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Il nostro destino in mano all’austera Europa del ‘rigore’: una proposta per non soccombere

Sappiamo bene che in Europa si sta decidendo il nostro destino, ma noi, terzo paese europeo per dimensioni economiche, non riusciamo ad ottenere politiche che sposino i valori su cui l’Ue fu costituita e questo per il veto inamovibile dei cosiddetti paesi rigoristi. Quanto può durare? Un’alternativa per venirne a capo però ci sarebbe, molto più virtuosa e alla quale, molti economisti italiani supportati anche in sede Ocse, stanno pensando da tempo.

di Giuseppe Cioffi

Non si può certo gridare al complottismo se si mette in evidenza che è sempre più diffuso nel nostro paese un sentimento di forte risentimento nei confronti dell’Europa della politica e della burocrazia, che stenta a dimostrare e ad applicare nelle decisioni che prende o dovrà prendere, i valori fondanti dell’unione, e cioè solidarietà e benessere economico e sociale per tutti i popoli che ne fanno parte.

Sappiamo bene che in Europa si sta decidendo il nostro destino, ma noi, terzo paese europeo per dimensioni economiche, non riusciamo ad ottenere politiche che sposino i valori su cui l’unione europea fu costituita.

E questo per il veto inamovibile dei cosiddetti paesi rigoristi, quelli che hanno avuto in questi anni, chi per merito proprio, chi sfruttando le debolezze degli altri stati membri, politiche di bilancio virtuose.

Pertanto, subiamo le devastanti conseguenze economiche di un meccanismo di decisione europea in base al quale si delibera solo all’unanimità. E le attuali discussioni in sede Ue, su come finanziare la ripresa di una economia continentale, devastata dall’emergenza sanitaria, ne sono la prova tangibile.

Con l’avvento della moneta unica doveva essere palese che 100 euro di debito in Germania o in Olanda e 100 euro di debito in Italia, Spagna o Grecia, dovevano essere la stessa cosa, ma in realtà le cose non stanno proprio così.

Oggi se la Bce presta dei soldi alla Grecia questa paga un interesse pari a X, se li presta all’Italia paga meno di X, se li presta alla Francia ancora meno e, se poi li presta alla Germania, questa addirittura non paga nulla.

E’ evidente quindi che se qualcuno paga un tasso di interesse e qualcun altro ne paga un altro, vuol dire che esiste un sistema di concorrenza sleale legalizzato.

E’ evidente altresì che questo meccanismo favorisce le economie e le imprese degli stati europei più virtuosi dal punto di vista delle politiche di bilancio, con forti ripercussioni sul regime della concorrenza che doveva essere, invece, la stella polare della costruzione europea insieme alla libera circolazione di persone e di merci.

Anche le banche, principali veicoli di erogazione di finanziamenti e liquidità, risentono fortemente di queste politiche, così riducendo fortemente le risorse che possono mettere a disposizione di imprese e famiglie oggi in così grave difficoltà.

Quale sarà la conseguenza economicamente devastante di questo sistema?

Sarà più facile che aziende – per esempio italiane – a corto di liquidità debbano chiudere o fallire, con grandi vantaggi per quelle di altri paesi continentali che assorbirebbero facilmente le loro quote di mercato perché costrette a chiudere per assenza di liquidità, o soffocate dai debiti.

Lo stesso discorso vale per gli Stati nazionali. Se uno di questi ha un grosso debito (come l’Italia), dovrà tornare ad imporre, ad emergenza sanitaria conclusa, secondo i trattati sul tavolo, necessariamente una politica di austerity diminuendo drasticamente la spesa, aumentare le tasse e quindi, ristrutturare il debito. Ecco quello che ci aspetta se le politiche europee non cambieranno.

Ma quanto può durare un’Europa governata così, meschina, egoista, arroccata su posizioni nazionaliste e senza solidarietà? Quanto costerebbe a noi cittadini, professionisti, artigiani, e quanto costerebbe a banche ed imprese Italiane?

Ci sarebbe però un’alternativa molto più virtuosa cui molti economisti italiani, supportati anche in sede Ocse, stanno pensando da tempo.

Questi hanno infatti elaborato un progetto ben diverso ed ispirato ai veri principi fondanti dell’unione europea.

Lo scopo sarebbe quello di togliere il debito dalle spalle dei singoli Stati, con l’impegno di questi ultimi a non farne di nuovo.

Il debito fin qui accumulato dai vari Stati andrebbe in un fondo, appositamente creato, che farebbe da assicuratore (in un recente articolo avevo proposto qualcosa di simile per ristrutturare il nostro debito).

In buona sostanza, man mano che ai vari Stati nazionali scadono quote di debito queste verrebbero rimesse sul mercato pagando una polizza al fondo, che assicura gli investitori dai rischi di default.

Dunque, ogni Stato nazionale, tra cui l’Italia, dovrebbe pagare una polizza assicurativa, per tutelare gli investitori dai rischi, ma questa polizza per essere equa, sarebbe più costosa per gli Stati ad alto debito e meno costosa per gli stati più virtuosi.

Questo sistema assicurerebbe un risultato sconvolgente.

Infatti, nell’arco di dieci o quindici anni, tutti i paesi membri avrebbero tutto il loro debito assicurato e a quel punto, con un unico soggetto garante, il premio non potrà che essere uguale per tutti gli Stati.

Il fondo a quel punto sarebbe in grado di reinvestire tutti questi premi incassati per finanziare opere pubbliche in tutta Europa attraverso il controllo del comitato fiscale europeo, che è un organismo che già esiste, si chiama comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche (Ccep), che è un organo consultivo indipendente della commissione europea,  e che potrà valutare di quali opere strategiche ogni paese membro ha effettivamente bisogno.

Quindi non saranno più finanziate opere pubbliche inutili ma solo quelle che realmente siano in grado di assicurare un alto moltiplicatore dell’investimento effettuato, anche perché il fondo, se accertasse che qualche Stato non onorasse i propri debiti lo chiamerebbe a rimborsare.

Infine, sappiamo che gli investimenti fatti bene portano crescita economica ed aumento del gettito fiscale e anche diminuzione del debito.

Questo vorrebbe dire avere finalmente una vera comunità di Stati solidali dietro una valuta, l’euro, che a quel punto onorerebbe i veri motivi per i quali è stato pensato ed attuato.

Sarebbe la fine di tutte le speculazioni finanziarie e l’inizio di una vera unione solidale a beneficio dei popoli che la compongono.

Dunque il governo italiano deve decidere cosa vuole, se un’Europa vera dove contiamo qualcosa, oppure una finta, egoista, che non serve a nessuno.

Sono decisioni di una importanza strategica fondamentale, che presuppongono una classe politica altamente competente e con una chiara visione politica ed economica di lungo periodo.

Spetta a noi cittadini eleggere questa classe politica nuova e lungimirante, con forti valori etici e morali, forte di competenze tecniche acquisite nella vita professionale quotidiana, libera dal giogo dei potentati economici.

Questo significa anche controllare e nel caso contestare, le liste che sono solite proporci, ad ogni elezione, le arcaiche e desuete segreterie dei partiti, farcite di persone prive di qualunque esperienza che hanno il solo scopo di gestire sacche di potere fine a sé stesso. Abbiamo il diritto ed il sacrosanto dovere di pretendere che vadano al governo del paese solo i migliori. Ma non abbiamo più molto tempo.

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