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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Asse Pd-M5S, lo ‘snodo’ giustizia: Renzi e Salvini i nemici da abbattere

La piazza dei pentastellati ha dettato il crono programma del governo giallo-rosso e Conte, forte del ricatto elettorale, difende le scelte di continuità dei provvedimenti della precedente alleanza giallo-verde. Per i supporter di questo governo solo due scelte: sottacere o andare a casa.    

Editoriale di Gaetano Piscopo

Nei giorni trascorsi abbiamo assistito ad un dibattito acceso sulla prescrizione provocato dalla posizione assunta da Italia Viva di contrarietà alla sua eliminazione dall’ordinamento giuridico e sulla autorizzazione a procedere contro Salvini sul caso Gregoretti votata in Senato.

Due temi che delineano il rafforzamento dell’asse Pd-M5S. I primi che ormai liberi dal rompiscatole Renzi possono ripercorrere la strada intrapresa nell’era di Tangentopoli e quella berlusconiana di sconfiggere gli avversari politici non con il consenso ma con gli strumenti giudiziari, i secondi che interpretano il giustizialismo a secondo della convenienza e che si vendicano del traditore leghista dopo averlo assolto nella simile vicenda Diciotti.

Matteo Salvini ha sicuramente utilizzato la questione immigrati per incrementare il suo consenso, ma laddove si possono individuare profili di responsabilità penale e civile, questi devono essere condivisi con gli altri dicasteri di quel governo e soprattutto con Conte che ne era a capo e che poteva intervenire contro le iniziative intraprese dal Ministro degli Interni.

Oggi il capo della Lega deve non solo affrontare gli aspetti processuali senza l’immunità, ma dopo l’abbandono del governo e la sconfitta in Emilia deve fare i conti nel suo movimento con le antiche posizioni autonomiste dei filo-padani e di una schiera di europeisti zittiti dal suo successo elettorale.

Matteo Renzi invece ha ora l’obbligo di mantenere ferme le posizioni espresse sui valori e i principi fondanti del suo partito Italia Viva abbandonando la morale di responsabilità che gli ha fatto promuovere e sostenere il governo Conte Bis.

Non può retrocedere dopo gli annunci fatti sulle motivazioni che saranno alla base di una sua permanenza in questa maggioranza. Prescrizione, decreto sicurezza, riforma della giustizia, riforma elettorale quota 100, reddito di cittadinanza, piano shock per le infrastrutture sono tutti argomenti che possono allargare il terreno di scontro.

Tra l’altro il M5S nell’ultima manifestazione a Roma ha voluto far comprendere bene il suo punto di vista in modo netto ed inequivocabile.

La battaglia pentastellata sui tagli ai vitalizi, la diminuzione dei parlamentari, il finanziamento pubblico ai partiti è la foglia di fico che copre l’incapacità di governare il Paese.

Tutti fino ad oggi hanno avuto paura di distinguersi dalla moda populista rincorrendo solo umori e sondaggi. Il taglio dei parlamentari e dei costi della politica non possono controbilanciare i disastri provocati dal peso di scelte di governo avventurose e senza risorse che assumono sempre più il sapore di una regressione democratica.   

In questa alleanza di circostanza non c’è una visione comune, non vi è un’asse riformista coeso e capace di contrastare le fughe populiste dei Cinque Stelle, ma soprattutto non ci sono risultati ottimali da spendere elettoralmente a partire dai dati economici, occupazionali e politici.

Il patto stretto tra Partito democratico e Movimento Cinque Stelle da una parte e il sovranismo di leghisti e Fratelli d’Italia dall’altra, lasciano sempre più libero uno spazio di rappresentanza dei moderati e riformisti, smentendo le attese di un bipolarismo di facciata.

Comunque i due Matteo ora sono i nemici da abbattere ed assistiamo alla solita storia. Renzi si stacca dal Pd e subito nasce il caso dei finanziamenti alla sua fondazione per cercare di soffocare sul nascere il suo movimento.

Per Salvini che è ancora favorito dai sondaggi, si profila un possibile processo e chi ne ha votato l’autorizzazione a procedere spera in una condanna seppure minima che potrebbe eliminarlo dalle competizioni.

Forse questa volta hanno fatto male i conti perché i due, liberi da conflitti di interessi, hanno la spregiudicatezza di accettare la sfida e chissà se non cominceranno a dialogare almeno sulle riforme costituzionali.

Devono però fare i conti con parlamentari di maggioranza e opposizione che non hanno nessuna intenzione di affrontare le elezioni.

La diminuzione dei parlamentari è sicuramente un deterrente, a meno di sorprese, al referendum costituzionale di fine marzo. Un referendum dove sarà difficile far capire ai cittadini che con la diminuzione dei parlamentari diminuirà la rappresentanza dei territori e dove i tagli senza un’adeguata riforma del sistema elettorale metteranno in discussione la stessa democrazia parlamentare.    

1 Comment

  1. Aldo cadtiello ha detto:

    Pensieri da disabili mentali…

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