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L’emergenza sanitaria non è uguale per tutti: Calabria dimenticata

Sanità pubblica a pezzi, territorio in gran parte governato dalle ‘ndrine criminali, disoccupazione più alta d’Europa, la Calabria è una terra dimenticata le cui sorti sembra non interessino nessuno. E il neo governatore, Jole Santelli con il suo ultimo decreto, teso a cercare di salvare il salvabile, isola di fatto l’intera regione dal resto del mondo aprendo una ferita profonda. Il grido di dolore di un calabrese ’emigrato’.

di Giuseppe Longo

Almeno per un istante sentiamoci  tutti calabresi. Calabria terra dimenticata. Chiusa nella sua solitudine, appare un luogo lontano, ostico, fatta di persone silenziose, diffidenti, che non riescono ad uscire dal recinto dei luoghi comuni che spesso li accompagnano. Le sorti della Calabria, in questo momento di massima emergenza sanitaria nel nostro Paese, non interessanonessuno. Lo dico da calabrese ferito, nel quale rabbia e disperazione si mescolano drammaticamente.

Il territorio è in gran parte  “governato” dalle cosche criminali più potenti del mondo, ma lo Stato ha sempre avuto altre priorità, altre mafie da combattere. La disoccupazione ha il dato peggiore in Europa, portando la maggior parte dei giovani laureati a cercare lavoro altrove, ma sono dati che purtroppo conoscono solo coloro sulla cui pelle tali numeri si trasformano in realtà.

Anche la Calabria ha  votato nel mese di Gennaio per il rinnovo del consiglio regionale, ma sembra che solo in pochi se ne siano accorti.

E l’ultimo provvedimento del governatore Jole Santelli che di fatto ha isolato l’intera regione dal resto del mondo ha aperto una ferita profonda.

E’ stato come chiudere una parte della nostra vita, un ideale muro di Berlino, che di fatto ha diviso, chi non vive in Calabria, dagli affetti, dai parenti, dalla propria terra qualsiasi cosa dovesse succedere.

Il problema non è dovuto al fatto che la Calabria non può reggere un contagio come è avvenuto in Lombardia, come sento dire spesso da molti governatori.

Il problema è che la sanità in Calabria materialmente non esiste. 

Governata da una classe dirigente che ha pensato solo a depredare gli ospedali pubblici di ogni “necessità” per favorire un sistema sanitario privato che ha riempito, fino all’inverosimile, le tasche dei soliti noti, la Calabria è commissariata dal 2010 con un debito, che a detta di molti, non è neanche quantificabile.

A ciò va aggiunto che si è assistito all’ennesimo impoverimento del settore sanitario con il Decreto Legge n.35 del 30 aprile 2019 il c.d. Decreto Calabria, convertito in legge il 19 giugno 2019, che non solo ha causato ulteriori tagli ma  ha moltiplicato le figure “decisionali”  conferendo al  Commissario ad acta per l’attuazione  del piano di rientro dal disavanzo del settore  sanitario (ricordiamolo nominato con il Decreto legge 159 /2007) la possibilità di nominare un commissario straordinario.

E’ inutile evidenziare che il Decreto ad oggi è rimasto sostanzialmente inattuato, ad eccezione delle nomine di tutte le figure decisionali assegnate come sempre ai soli noti professionisti della politica.

Qualche numero per comprendere la gravità di ciò che stiamo dicendo.

La Calabria è la regione che in Italia negli ultimi dieci anni ha subito il maggior numero di tagli del personale essendo praticamente commissariata da sempre.

Il rapporto tra dipendenti presenti nel servizio regionale compresi tecnici e amministrativi è pari a 9,6 ogni mille abitanti (ultima in Italia). Si pensi soltanto che in Valle D’Aosta è di 175 per ogni mille abitanti

Negli ultimi sette anni la Calabria ha perso circa 4000 figure professionali con una diminuzione del 15% solo nell’ambito medico, e non va meglio per il settore tecnico e infermieristico il tutto con una età media del personale di 56,9 anni.

E con questo disastro, con un sistema di governo della sanità calabrese divisa tra commissari e sub-commissari, la Regione si appresta ad affrontare il più grande disastro sanitario dell’ultimo secolo semplicemente chiudendosi al mondo.

Siamo diventati come la città Eyam che si isolò dal resto dell’Inghilterra per evitare la diffusione della peste, evento narrato in quel meraviglioso libro intitolato Annus Mirabilis con la sola differenza che quella storia è accaduta cinquecento anni fa. 

Sia chiaro, nessuno è innocente!

La politica tutta, di destra e sinistra, dovrà rendere conto di ciò che accadrà e dell’impotenza con la quale si dovrà affrontare l’emergenza.

Chiaravallotti, Loiero, Scopelliti, Oliverio, Santelli che hanno governato la mia terra negli ultimi 20 anni avranno sulla coscienza ogni persona che non potrà avere le giuste cure, perché sono loro gli unici responsabili del disastro umanitario che incombe sulla Calabria.

E pensare che siamo stati la terra di Renato Dulbecco premio Nobel per la Medicina nel 1975.

Almeno per un istante sentiamoci tutti calabresi. Sii forte come sempre, amata terra mia.

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