corporativismo che guida i comportamenti delle persone nella ricerca del soddisfacimento solo dei propri bisogni.

Gli stessi partiti sono vittime di questa situazione e quando le alleanze sono ispirate solo da logiche di potere e non si fondano su alcuna comune progettualità, il pragmatismo appare come l’unica logica praticabile dell’agire politico. La morale di convinzione lascia il campo alla morale di responsabilità.

Senza parlare del virale contagio delle fake news che deformano giudizi e opinioni creando un potere parallelo, quello dei sondaggi, che diventano l’humus basilare da cui derivano le scelte dei partiti.

Altro che valori e battaglie ideali. Proprio sulla base degli orientamenti elettorali che si giustificano patti e alleanze spesso contraddittorie e innaturali. 

Insomma oggi vige un sistema dove la politica declina sempre più al suo ruolo di intermediazione tra i cittadini e il potere pubblico.

Da questo scenario potrebbe conseguire un sistema Paese soffocato tra individualismi ed esasperazione delle differenze, le cui ricadute sociali possono mettere a dura prova le strutture economiche, politiche e giuridiche dello Stato con una società meno liberale e democratica.

2 Comments

  1. Alfredo Montesarchio ha detto:

    Ti leggo sempre con piacere per il tuo acuto senso critico capace di leggere i mutamenti politici e sociali e lontano da pregiudiziali politiche.

  2. Lucio Di Secli ha detto:

    Grazie per le riflessioni che stimoli con i tuoi scritti, frutto di una sensibilità non comune e di un amore per la democrazia che sembra essere venuta meno nella gran parte della gente. Abbracci.

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