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“Cecità”, il virus di Saramago che illumina l’anima e poi scompare

“Cecità” di José Saramago è un libro che narra della storia di una pandemia che rende tutti i contagiati ciechi e che meravigliosamente come era comparsa, senza alcun preavviso, sparisce senza lasciare traccia alcuna. La malattia, però permette a tutti i personaggi di porsi davanti allo specchio delle proprie esistenze viste attraverso gli occhi dell’animo, consentendo a ognuno la scoperta di nuovi percorsi di vita che la quotidiana esistenza aveva celato.

di Giuseppe Longo

Non sono un critico letterario, ma come spesso amavo ripetere con il mio maestro l’avvocato, Giovanni Serio con il quale meravigliosamente diritto e lettura si confondevano in serate passate a parlare del vivere, mi piace definirmi un “lettore disperato”.

Nel silenzio che circonda le nostre giornate in quell’alternarsi tra sentimenti che spesso in un gioco crudele non si alternano ma coesistono simultaneamente, la via dei libri è quella che offre un rifugio apparentemente sicuro.

Era sullo scaffale da anni insieme ad altri libri. Letto in un tempo che non è più il nostro, conquista la mia attenzione per quel misterioso richiamo che solo i libri hanno e che ci trascina verso di loro con un magnetismo che non finirà mai di stupirmi. 

E’ vero che anche altri romanzi hanno trattato lo stesso argomento – penso a La Peste di Camus –  con descrizioni che quasi sembrano un resoconto dei giorni che viviamo, ma nel libro di Saramago si avverte qualcosa di diverso, di insolito, che da allo stesso una forza inspiegabile.

Cecità” di José Saramago riletto con disperata gioia, è una storia ambientata in un giorno qualsiasi di un anno qualunque, fatta di luoghi e personaggi senza nome che attraversa gli anni e le generazioni senza mai essere antica o lontana ma che vive nell’attualità.

Il libro narra della storia di una pandemia, che rende tutti coloro che ne sono contagiati ciechi, scritta nel più classico percorso narrativo dell’autore, e che meravigliosamente come era comparsa, senza alcun preavviso sparisce senza lasciare traccia alcuna.

Ogni sentimento umano, in questa oscurità della vista ma non dello spirito, emerge visceralmente ponendo tutti i personaggi dinnanzi al loro esistere consentendo a ognuno di loro la scoperta di nuovi percorsi di vita che la quotidiana esistenza aveva celato.

Libro che idealmente ha una sua continuazione in quello che è stato l’ennesimo capolavoro di Saramago, Saggio sulla lucidità, nel quale la risposta ad uno Stato che non esiste si concretizza nell’astensione dal voto attuata attraverso una moltitudine di schede bianche che mirabilmente lo scrittore considera appunto lucidità. 

Cecità” è un percorso che in poco più di trecento pagine, spazia nell’animo umano portando ciascuno dei personaggi – confinati in una anonima struttura della quale si conosce solo la distribuzione degli spazi e la funzione precedente, ma che sembra quasi priva di colori e forme ben determinate –  a porsi dinnanzi allo specchio delle proprie esistenze viste attraverso gli occhi dell’animo perché privati della vista che invece si ricopre di una patina bianca riempiendo di una luce irreale la vita dei contagiati.

Una indagine sulla condizione dell’uomo moderno e sulle sue paure più recondite, sulla diffidenza, male oscuro del nostro vivere, ma soprattutto sulle  esistenze dei singoli che diventano di tutti, costruite spesso su delicate fondamenta  che si disgregano non appena le illusorie certezze delle quali sono costituite crollano.

Un male ed un virus che non conosce quelle gerarchie sociali che governano le nostre società, che pone tutti sullo stesso piano perché privati della vista e quindi di quella conoscenza superficiale che motiva i nostri giudizi alieni spesso ad analisi più profonde.

In “Cecità” anche nel piccolo mondo rappresentato dal confino ove vengono relegati i contagiati, si manifestano tutti quei drammi del vivere quotidiano, sopravvivenza avulsa dalle regole ordinarie ma anche  una riscoperta solidarietà che pone ognuno al servizio degli altri, creando legami impensabili tra essere umani sconosciuti tra di loro, impossibilitati a fondare la loro fiducia su valori esteriori che nascono spesso dalla semplice visione, ma costretti dalle circostanze ad andare a ricercare nuovi metodi di indagine che sorgono dal profondo di ognuno .

“Cecità” è un avvertimento, un presagio, una denuncia o forse tutto insieme contro i disvalori mascherati da consolidati principi che scandiscono le vite degli esseri umani e della società.

E’ un libro con il quale l’autore ci fa capire  che il virus che ci contagia in realtà non è quello fisico, biologico, la malattia improvvisa che colpisce gli abitanti ma tutto è solo un pretesto affinchè ognuno di noi vada alla ricerca del vero virus che ci ha contagiato e che con forza e dolore può essere debellato.

“Cecità” è soprattutto un messaggio di speranza, è un umile invito alla lettura. “Cecità” di Saramago è solo un libro…forse

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