EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Covid 19, il virus che può far nascere un nuovo umanesimo
Marzo 16, 2020
Ma perchè De Luca guarda la pagliuzza negli occhi e non la trave nell’ano? E’ solo propaganda populista?
Marzo 21, 2020

L’OPINIONE (di Giuseppe Longo) Il Coronavirus “non è un samurai invincibile”

Walter Tobagi, pochi giorni prima di essere assassinato dalle Brigate rosse, sul Corriere della sera scriveva che il terrorismo poteva essere battuto, titolando il suo articolo con un profetico: “Non è un samurai invincibile”. Quarant’anni dopo, l’Italia alle prese con una emergenza sanitaria che miete vittime e angoscia, allo stesso modo è consapevole di potercela fare a “prosciugare la risaia”. Servirà però, quando tutto sarà finito, che la ripartenza  prenda le mosse dalla risoluzione di quell’eterno conflitto tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere nel quotidiano agire nella comunità.

di Giuseppe Longo

Tra qualche giorno ricorre un anniversario che forse non molti ricordano. Esattamente quaranta anni fa un giovane giornalista del Corriere della Sera pubblicava un fondo che non solo ha segnato un punto di svolta nell’indagine giornalistica italiana in materia di terrorismo, ma che ha determinato la sua condanna a morte avvenuta qualche mese dopo sotto casa per mano delle Brigate Rosse.

Quell’ uomo si chiamava Walter Tobagi e quell’articolo era intitolato “Non sono samurai invincibili”.

Patrizio Peci, il primo grande pentito, era stato appena arrestato e le sue dichiarazioni stavano facendo breccia nella complessa galassia dei gruppi terroristici operanti sul territorio, seppur essendo ancora presenti fenomeni di adesione alla lotta armata soprattutto tra gli esponenti del mondo sindacale.

Nella sua lucida analisi della galassia terroristica però Tobagi indicava , per l’uscita dalla “Notte della Repubblica” un percorso ben chiaro “la sconfitta politica del terrorismo passa attraverso scelte coraggiose: è la famosa risaia da prosciugare. Tenendo conto che i confini della risaia sono meglio definiti oggi che non tre mesi fa”. Appunto non sono samurai invincibili. 

L’Italia, anche grazie ad uomini coraggiosi come Tobagi, è uscita da quella oscurità, ha prosciugato le risaie ed è tornata ad essere una democrazia.

Oggi, nell’ora più buia per gli essere viventi, nella notte dell’uomo, possiamo con forza affermare che il nostro nuovo nemico, quello che scientificamente viene chiamato Covid 19, non è un samurai invincibile.

Non voglio avventurarmi in dissertazioni scientifiche, non ne ho le competenze e sarebbe assolutamente fuori luogo. Mi preme in questa sede ricordare solo l’esempio della Cina, che seppur con metodi drastici è riuscita a prosciugare le risaie riducendo al minimo il problema nei confini nazionali. La mia attenzione vuole però porsi su altri aspetti, cercando se possibile di individuare il vero nemico di questo periodo

La diffidenza verso gli altri che ci ha spinto in questi anni a chiuderci nei nostri impenetrabili micromondi inevitabilmente avrà  un aumento esponenziale negli anni futuri e riguarderà   non solo la sfera, se vogliamo spirituale o dell’animo in quella che è stata la circospezione che ha caratterizzato i nostri rapporti, ma coinvolgerà anche le relazioni sotto l’aspetto squisitamente fisico.

Non illudiamoci che questa solidarietà a distanza dei balconi, che  in questi giorni in ogni parte del mondo unisce abitanti di palazzi che sino ad oggi ignoravano di abitare vicino, possa avere un futuro nel breve periodo perché quando l’emergenza sarà passata, difficilmente si tramuterà immediatamente in una solidarietà di vicinanza senza che ogni nostro agire sia scalfito dall’incubo del contagio.

Gaetano Piscopo, nell’ottimo articolo di qualche giorno fa ha parlato di nuovo umanesimo. Vorrei spingermi oltre e parlare se è possibile di nuova umanità.

Non ritengo che sia una provocazione pensare che anche la numerazione degli anni debba seguire un nuovo criterio e ragionevolmente chiamare l’anno venturo non 2021, ma bensì anno I d.v. (dopo virus).

E’ evidente però che questa nuova umanità dovrà necessariamente avere una ripartenza generale. Il pensiero ricorrente di questi giorni è uno solo : cosa farò quando tutto ciò sarà finito?

Ognuno di noi sicuramente nell’intimo della solitudine che caratterizza lo scorrere delle nostre giornate, alterna il proprio pensiero, chiuso nel recinto della paura, tra passato e futuro. Alle cose non fatte a quelle fatte ma che non hanno soddisfatto il nostro ego, alle occasioni perse, ai programmi non rispettati, a ciò che si farà.

Se però vogliamo far tesoro di ciò che ci sta accadendo è evidente che la ripartenza  non può prendere le mosse se non  dall’individuo, dal singolo essere umano e soprattutto dalla risoluzione di quell’eterno conflitto tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere nel quotidiano agire nella comunità.

Un individuo nuovo, consapevole delle sue fragilità, della sua necessaria dipendenza dagli altri che bandisce quelle forme di egoismo distruggendo le mura dei nostri grigi microcosmi e che si rapporta alla nuova realtà, con la quale per anni dovremo fare i conti, con una rinnovata consapevolezza: la diffidenza dovrà lasciare spazio alla fiducia verso chi ci circonda.

Ecco allora la strada, da percorrere: la nuova umanità che prende coscienza di un pensiero. Io, noi, tutti non siamo samurai invincibili. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *