Il Napoli non è malato, ma è ancora destabilizzato, e adesso anche Gattuso ci ha messo del suo…
Febbraio 10, 2020
EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Populismo e sovranismo come il Coronavirus, ma la politica non evita il contagio
Febbraio 10, 2020

Conte e Gattuso, come cani da combattimento!

Due tecnici molto silmili, Conte e Gattuso basta ricordarli da calciatori per farsi un’idea di quale sia lo spirito che li pervade anche nella veste di allenatori. Grandi cursori del centrocampo, tutta anima e cuore, con la fame tipica di chi emerge dal profondo sud e si afferma al nord, Conte e Gattuso sia da calciatori che da allenatori, vivono la partita allo stesso modo, come due invasati in trance agonistica. Dal primo all’ultimo minuto urlano e si sbracciano come ossessi. Finiscono le partite per non avere più voce, poi che vincano o che perdano, mai un sorriso, sempre quest’aria da cani bastonati, perchè al di là del risultato in campo, le prendono e le danno, con tutte le conseguenze del caso. Conte, sicuramente più esperto per aver già guidato prima dell’Inter grandi squadre. Gattuso è ancora acerbo da questo punto di vista, quindi più aziendalista per tenersi il posto, ma entrambi non fanno differenza se allenano il Bari o la Juventus il primo, piuttosto che il Pisa, il Sion, Milan o Napoli il secondo. Stessa identica rabbia, quella rabbia tipica dei cani da combattimenento sul quale gli assatatati del genere trovano eccitante scommettere. La tattica per loro non esiste, nonostante ne disquisiscano volentieri per non sembrare da meno dei più torici opinionisti, ma in realtà ambedue copiano e incollano calcio già visto, a seconda delle partite, dei momenti,moduli e sistemi di gioco che ritengono più adatti alle esigenze della squadra che si allena, al punto che Conte è passato dallo spregiudicato 424 di Bari, al 352 alla Juventus, mentre per Gattuso si passa dal 343 degli esordi per poi passare al 433 rinunciando per sempre alla linea di centrocampo a 4, rifacendosi ai nuovi stilemi del calcio moderno, quel tiki taka che tanto ripudiava da giocatore prima, e da allenatore debuttante poi, fino a convertirsi clamorosamente al palleggio e alla partenza dell’azione di gioco da dietro. In realtà sia Conte che Gattuso della tattica e dei sistemi di gioco non gli frega proprio niente, per loro conta solo vincere le partite, poi il modo poco importa, l’importante per loro è che i calciatori in campo gettino sempre il cuore oltre l’ostacolo, anche se poi per marketing personale tengono a mostrarsi ferrati sulla tattica e di apparire come tecnici offensivi, pur essendo tutt’altro. L’Inter ha vinto contro il Napoli di Gattuso facendo catenaccio e contropiede, che però oggi per sembrare moderni si chiama pressing alto e ripartenze veloci. Gattuso ha vinto allo stesso modo contro la Juventus ottusa di Sarri, inutilmente troppo offensiva, quindi catenaccio e contropiede contro l’allenatore che ritiene il talmente suo maestro, al punto da adottarne a Napoli lo stesso modulo, pur solo in apparenza, perchè una vita da mediano non si dimentica, e invece del Jorginho di Sarri, lui preferisce il Demme che gli somiglia da calciatore, peraltro di origine calabrese come lui. Intanto stasera a San Siro solo il primo round di questa sorta di combattimento fra cani della panchina, che non vuole essere un’analogia dispregiativa verso due fior di professionisti, ma più descrittiva di quello che vedremo in campo a San Siro. Due allenatori che correranno da sinistra verso destra e viceversa per tutta l’area tecnica e anche oltre, sbracciandosi e urlando come ossessi ai loro calciatori come se fossero loro stessi ognuno dei 22 in campo. Non li vedrete mai prendere appunti seduti in panchina e riflettere, Conte e Gattuso vengono dalla strada, se non dalla campagna, non di certo dalle aule universitarie, quella di Coverciano era obbligatoria per prendere il patentino. Talmente presi dalla trans agonistica, spesso dimenticano di fare sostituzioni o farle in netto ritardo proprio quando capiscono di aver spremuto tutto a chi non ne ha più con loro grande frustazione. Fra Inter e Napoli vincerà il doppio confronto chi avrà più fame, anima e cuore per un trofeo che potrebbe far gola più agli azzurri che all’Inter, maggiormente impegnata e chiaramente attratta dal campionato. Tuttavia, allenatori come questi, anche se non sempre vincenti, non ci stanno mai a perdere, lo dimostrano gli alibi e i pianti di Conte ad ogni sconfitta o passo falso, lo dimostra Gattuso con questa eterna ossessione che per vincere serva il veleno, la cattiveria, più della tattica e della tecnica. Non ci resta che aspettare il risultato del campo e poi ascoltarli rauchi e stravolti nel post partita addurre le loro prevedibili analisi, a seconda del risultato ottenuto.

di Pippo Trio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *