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Che mondo troveremo quando saremo di nuovo tutti liberi di uscire?

Difficile prevedere solo oggi dopo meno di una settimana di isolamento nelle proprie case, quali saranno gli effetti fra un mese o due o anche fra quindici giorni. Di certo non troveremo un’Italia e un mondo migliore dal punto di vista dell’economia e dei nuovi e vecchi problemi quotidiani che ci hanno sempre accompagnato in quest’era della globalizzazione o prima, come poco cambierà anche dal punto di vista della disoccupazione, dalla eccessiva tassazione, delle croniche crisi urbanistiche, quella dei rifiuti, come sempre quelli della sanità, della scuola, della sicurezza, del malaffare, della politica, dei razzismi e le discriminazioni, di convivenza, quelli dei contrasti fra varie categorie sociali, tuttavia saremmo comunque nella normalità delle cose, è sempre stato così e sempre sarà così finché esisterà l’uomo e la società civile. Ma lo scenario nuovo, probabilmente inedito in duemila e venti anni di storia dell’umanità, sarà quello del nuovo approccio alle malattie, alla mortalità, ma anche quello di ritornare alla vita attiva dopo decine di giorni di reclusione collettiva che non è sicuramente paragonabile alla reclusione individuale prevista ed accettata seppur ovviamente malvolentieri da quelli che infrangono le regole e pagano con la carcerazione, che comunque data la forzata condizione cambieranno per forza di cose il loro approccio alla vita sia quella nel rapporto con le persone con cui si condivide la cattività che quando riprenderanno la libertà di vivere la vita di nuovo con il resto della collettività. Ma quali saranno invece gli effetti collaterali ad una reclusione collettiva di ognuno di noi per i motivi sanitari ormai tristemente noti, di cui tutti noi ormai conosciamo con più o meno cognizione di causa? Forse il primo approccio alla normalità sarà Ci sarà la tanta voglia di vivere che la vita almeno come prima sensazione ci apparirà più bella ancora, come capita naturalmente ad ognuno che viene privato della libertà e improvvisamente scopre di essere libero. Oppure, avremmo perso talmente l’abitudine ad esserlo che faremo fatica a reintegrarci da subito? Difficile dirlo, ma sappiamo bene di come sia sensibile l’uomo se addirittura gli studiosi dicono che fisiologicamente si soffre un minimo già se solo si cambia l’ora legale, oppure di quanto più di altri alcuni di noi possano soffrire il cambio di fuso orario con tutti i fastidì del jet lag dopo aver viaggiato. Addirittura soffriamo per il post vacanze, quando abituaticisi a dolce far nulla delle vacanze dobbiamo riprendere la nostra routine quotidiana. Soffriamo ai cambi di stagione, come alcuni si deprimono in prossimità o durante il Natale e altri ancor di più per il post periodo natalizio come di qualsiasi altri periodo festivo o vacanziero. Ma stiamo parlando di tutte cose normali e collaudate nei secoli che però puntualmente si ripetono anche nelle loro problematiche a cui mai ci abitueremo fino in fondo, figuriamoci come potremmo mai abituarci ad una situazione più unica che rara come quella che stiamo vivendo oggi. Certo, in qualche modo ci si può rendere attivi pure stando chiusi in casa, riscoprire ove possibile il piacere di stare in famiglia, del dialogo diretto e a distanza, l’ozioso piacere del riposo forzato, il divano, la televisione, la musica, il non essere obbligati ad un abbigliamento formale, avere mafgior tempo per la lettura, come per lo studio o per i lavori di casa o da casa. Per contro, è pure inevitabile un maggior rilassamento, un naturale calo dell’attenzione, della competizione, che inevitabilmente faremo fatica a ritrovare quando poi ve ne sarà bisogno per il ritorno alla normalità. Potremmo scandagliare anche più a fondo i tantissimi aspetti comportamentali, sociali e intellettuali che una tale costrizione causerebbero, senza però poterne prevedere i reali e nuovi effetti se ancora non del tutto sperimentati nella nuda e cruda realtà in divenire. Come e in che modo cambieranno, evolveranno o involveranno i rapporti umani in generale, diretti e indiretti? Quale tipo di vita, abitudini, comportamenti dovremmo aspettarci da noi stessi e dagli altri dopo la paura del contagio, che ha forzato le distanze? L’uomo è un animale abitudinario e quando prende una nuova abitudine a sostituire la vecchia, farà sempre fatica sia a smetterla che a riprenderla. Difficile per chiunque smettere qualsiasi cosa si è abituati a fare, se non costretti, e sarà difficile che non si cambi in futuro quando si è stati forzati a cambiare abitudine riuscendovi, come sarà altrettanto difficile riprendere come niente fosse stato le vecchie abitudini e non accorgersi che non saranno mai più le stesse di prima. Insomma un ginepraio dal quale sarà difficile uscirne senza ulteriori problemi. È grande la curiosità di scoprire quale mondo sarà quello del post Coronavirus. Come sempre, sarà sempre il tempo inesorabile e la storia dell’umanità a dirlo. A noi, non spetta altro che cercare di prepararci al meglio e magari con più leggerezza far nostra quella strofa di una canzone di Vasco Rossi, che canta “perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”….

di Pippo Trio

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