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Renzi ‘imballato’: Partito della Nazione per evitare il suicidio politico

Italia viva non si schioda dalle modeste percentuali di consenso attribuitegli dai principali istituti demoscopici. L’eccessivo tatticismo e il continuo tira e molla con il governo di cui fa parte non sembra pagare. Forse per Renzi sarebbe meglio mettere da parte il proprio ego smisurato e cominciare a parlare con i tanti che condividono la stessa visione del mondo e del futuro, accogliendone le idee che non mancano e riconsiderando l’opportunità di riconoscere valore alla tanto vituperata intermediazione. I consigli “non richiesti” di Giuliano Ferrara.

di Peppe Papa

Con un piede dentro e l’altro fuori, un po’ imballato nell’esasperato tatticismo, senza coraggio e con un partito, Italia Viva, che continua a sembrare, nonostante gli sforzi, un grande comitato elettorale stretto intorno al proprio indiscusso leader, Matteo Renzi si avvia verso il suicidio della sua creatura politica.

Che aveva suscitato tante aspettative nell’ampio fronte liberal riformista del Paese in cerca di una casa, ma che stanno gradualmente scemando come testimoniato dai sondaggi dei principali istituti demoscopici.

Non si schioda, infatti, da quella forbice tra il 4 e il 5% che, qualora confermata, gli consentirebbe di entrare a stento in parlamento se dovesse essere approvato il nuovo sistema proporzionale voluto dal M5S e sottoscritto dal Pd.

Un po’ con il governo, un po’ fuori non sta portando bene a Italia Viva.

Certo, l’aver impedito a Salvini di prendersi l’Italia, di aver scongiurato l’aumento dell’Iva e poche altre cose, pur se opera meritoria, non basta. Continuare a tirare la corda accentuando i distinguo, tenendo costantemente in ansia gli alleati, senza tra l’altro ottenere granché, non sembra entusiasmare più di tanto quelli che avevano guardato con favore e speranza alla nascita della nuova ‘Cosa’ renziana.

Soprattutto non sfonda a destra, come era nelle intenzioni, denunciando un difetto di visione e lettura politica francamente inaspettato, da parte di uno che ha sempre dato l’impressione di avere, in tal senso, capacità fuori dal comune nel riuscire a guardare oltre il suo naso.

Renzi ha puntato sulla possibilità di prendersi i consensi dell’elettorato di Forza Italia che lui giudicava estesi come una prateria – ha commentato a ‘Linkiesta’, non senza una certa malcelata soddisfazione, un ministro Dem – non accorgendosi che per prima cosa Forza Italia non è più da tempo una prateria, e poi che i suoi elettori non vanno da lui che tuttora governa con la sinistra. A destra non sta prendendo niente, ecco come si spiega il mancato decollo di Iv, e lui si innervosisce e si agita su ogni cosa”.

In effetti non ha tutti i torti, obiettivamente l’ex premier si trova in una posizione scomoda, anche in considerazione del fatto di partecipare a un’alleanza con gli odiati Cinque Stelle e gran parte di Pd e LeU che lo detestano, con scarsi margini di manovra esterni.

Qualcosa, evidentemente, non ha funzionato e il motore si è imballato.

L’ultima battaglia campale sulla Prescrizione, più che una sacrosanta rivendicazione di civiltà giuridica è stata interpretata come l’ennesima mossa del cavallo senza costrutto e conseguenze.

Un furore identitario che ha prodotto l’impressione di un’azione dettata dalla necessità di “ritagliarsi uno spazio di visibilità” per non scomparire nel mainstream del tirare a campare della politica italiana. Semplice stampella di un governo traballante, senza il coraggio di dire basta e assumersene la responsabbilità per paura delle urne.

Troppo presto per Renzi e il suo partito. C’è bisogno di tempo per sedimentare il progetto. Solo, che non si capisce più quale sia.

L’uomo solo al comando, avrebbe dovuto capire per esserci passato, non funziona, agli italiani non piace, l’unico vero partito leaderistico riuscito è stato quello di Berlusconi, le sue copie sono miseramente fallite, in ultimo Salvini che comincia a non sentirsi tanto bene.

Serve, dunque, qualcosa di veramente nuovo, a partire dal dismettere la presunzione di essere il più intelligente e capace di tutti, cominciando a parlare con gli altri con i quali si condivide una visione del mondo e del futuro accogliendone e facendo proprie le loro idee che pure non mancano.

Sarebbe forse il caso di rispolverare l’antico ‘sogno’ del Partito della Nazione, federando ad esempio Azione di Calenda e Richetti e +Europa di Bonino e Della Vedova, cercando di offrire, a chi era dei suoi ed è rimasto nel rassicurante corpaccione Pd, un’area più grande di discussione e di azione politica ambiziosa. Provare a coinvolgere, infine, i tanti cittadini refrattari alle avventure che vorrebbero vivere finalmente in un Paese ‘normale’ e moderno.

Mettere alle spalle la “rupture o rottamazione” e riconsiderare il valore dell’intermediazione, come ha suggerito qualche giorno fa su ‘Il Foglio’ Giuliano Ferrara invitando Renzi a “inclinare la ricerca verso un’evoluzione, pantaloni sempre più lunghi, programmi sempre più solidi, inventiva sulle forme politiche e sociali della mobilitazione”.

La Cgil e gli altri sindacati e associazioni, ma che ti fanno schifo? –  ha insistito il giornalista vestendo i panni ‘non richiesti’ del consigliori – No di certo, e allora parlaci, trova luoghi di unificazione discorsiva, punti di contatto con la stessa solerzia che hai impiegato nell’assemblaggio di imprenditori e finanzieri intelligenti, capaci. Bada agli intellettuali – ha poi raccomandato – che sono tanto inservibili quanto indispensabili”.

Insomma, l’unico modo per uscirne, è mettere da parte l’ego smisurato che tante antipatie e diffidenze gli ha procurato, disponendosi all’ascolto e al confronto. Anche questo vuol dire essere un leader. Non c’è altro tempo da perdere per non scomparire.

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