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SCUOLA 2.0 (di Maria Rosaria Forni) Alternanza scuola-lavoro, servono competenze per funzionare

L’esperienza di alternanza, ove correttamente intesa, potrebbe rivestire anche una funzione orientativa, ma è altrettanto vero che – per funzionare correttamente – essa ha bisogno delle competenze, delle metodologie e degli strumenti che sono propri dell’orientamento inteso come specifico settore di studi.

di Maria Rosaria Forni

La nuova alternanza scuola-lavoro (“esperienza formativa che unisce sapere e saper fare, orienta le aspirazioni dei giovani e apre la didattica al mondo esterno”) è disciplinata dai commi 33 ai commi 43 della legge 107/2015 (la buona scuola).

L’esperienza di alternanza, ove correttamente intesa, potrebbe rivestire anche una funzione orientativa, ma è altrettanto vero che – per funzionare correttamente – essa ha bisogno delle competenze, delle metodologie e degli strumenti che sono propri dell’orientamento inteso come specifico settore di studi.

Pertanto la centralità del ruolo strategico attribuito all’orientamento nella lotta alla dispersione ed all’insuccesso formativo non è da mettere in discussione, anzi esso – per la sua riconosciuta importanza ed attualità – deve avere una rilevanza realmente significativa nell’ambito dei percorsi formativi.

Ciò anche alla luce del fatto che, laddove ad esempio sono stati attivati gli “sportelli orientamento”, essi hanno suscitato grande interesse ed hanno avuto maggiore diffusione (insieme al progetto ambiente) nelle realtà locali, rispondendo in tal modo alla finalità precipua di sviluppare adeguate competenze ed abilità, offrendo strumenti per facilitare la transizione dalla scuola al lavoro.

Tuttavia i progetti messi in campo, pur avendo trovato concreta e diffusa attuazione in numerose realtà del territorio nazionale, risentono di un’eccessiva parcellizzazione ed episodicità, essendo spesso stati gestiti al di fuori di una visione complessiva e di un quadro generale e unitario di riferimenti, specie a livello centrale.

Senza dubbio il rapporto scuola-lavoro, per la sua importanza ed attualità, dovrà tradursi in azioni sistematiche, organiche tra loro e con il contesto degli interventi che, su quest’importante versante, da tempo sta curando l’Amministrazione scolastica.

L’orientamento concepito originariamente in senso “diagnostico”, poi come informazione corretta e puntuale da dare ai destinatari del servizio scolastico e alle famiglie, ha assunto via via, nel tempo, valenze e significati più pregnanti e più strutturati nell’offerta formativa, fino ad identificarsi con lo stesso processo di formazione e di crescita dell’alunno e divenirne un aspetto fondamentale.

Sulla base di una concezione ormai superata, l’orientamento scolastico è stato a lungo distinto dall’orientamento professionale, a segno di una netta separazione tra istruzione e formazione professionale: in realtà si tratta di due facce della stessa medaglia, che, in quanto tali, vanno viste e considerate in un’ottica unitaria e inscindibile, riferita all’intera personalità dell’allievo e al complessivo sviluppo della stessa.

Ciò in coerenza con il nuovo ruolo che si assegna all’istruzione ed alla formazione (come fattore di sviluppo socio-economico e di orientamento delle politiche del lavoro e dell’occupazione), frutto di una visione nuova e moderna di un sistema integrato tra scuola e formazione professionale.

In conclusione, a differenza del vecchio “stage” (che pure aveva consentito di raccogliere e sistematizzare una ricca varietà di esperienze scuola-lavoro, sebbene realizzate spesso in maniera episodica al di fuori di un quadro complessivo ed organico), l’alternanza scuola-lavoro non è uno strumento formativo ma una metodologia formativa: è un metodo di apprendimento basato sulla partecipazione attiva degli studenti alla vita di un’azienda o di altre strutture ospitanti.

Tale metodologia assume particolare importanza solo nella misura in cui diventerà il valore aggiunto di una scuola veramente moderna, al passo con i tempi, che esca dal suo storico isolamento e dalla sua tradizionale funzione di mera trasmissione di saperi e si apra ad aspetti di carattere pratico ed operativo.

Ciò deve avvenire in un quadro puntuale e programmato di collaborazioni e di sinergie con il mondo imprenditoriale e produttivo e, con riferimento all’istruzione secondaria di secondo grado, soprattutto in collaborazione con l’Università, che già sta intraprendendo degli interessanti percorsi attraverso la Terza Missione.

Perché l’intesa si riveli più efficace e più ricca di positivi risultati, occorre che le iniziative che ad essa conseguono siano parte organica e coerente di tutto l’insieme delle attività che sia il Ministero dell’Istruzione sia quello dell’Università e della Ricerca stanno da tempo realizzando in materia, soprattutto nell’ambito delle azioni e dei programmi comunitari.

Tenuto conto delle situazioni socio-economiche, delle linee di tendenza del mercato del lavoro, delle profonde innovazioni di carattere scientifico e tecnologico, delle specifiche abilità e competenze professionali richieste dagli attuali scenari e dalle politiche del lavoro e dell’occupazione, appare evidente che l’area della formazione post-diploma avrà un’espansione sempre più rilevante e costituirà uno dei punti più qualificanti dell’investimento formativo dei prossimi anni.

La sempre più ampia apertura verso il mondo imprenditoriale, universitario e della ricerca dovrà consentire di creare una rete privilegiata di relazioni tra istituzioni e tra queste e le realtà territoriali di appartenenza e di offrire ai giovani conoscenze aggiornate sugli sbocchi lavorativi e sui percorsi formativi con essi coerenti.

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