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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Covid 19, il virus che può far nascere un nuovo umanesimo

Il Coronavirus prima ancora che sulla nostra salute incide sui nostri comportamenti e modi di essere. La socialità, la percezione del tempo e le nostre certezze sono messe in discussione dall’isolamento. Forse dalla consapevolezza delle nostre fragilità può nascere un nuovo umanesimo    

Editoriale di Gaetano Piscopo

Covid 19 fa paura non tanto per i dati statistici che sta producendo ma perché non se ne conosce a pieno pericolosità e temporalità. Il Coronavirus diffonde la paura in un sistema già fragile e il Paese chiude gradualmente in attesa di superare il picco epidemico.

Sembra surreale assistere alla paralisi generale e osservare le nostre città che appaiono immobili e senza vita. Tanti scatti fotografici di scene apocalittiche che non avremmo mai immaginato e che abbiamo visto solo in proiezioni di film fantascientifici.

Solo il coprifuoco in tempi di guerra è riuscito a desertificare così le nostre città, ma in quei momenti le persone si tenevano strette generando sempre forme di solidarietà e di nuova socialità. Oggi è peggio, sembriamo tutti degli appestati, le distanze tra di noi aumentano per imposizione e per scelta di autoprotezione. Vengono impedite azioni e abitudini quotidiane, per tenere a freno la diffusione del virus. Decreti ai limiti della costituzionalità che azzerano le nostre libertà.

Diceva Sandro Pertini “le emergenze sono sempre il pretesto adoperato da quelli che vogliono erodere le libertà”, perciò c’è da augurarsi che le attuali limitazioni producano i risultati attesi confidando nei ricercatori impegnati a trovare l’antidoto e soprattutto che le norme di contingenza siano limitate nel tempo.

Sui mezzi di comunicazione si passa dalla semplice informazione all’eccesso di una prolungata diretta televisiva in cui si alternano pareri di esperti e interventi di opinionisti che discettano sui dati senza il conforto scientifico e statistico, mentre i social diffondono le fake news e innumerevoli videomessaggi. Questo non facilità il compito più importante: quello di immunizzare le persone da una psicosi generale.

Intanto la politica nazionale si destreggia tra ritardi, prudenze ed interventi cercando di adeguarsi alle risposte della quotidianità. Ogni giorno novità e decreti, ma l’impressione per chi è più attento all’analisi dei dati statistici e storici è quella che spesso i provvedimenti tendono più a proteggere le lacune della nostra organizzazione sociale che alla reale protezione delle persone.

La diffusione del virus sta mettendo in ginocchio il nostro sistema sanitario già pieno di crepe. Quella sanità che è stata prima borseggiata dalla politica e negli ultimi anni bersagliata da tagli di spesa. Il risultato? Mancanza di posti letto in terapia intensiva, una pianta organica insufficiente e mai rigenerata, mancanza di apparecchiature adeguate all’emergenza e alla respirazione assistita.

Alcune Regioni addirittura hanno annullato i ricoveri programmati per dare priorità solo alle emergenze. Come dire che per debellare questo virus serve il sacrificio di altri morti per diverse patologie. Altro che prevenzione.  

Il fenomeno pandemico non va sottovalutato e se il tampone venisse fatto ad una larga fascia di popolazione scopriremmo numeri ben più consistenti di positività rispetto a quelli pubblicati. Ma se è vero come è vero che quasi la totalità dei morti che vengono ascritti al Coronavirus sono soggetti di età avanzata o che presentavano già pregresse patologie debilitanti, non sarebbe stato il caso di programmare un intervento più incisivo teso alla protezione soprattutto di questa fascia di popolazione?

Facile a dirsi, ma i nostri tempi di reazione sono sempre tardivi e limitati e soprattutto fanno i conti con bilanci dello Stato carenti e deficitari. Gli annunci quotidiani del governo di provvedimenti e stanziamenti sembrano essere eccezionali e lo sono sicuramente per le capacità di spesa che ha l’Italia, ma gli altri paesi europei che si apprestano a fare gli stessi nostri interventi hanno stanziato importi molto più consistenti dei nostri.

Anche se la Commissione Europea dichiara la sua disponibilità a sostenerci bastano però le parole di Christine Lagarde Presidente della Bce a far capire con quali difficoltà dovremo fare i conti per rimettere in sesto i danni provocati dalla epidemia sul nostro tessuto finanziario e produttivo.

Servirà un quadro politico adeguato e autorevole per gestire il “day after”       

Tornando al nostro isolamento possiamo dire che la costrizione a rimanere a casa è un’occasione irripetibile per rinsaldare rapporti familiari, per abituarsi a gestire diversamente il proprio tempo e soprattutto ci offre la possibilità di riflettere sulle storture di un sistema che cerca di proteggersi dall’incognita pandemica e non si mobilita allo stesso modo per arginare le tragedie prodotte dai diversi disastri ambientali. Forse possiamo comprendere meglio che la natura è più forte della nostra (ir)-responsabile miopia. Per il momento stiamo tutti a casa. 

1 Comment

  1. Nunzia ha detto:

    Chi vivrà vedrà certo che io personalmente vedo solo una baraonda
    Spero tanto che qualcosa cambia ,in bene ,per i nuovi figli che arriveranno.

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