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Il Napoli non è malato, ma è ancora destabilizzato, e adesso anche Gattuso ci ha messo del suo…

Parlare di malattia in tempi di epidemia da “Corona virus” ci sembra alquanto irrispettoso, anche se il mondo del calcio parlato spesso si rifà a metafore del genere per poter raccontare le sue controverse vicende. Ma pur volendo insistere a parlare di malattia, il Napoli non è affatto malato, e se calcisticamente lo fosse davvero a questo punto significherebbe che pure il nuovo dottore è inadeguato, perchè le sue cure dopo due mesi non attecchiscono. Ma se insistiamo come del resto insiste lo stesso dottor Gattuso a dire che il Napoli sia malato, diciamo cose non vere, qui non ha inciso nessuna malattia, ne metaforica nè fisica, perchètutta la rosa ormai completa è abile e arruolabile, e se batte squadre come Liverpool e Juventus e dimostra tecnicamente di valere se non essere addirittura superiore alle altre due capoliste di Inter e Lazio poi non è che ci si ammala improvvisamente contro squadre infinitamente minori. I successi come gli insuccessi delle squadre di calcio dipendono sempre da tanti fattori, perchè trattasi di uno sport che innanzitutto coinvolge decine e decine di calciatori, anche quelli avversari, poi a tutta un’altra serie di problematiche interne che vanno dall’organizzazione societaria, dagli obiettivi che ci si pone il club,dalle pressioni mediatiche, fino a tutto l’ambiente esterno. Poi ci sono altri elementi non meno importanti da considerare, anche se non controllabili, come la fortuna, gli errori arbitrali, gol falliti per centimetri, e altre situazioni di gioco che possono incidere enormenente cambiando il corso della stagione da un momento all’altro, da una partita all’altra condizionando pesantemente tutta la stagione in tutti i tornei che si andranno a partecipare. Tranne i soliti narratori di favole aziendaliste, abbiamo detto tutti che il Napoli pur rimanendo una squadra forte è uscita dal mercato di agosto incompleta nella rosa, troppo scoperta a centrocampo,perchè perdere i due anni giocatori fondamentali come Jorginho, Hamsik e alcune riserve di buona prospettiva come Rog e Diawarà e non averli sostituiti nella qualità e nell’esperienza di quelli che sono andati via, non poteva fare altro che indebolire e squilibrare la rosa di una squadra che aveva tutte le caratteristiche già provate negli anni per poter lottare per lo scudetto. Inoltre aver ceduto Albiol, un altro pilastro di questa squadra, leader indiscusso in campo, da meritarsi il nomignolo affibiatogli dalla stampa di “Ministro della difesa”, e leader nello spogliatoio riconosciuto da tutti i compagni che lo definivano “El Patron” significa che nonostante l’arrivo di Manolas, la perdita per una manciata di milioni di un giocatore simile, ha pesato eccome. Alla Juventus quando arrivano altri calciatori in settori nevralgici del campo, non vanno a sostituire quelli esistenti, ma vengono aggiunti, infatti De Ligt non ha sostituito il Bonucci che è addirittura rientrato alla base, ma vi è stato aggiunto. Avrebbero potuto giustificare De Ligt per il quale sono stati spesi 70 milioni e non e far rientrare Bonucci annullando persino la plusvalenza di 40 milioni incassata dal Milan, ma si sono invece preoccupati di rinforzarsi anzichè badare al bilancio. Chiaramente il Napoli non è la Juventus, ma qui non si chiede di esserlo, infatti Manolas è stato acquistato a 37 milioni non a 70, in gran parte finanziati dalla cessione di Diawarà, quindi sarebbe costato nulla trattenere pure Albiol che non costava 40 milioni come Bonucci, invece di farsi ingolosire dall’incasso di 4 milioni per la cessione dello spagnolo. Tanto più che si doveva prevedere che Koulibaly, reduce dalla Coppa d’Africa, avrebbe potuto risentire delle fatiche oltre modo , e magari trattenendo Albiol in rosa, si sarebbe potuto recuperare il senegalese con più calma, facendogli tirare un po il fiato invece di farlo giocare senza sosta e per giunta con un nuovo compagno di reparto con cui integrarsi. Come si può capire, i mali del Napoli cominciano tutti dall’inizio della nuova stagione e sono continuati già durante l’intero mercato, perchè poi avrebbero dovuto essere gestite meglio le situazioni in scadenza di Mertens e Callejon, ma anche i rinnovi di Allan, Milik, Zielinsky, dello stesso Insigne edei suoi maldi pancia. E invece fra una trattativa e l’altra di mercato, con il gran lavoro di Giuntoli a trattare un’infinità di calciatori e contemporaneamente piazzare gli esuberi, ci si è fatti piovere addosso nella programmazione della nuova stagione , fino a che non essendoci più tempo, allachiusura del mercato il Napoli si è poi ritrovato con una squadra incompleta, non avendo concluso trattive importanti come quella di James e Icardi, ma con una quadra pienza zeppa di esterni doppioni al qualesi è aggiunto pure Lozano, per il quale sono stati spesi inutilmente 50 milioni, che invece avrebbero potuto servire per prendere un grande centravanti come Icardi che è stato pur a lungo trattato, invece di prendere il messicano che a quel punto con lapermanenza di Insigne e gli altri in scadenza più Younes andava ad affollare un reparto di cui non si aveva bisogno di null’altro,altrimenti sarebbero rimasti Verdi e Ounas invece di spendere altri 50 milioni per Lozano . Insomma un guazzabuglio in cui ci hanno rimesso tutti: il Napoli perchè ha speso 50 milioni, Lozano, che ha trovato il ruolo super coperto da senatori così ingombranti, che probabilmente hanno reso il suo inserimento ancor più difficile, ai limiti del mobbing calcistico e a tal punto che lo stesso Ancelotti ha fatto fatica a far coesistere tutti loro insieme, magari cambiando ruolo a qualcuno pur di dargli spazio. Ma ora è inutile rinvangare quello che non è stato, però poi quello che ne è conseguito è il disastro che tutta questa mancata programmazione ha prodotto in termini di risultati, che poi hanno innescato le dichiarazioni improvvide di De Laurentiis, il quale per interessi propri anticipando il progetto fututo ha cavalcato la primi crisi di stagione destabilizzando prima tecnico e calciatori, soprattutto quelli a scadenza di contratto come Mertens e Callejon e tutti gli altri big che avrebbero un potenziale grande valore di mercato, come Koulibaly, Allan, Fabian Ruiz. Dichiarazioni che impulsive o strategiche, hanno inevitabilmente distratto, se non innervosito più del dovuto i protagonisti, causando altre problematiche ad Ancelotti come se non bastassero già quelle oggettive di una squadra incompleta. Secondo la nostra visione cronologica dei fatti, sono più che evidenti le cause della crisi che non si capisce quanto sia stata scientemente provocata e poi continuata per tutta un’altra serie di equivoci che invece di risolverla l’hanno addirittura acuita, a cominciare dalle decisioni unilaterali del presidente come quella del ritiro che ha definitivamente fatto deflagrare una situazione già di grande insofferenza, fino a far precipitare clamorosamente la leadership di Ancelotti che fino a quel punto con il suo aziendalismo a fin di bene, aveva tenuto in piedi il rapporto già difficile fra squadra e presidente, e fra lo stesso De Laurentiis e l’ambiente più ostile, garantendo con il suo carisma per tutti, con dichiarazioni forzatamente ottimistiche. L’ammunitamento, le multe, le minacce di cause per diritti d’immagine e l’incredibile esonero di Ancelotti dopo un 4 a 0 hanno fatto poi il resto, e non potevano che destabilizzare definitivamente una squadra già cosi fragile nell’architettura dei reparti in campo, ma con l’avvento di Gattuso nulla è migliorato, anzi è addirittuira peggiorato, nonostante le prestigiose quanto sporadiche vittorie contro Lazio e Juventus che facevano pensare alla risoluzione definitiva della crisi. Così non è stato come ancora una volta ha dimostrato la sconfitta nettissima contro una squadra minore, che Gattuso aveva ben individuato alla vigilia come una trappola. Evidentemente anche il buon Ringhio deve aver capito che non trattasi solo di problema tecnico, di moduli, di intensità degli allenamenti e tutte le fesserie che finora si sono raccontate, ma chiaramente non potendo rivelare scomode verità sulla situazione, si limita a parlare in generale di malattia, ammettendo onestamente che lui stesso ci ha messo del suo, anche perchè non si perdono 5 partite su 8 prendendosi esclusivamente i meriti per le poche partite vinte e atttribuire ad altri i demeriti delle sconfitte, soprattutto per quella di ieri, perchè ormai con l’eliminazione dell’alibi della rosa incompleta, visti gli acquisti azzeccati a gennaio, il ritorno in rosa di tutti i senatori, ormai abili e arruolabili, evidentemente il tutto , ha creato più di un imbarazzo di gestione a Gattuso che si è perso nell’abbondanza, causandogli più di un errore nella scelta della formazione iniziale, a cominciare dall’eterno ballottaggio Meret-Ospina, controproducente per tutti e soprattutto per i diretti interessati che appaiono sempre meno sereni. Ma pure l’avvicendamento della coppia di centrali, scelta seppur giustificata da Gattuso dal ritorno di un titolarissimo come Koulibaly affiancadogli un Maksimovic in grande spolvero, visto negli intensi doppi allenamenti di Gattuso, lasciando in panchina un Manolas fresco padre in licenza, che però finalmente stava cominciando a farsi apprezzare per quella cattiveria che lo stesso Gattuso chiede sempre, ma anche per leadership e rendimento nel reparto, basti ricordare alcune sue a dir poco grintose e sfacciate esultanze in faccia agli avversari. Evidentemente Gattuso per dimostrare a tutti di saper giostrare le importanti risorse umane di una grande squadra, ha voluto scimmiottare i turn over di Ancelotti, grande allenatore, ma per Gattuso ancora inarrivabile, e invece di basarsi sulle ultime certezze ritrovate, spariglia la squadra vittoriosa con la Juventus e inserisce persino Politano al posto dell’inamovibile Callejon, la cui importanza la si nota solo quando manca, squilibrando la squadra sin dall’inizio della partita con il Lecce, finendo addirittura per renderla squilibratissima con le sostituzioni una volta in svantaggio. Eppure il Lecce, come lui temeva, andava affrontato con i piedi di piombo senza cadere nella trappola di un Napoli troppo offensivo. Una trappola che Gattuso aveva pure previsto, cadendoci lui per primo, per scellerate scelte tecniche e tattiche, oltre a non aver saputo nemmeno dare anima e cuore, che sono le sue maggiori qualità, che sono state più facili da trasferire nella partita dagli stimoli più alti così come contro la Juventus. Ma in quelle partite non vi è bisogno di uno come Ringhio, quello serve in quelle partite in cui si rischia di addormentarsi. Oggi però, si può tranquillamente constatare che sono finiti gli alibi pure per Gattuso, perchè perdere 5 partite su 8 certificano che la sua cura, in alternativa a quella di Ancelotti non sta funzionando, al contrario sta persino peggiorando, mentre Ancelotti in Inghilterra ha salvato in soli due mesi una squadra moribonda, messa assai peggio del suo ex Napoli . Siamo ragionevolmente certi che altre 5 partite, quelle perse da Gattuso con Ancelotti non si sarebbero perse, soprattutto dopo un 4 a 0 rigenerante di Champions. Forse, qualora fosse rimasto l’ex tecnico di Reggiolo magari con il mercato che si è fatto si sarebbe già risolto tutto. Chiaramente non vogliamo attribuire esclusivamente a Gattuso questa alternanza di risultati tendenti più alle sconfitte che alle vittorie, ma a questo punto siamo certi che i veri grandi problemi di questo Napoli più che degli allenatori, siano in gran parte ascrivibili alle responsabilità del proprietario, in primis perchè chi comanda ha naturalmente sempre le maggiori responsabilità, e poi perchè nulla si è fatto per ripianare quei problemi di natura personale, contrattuale e del futuro di questa squadra, anzi probabilmente il ricco mercatodi gennaio stando così i progetti futuri, anzichè migliorare la situazione, e sicuramente l’ha migliorata da un punto di vista qualitativo e quantitativo dell’intera rosa, ma ha forse accentuato quelle incertezze sul futuro di ogni singolo calciatore e sicuramente non ha risolto il controverso teorema se questa è sia una squadra forte o a fine ciclo. Sostenere entrambi le tesi è alquanto incoerente, bisogna scegliere una delle due strade o ci si decide che questa è una squadra ancora forte che va solo integrata e rinnovata, oppure si dice che è a fine ciclo e si epura però poi non ci si chieda perchè oggi perde partite più che abbordabili. E’evidente ormai il progetto futuro di De Laurentiis che con il mercato fatto a gennaio e quello prossimo già iniziato con Petagna ed altri, prevede l’epurazione r sllors c’è pocoda meravigliarsi ancora dei problemi di identità della squadra attuale o quanto meno in quei senatori che già hanno capito che sono fuori progetto e quindi di cercarsi altre squadre. A queste condizioni è facile capire che soprattutto in partite non così stimolanti questa squadra perde concentrazione, stimoli e voglia di vincere, anche se nessuno lo ammetterà mai, ma è del tutto inevitabile perdere concentrazione quando i pensieri superano di gran lunga gli stimoli. Vi pare un problema risolvibile a breve? E allora chiedetelo prima ad Ancelotti e poi a Gattuso, ammesso che che percontratti cosi ferrei sui diritti d’immagine gli sia permesso di rispondervi adeguatamente. A questo punto non è più credibile latesi sulla mancanza di cattiveria, grinta ,anima e cuore se l’allentaore che è arrivato è la massima espressione di queste caratteristiche. Ora chi vuol capire capisca invece di saltimbeccare da un giudizio all’altro su ogni protagonista e a seconda dei risultati, perchè così è troppo facile. E per restare alla metafora sulla salute mentre i dottori studiano, il malato muore!

di Pippo Trio

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