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De Laurentiis, addio a plusvalenze e clausole milionarie, il corona ha azzerato tutto!

Vanno a farsi benedire i progetti di De Laurentiis volti a massimizzare le entrate al mercato e riproporre ai napoletani l’eterno e illusorio progetto di crescita che dopo 16 anni di concrete possibilità di successo ha consentito solo al padre padrone di vincere, decuplicando i suoi guadagni di stagione in stagione. Purtroppo il Coronavirus oltre ai danni che ha procurato a milioni di persone infettate, ha destabilizzato ancor di più l’economia mondiale, azzerando tutto con prospettive assai lunghe di ripresa. A tutto questo non fa eccezione il mondo del calcio che paradossalmente soffrirà più di tutti la crisi, dal momento che la sua ricchezza non è fondata su beni di consumo, la sua produzione si basa sull’offrire spettacolo sportivo per grandi aggregazioni di massa, che perlomeno su breve e medio periodo sarà difficile poter replicare, nonostante la grande fame di calcio degli appassionati, a loro volta vessati dal virus, le cui priorità saranno tutt’altre che quelle di precipitarsi a gremire uno stadio. Certo questo è un problema che riguarderà il calcio mondiale non solo quello napoletano, ma nel calcio vi operano diverse tipologie di imprenditori, perché ci sono i magnati che investono i loro capitali accumulati dalle loro aziende primarie diversificando in altri settori, e tra questi il calcio che oltre ad agevolargli la fiscalità dei loro capitali, gli consentono una maggiore crescita in termini di popolarità e quindi del proprio brand in generale, sviluppando inoltre grandi sinergie sponsoristiche con altre multinazionali con le quali interagire per la crescita progressiva di tutto il movimento sia economico che sportivo, perché chiaramente il successo totale di queste grandi operazioni collegate dal calcio non avrebbero senso se non coronate da prestigiosi successi sportivi. Poi c’è un altra tipologia di imprenditori di minore capacità capitalistica che ad un livello inferiore opera comunque allo stesso modo e con gli stessi obiettivi, cercando di sopperire alla mancanza di grandi capitali, investendo sulla laboriosità e la capacità di poter competere a certi livelli basandosi sulla competenza, sulle strutture e i settori giovanili producendo la materia prima sia per partecipare alla divisione delle risorse che elargisce il mondo del calcio televisivo e dagli sponsor , sia per la produzione in proprio di grandi quantità di talenti affinchè ricavare il massimo dal mercato di compravendita dei calciatori. Infine c’è la categoria di imprenditori a cui appartiene il nostro De Laurentiis ed è quella categoria di piccolo o medio imprenditori che hanno individuato nel calcio il settore da cui trarre maggior profitti al punto dal far diventare il calcio il proprio core business. Questa tipologia di imprenditori no hanno alcuna competenza di settore ne voglia di svilupparla, ma sono molto scaltri ad intuirne le grandi potenzialità di guadagno senza mai rischiare capitali in proprio per puntare a quelli che ritengono effimeri e volgari successi sportivi, pur dovendo però raggiungere un discreto livello di partecipazione con lo scopo unico di poter trarre i massimi guadagni che queste partecipazioni garantiscono sia in termini di diritti, di incassi allo stadio per un maggior numero di partite, quindi di sponsor e infine per accrescere il valore intrinseco dei propri calciatori al cospetto di una vetrina internazionale così visibile, importante e prestigiosa. Purtroppo però adesso lo spietato mondo del calcio dovrà fare i conti con un avversario che nessuno poteva prevedere di dover combattere e che per la sua eccezionalità, pericolosità e

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