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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Pandemia, crisi economica e Papa Francesco: riflessioni intime di un immunodepresso

Riflessione di un immunodepresso. Nessuno ha anticorpi specifici contro il coronavirus, la letalità colpisce soprattutto anziani e chi ha serie patologie pregresse. L’accesso in ospedale potrebbe rappresentare per molti di noi un rischio superiore ai benefici del trattamento. Il timore e l’ansia sono ancor più accentuati dal clima di incertezza e dai rischi della forte recessione che si prospetta.

di Gaetano Piscopo

I dati epidemiologici sul Covid 19 raccolti fino ad ora mostrano come a subire maggiormente gli effetti letali della diffusione del contagio siano prevalentemente le persone anziane e chi presenta altre gravi patologie. Questo ha generato un falso senso di sicurezza in molti che si sono considerati esclusi dalle “categorie a rischio”.

Io, invece, so di appartenerci a pieno titolo. Le notizie di queste settimane relative alla diffusione virale che ha colpito anche amici che non presentavano altre problematiche, la lettura di una “comunicazione di servizio” sui social di Graziella Pagano come immunodepressa, mi hanno spronato ad alcune considerazioni, fatte dal punto di vista di chi corre più rischi, per descrivere con quale stato d’animo viene vissuta questa forzata reclusione.   

Ho già vissuto in passato l’esperienza dell’isolamento. Mi è successo prima, quando ho dovuto proteggermi da minacce di camorra regolarmente denunciate nel 2007 finendo sotto scorta, poi nel 2011 per combattere la mia battaglia contro il cancro.

In queste occasioni sapevo contro chi lottavo, ero preparato e determinato. L’insegnamento è stato quello di avere un approccio diverso con la vita.

Cerchi di dare un senso alla tua esistenza e devi fare tutto quello che ritieni importante per lasciare traccia del tuo passaggio. Il tempo diventa prezioso e ti rendi conto di poterne avere poco. Non pensi al successo fine a sé stesso. Il denaro diventa sempre più un mezzo e non un fine. Poi se sei fortunato impari a non piangerti addosso, cerchi di reagire e spronarti osservando la realtà da un altro punto di vista.

Poi il Covid 19 e arrivi a 62 anni sapendo che sei ancora giovane per fare solo bilanci, ma vecchio in una realtà così rapidamente mutevole per fare progetti di lungimiranza.

Ti accorgi che il Coronavirus sta minando le basi della socialità e gli equilibri psicologici delle persone. Ti devi proteggere da un contagio che sembra essere sempre dietro la porta e non sai se sarai uno degli estratti dalla sorte.

Non riesci a capire se questo virus si trasmette solo dai contatti ho può avere una sua capacità di evolversi ed annidarsi nei tuoi polmoni già malandati.

Ma mentre cerchi di fartene un’idea vagando tra le notizie dei ricercatori, le teorie complottistiche e i ‘bollettini di guerra’ emanati in ogni momento della giornata ti rendi conto che il virus pandemico non è l’unico vero problema. Sei più pronto ad affrontare l’incognita sanitaria che non quella ben più tragica del disastro recessivo.

Un’economia già malata, quella italiana più delle altre, che molto probabilmente subirà il colpo di grazia e che nella speculazione globalizzata aumenterà i divari socio-economici, permettendo ai detentori della finanza di fare man bassa sui mercati incrementando le loro marginalità a discapito di una enorme platea di operatori in tutti i settori produttivi fiaccati ancor di più dalla paralisi dei mercati.

Una mina nella stentata pace sociale che farà scoppiare enormi contraddizioni e che rischia di trasformare le paure e le miserie in rabbia incontenibile.

Poi ti capita di ascoltare Papa Francesco durante la preghiera straordinaria in Piazza San Pietro che ha pronunciato: “Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. …… tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda…. ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.”  

Ti accorgi che sono parole di grande impatto che vengono accentuate dalla sua sagoma solitaria vagante in una piazza deserta, piovosa, spettrale. Un forte messaggio che varca i limiti del credo.

Ritorni nei tuoi pensieri rivolti non tanto alla tua persona, ma a cosa accadrà ai tuoi cari, quali macerie dovranno ereditare i figli di questo sciagurato periodo e quindi dai ancora più peso alle parole del Papa.

Ha proprio ragione non ci si salva da soli serve ora più che mai dare un senso ai valori fondamentali di una società che ha l’obbligo di proteggere e accompagnare i più deboli.

Il nostro isolamento non deve trasformarsi in solitudine. Ma ognuno di noi ha il compito di proteggere i membri più deboli della società mentre la politica deve, dal suo canto, mettere in campo azioni efficaci e concrete per fronteggiare l’emergenza e difendere il Paese dagli effetti disastrosi di una recessione traumatica.

1 Comment

  1. Danilo Piscitelli ha detto:

    Caro Gaetano mi ha molto colpito il tuo articolo e mi ha fatto riflettere. Spero che quando tutta questa emergenza sarà finita, ognuno di noi possa essere una persona migliore e che l’esperienza ci lasci qualche insegnamento.

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