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Il ‘virus’ teutonico manda al tappeto la Ue: l’Europa dei popoli non può più attendere

Il covid 19 sta mettendo a dura prova la tenuta dell’Ue minando le ragioni fondanti alla base della sua costituzione: protezione dei propri cittadini e solidarietà tra i popoli che la compongono. Per questi motivi l’atteggiamento dei paesi cosiddetti rigoristi, Germania in testa, appare sempre più incomprensibile, a meno che non sia frutto di un meschino calcolo commerciale.

di Giuseppe Cioffi

Alcuni dati pubblicati dalla piattaforma della John Hopkins University, la dashboard, ci permettono di riflettere sugli sconcertanti comportamenti di alcuni Stati nel fangoso dibattito che si sta sviluppando in questi giorni all’interno della comunità (si fa per dire) europea. 

Questi dati ci dicono che gli Stati Uniti, con una popolazione di 327 milioni hanno, fino ad oggi, contato 104mila contagiati e 1711 morti.

L’Italia, con 60milioni di abitanti ha totalizzato 86.500 contagiati e circa 10.000 morti. La Spagna, 47 milioni di popolazione, ha 72mila contagiati e circa 6000 morti. La Francia, 61 milioni di abitanti, 34mila contagiati e oltre 2000 decessi. Il Regno Unito, 67 milioni di persone, 15mila contagiati con 800 deceduti. E poi la Germania. 83 milioni di abitanti, 54mila contagiati, e circa 400 decessi

La Germania ha un rapporto tra decessi e contagiati che è in assoluto il più basso rispetto a qualunque altro stato colpito dal covid 19. L’Italia ha superato il 10%, la Spagna probabilmente lo supererà, gli Stati Uniti sono quasi al 2%  e questo rapporto è destinato a salire drasticamente come anche per Francia e Inghilterra.

Chi è guarito ci è riuscito perché, nonostante la mancanza di un vaccino, ha ricevuto le adeguate cure e attenzioni mediche nei reparti di terapia intensiva dei vari ospedali.

Certamente, in Italia scontiamo la dissennata politica sanitaria degli ultimi decenni, con tagli giganteschi ai posti letto dei nosocomi e l’affossamento della ricerca. Il sistema sanitario italiano oggi è saturo e potrebbe, con tutta evidenza non reggere a lungo.

In Spagna la situazione sembra simile e presto potrebbe seguire la stessa sorte dell’Italia, come anche la Francia che tuttavia ha una sanità privata che è in grado di procrastinare ancora per un po’ la saturazione.

Non è dunque un caso che Francia e Spagna si siano allineate alle richieste Italiane di aiuti economici straordinari, veloci e soprattutto da garantire in maniera solidale da parte di tutti gli stati membri. Varie sono le opzioni sul tappeto, ma tutte accomunate dallo stesso denominatore: garanzia solidale.

In Germania tuttavia la situazione sembra diversa; il settore sanitario di questa nazione sembra in grado di reggere l’urto dell’epidemia e questo perché il Paese è in grado di assicurare almeno 30000 posti letto e, con un numero di decessi decisamente sotto la media europea, l’impatto si prevede meno violento.

Dunque la Germania può guardare al dopo pandemia con speranze e progetti diversi da qualunque altro Paese europeo. 

Spagna, Francia, Italia, Inghilterra, potrebbero uscire da questa inimmaginabile emergenza sanitaria con una situazione economica da dopoguerra, ma per la Germania potrebbe essere assai diverso. E allora? Stiamo forse assistendo all’inizio di una guerra commerciale combattuta a spese dei popoli continentali?

Certo è che, più tempo passa nel prendere le decisioni, più le economie di questi paesi subiscono danni irreversibili, con tutto vantaggio sembrerebbe per l’egemone economia tedesca.

Leggiamo quindi il richiamo all’urgenza nell’attivare le giuste contromisure economiche del nostro Presidente della Repubblica come la chiave di ciò che sta accadendo.

L’Europa dei popoli non può più attendere. C’è bisogno di estrema chiarezza e c’è bisogno di farla subito. Due settimane di tira e molla potrebbero essere devastanti dal punto di vista economico.

Come ha recentemente affermato il presidente del parlamento Ue, David Sassoli l’Europa è nata per proteggere i suoi cittadini, per essere solidale e dunque l’atteggiamento dei paesi cosiddetti rigoristi appare sempre più incomprensibile, a meno che non sia frutto di un meschino calcolo commerciale.

Ma, se così fosse, con un mercato europeo devastato e con quello mondiale che si avvierà ad essere fortemente depresso, il calcolo meschino ed egoistico della Germania sarebbe fine a sé stesso. Dove pensa infatti la Germania di poter vendere i propri prodotti, le proprie autovetture? Anche la Cina sconterà un fortissimo ribasso del Pil nel quadro di una stagnazione che si annuncia mondiale e non di breve periodo.

Abbiamo allora bisogno di non perdere questa partita europea, abbiamo bisogno di istituzioni in grado di tenere testa a queste politiche dissennate che ci vogliono imporre e, si badi bene, qui non si tratta di vincere o perdere una partita singola, ma la guerra intera.

Se cediamo adesso diventeremo una povera provincia della Germania, assoggettati a politiche di rigore antistoriche da cui sarà ben difficile sottrarci.

Che tutto questo sia chiaro a chi abbiamo delegato a difenderci.

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