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La tirannia di Internet, società senza più maestri: il valore della competenza

Alla maggior parte delle persone oggi i competenti non piacciono. Questo è un dato di fatto. Non c’è dubbio che il grande progresso tecnologico ha dato accesso a tutti ad un gran numero di dati ed informazioni e pertanto medici, professionisti, professori, scienziati, non sono più coloro a cui affidarsi per un parere qualificato.

di Giuseppe Cioffi

Oggi basta andare in rete e navigare per trovare risposte di ogni tipo, ma il problema è che l’analisi di queste informazioni viene fatto senza gli strumenti necessari per distinguere il vero dal falso e, nemmeno, ci affidiamo ad un competente per ottenere un’analisi critica dei dati raccolti.

No, pretendiamo di avere gli strumenti per decidere, in massima parte affidandoci ai “like” o ai commenti in rete, spesso accodandoci all’opinione prevalente.

Oggi una mamma porta il figlio, con l’influenza dal medico e chiede, anche con arroganza, che questi gli prescriva l’antibiotico, ma quando il medico le spiega che l’antibiotico non è adatto a trattare i sintomi dell’influenza, la madre pensa che questo sia un ignorante e gli dice che in rete ha letto che per l’influenza bisogna prescrivere l’antibiotico e pertanto lo pretende, altrimenti cambierà medico.

L’industria dei media e la spettacolarizzazione delle notizie, delle informazioni, dei dibattiti politici, ha fatto il resto. Oggi le notizie e le informazioni “devono” essere rapide, veloci, qualunque forma di approfondimento annoia e l’audience cala irrimediabilmente.

In più, oggi rifiutare l’opinione di un esperto significa di contro affermare la propria autonomia di giudizio: tutte le opinioni sono uguali.

Viviamo dunque un’epoca dove possiamo proclamare il culto dell’ignoranza. A che serve studiare, apprendere, passare ore sui libri quando in rete posso consultare Wikipedia?

Possiamo dunque affermare che oggi le conoscenze di base di un individuo medio sono talmente basse da ritenere che la maggior parte di essi sia al di sotto della soglia dell’ignoranza.

Un altro dato su cui riflettere è che il rifiuto della competenza è fatto con rabbia.

Come se ascoltare l’opinione di una persona istruita significhi necessaria adesione ad una disciplina sociale, mentre al contrario, il suo rifiuto ci rende liberi, perché navigare in rete, senza vincoli, ci rende autonomi da chi pensiamo voglia opprimerci e omologarci nei modi di pensare.

Così si sono diffusi  in rete movimenti di opinione che ci mettono in guardia sulla validità di vaccinare i nostri figli, perché i vaccini servono solo alle imprese farmaceutiche per fare cassa, o che asseriscono senza tema di smentita che l’uomo non è mai atterrato sulla luna o ancora che la terra è piatta.

E i seguaci, crescono, le platee che plaudono si ampliano, chi la pensa in modo diverso è un complottista, uno che ti vuole conformare ad una disciplina sociale e politica per poterti controllare. Ecco questo è il quadro della nostra società dopo l’avvento di Internet.

Questo modello di società si ripercuote inevitabilmente anche sulla qualità della classe dirigente che è chiamata alla guida di un popolo o di una nazione.

Oggi chiamiamo a responsabilità di governo sempre più spesso coloro i quali vengono sostenuti dagli esperti di marketing, dagli influencer e che trovano spazio sui media urlando le proprie ragioni che sempre più spesso sono quelle che cavalcano le tendenze del momento. Sembra quasi che il successo consista nell’eccellere in idiozie.

Oggi i competenti sembrano sostituiti dagli idoli popolari del momento, da persuasori, abili a denigrare e, se del caso, a diffamare perché in questo modo si evita alle persone di pensare ed analizzare dati ed informazioni.

Rimane così poco spazio per discussioni dove al centro delle stesse vengano messi dubbi e riflessioni critiche supportati da informazioni e studi competenti.

Citando Gustavo Zagrebelsky, che ha scritto un ottimo saggio dal titolo “Mai più senza maestri”, questo tipo di società non ha bisogno di maestri (di competenti), ma noi abbiamo bisogno di questo tipo di società?

Come suggerisce l’illustre autore stiamo costruendo democrazie senza valore, dove forse il valore fondamentale che manca, è lo spirito critico, la capacità di comprendere ed analizzare ciò che ci viene proposto gridando ed urlando.

Ma per avere la forza e la capacità di analizzare e criticare bisogna scalare la montagna del sapere e della conoscenza, non navigare in rete.

Infatti, Zagrebeslsky, assimila la conoscenza ad una montagna da scalare: è faticoso scalarla ma, più si sale, più gli orizzonti si allargano, più siamo in grado di avere una visione di insieme e  “vedere cose nuove” cose che prima non eravamo in grado di cogliere.

La nostra società si prepara ad affrontare sfide sempre più complesse e per farlo abbiamo un disperato bisogno di una classe dirigente di alto profilo, di persone che quella montagna l’hanno scalata, che siano in grado di proporci una visione di lungo periodo e che sappiano come perseguirla.

Ma al contempo abbiamo un disperato bisogno di una società fatta di persone che sappiano giudicare, con competenza, con spirito critico, la stessa classe dirigente.

Abbiamo bisogno che tornino centrali nelle aspettative di tutti noi la cultura, la scuola, la formazione, la ricerca, sostituendo il mero nozionismo che possiamo trovare in rete, con le aule delle scuole e delle università.

Dobbiamo assumere la consapevolezza che la conoscenza ci rende liberi più di quanto lo possa fare internet.

Il valore della conoscenza quindi è un valore che dobbiamo imparare a perseguire, a pretendere ed a proteggere, perché, noi siamo quello che proteggiamo.

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