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Il terribile flop del lockdown

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A cinque mesi dalla scoperta ufficiale del Coronavirus, si può tranquillamente tracciare, con relativa certezza un bilancio di come il mondo abbia saputo affrontare questa epidemia partita della Cina poi diventata pandemia, e i danni che ha causato, che probabilmente sono stati maggiori di quelli che naturalmente avrebbe provocato per questa gestione forzata di chiudere la gente in casa, a causa di una mediaticità eccessivamente allarmante sin dai primi casi e come in passato non era mai avvenuto per epidemie anche più pericolose senza contare i danni politici economici e psicologici che un lunghissimo lockdown avrà provocato. Ma andiamo con ordine facendo semplici ragionamenti sui numeri ufficiali, probabilmente anche errati, ma pur sempre indicativi del trend di contagio, che quasi sicuramente è almeno dieci volte maggiore rispetto ai numeri indicati, e in tal caso, sminuirebbe in percentuale, anche il valore dei numeri dei morti che sicuramente sono più attendibili, in quanto la morte diventa un dato numerico ovviamente e realisticamente più certo, e in tal caso se i morti accertati nel mondo sono 150mila, un conto è sottrarli in numero percentuale su 2 milioni di contagi dichiarati e un conto è sottrarli ad un numero decuplicato dei contagiati che non si conoscono perchè mai tamponati. Premesso questo, vi è un altro aspetto da dover analizzare, ed è quello che paradossalmente il numero dei contagiati si è enormemente alzato in concomitanza dei provvedimenti di lockdown che di volta in volta ogni nazione ha adottato, fagocitati come erano dai vari comitati scientifici a cui si è dato troppo potere e crediti spesso anche millantato, a indicare e imporre le modalità di contenimento del fenomeno pandemico. In verità non tutti gli stati si sono comportati allo stesso modo e vi sono state resistenze iniziali di alcuni di essi al provvedimento di lockdown che però con l’aumentare dei casi hanno fatto tornare dietro nelle decisioni tutti quei governi che teorizzavano l’immunità di gregge che però poi non hanno avuto il coraggio di sperimentare tornando sui propri passi adeguandosi al trend dei paesi che lo avevano adottato. Ad oggi possiamo ben dire senza timore di smentita che il maggior numero di contagiati li hanno sviluppati quei paesi che più hanno usato la strategia del lockdown e quei paesi meno attrezzati nel sistema sanitario, sia per mancanza di strutture adeguate che per mancanza di mezzi e accessori che all’interno delle stesse strutture sono venute a mancare, e che hanno causato enormi focolai già all’interno delle stesse strutture ospedaliere che non hanno fatto altro che peggiorare la gestione. Ma oltre al deficit delle strutture, si è aggiunto quello del sistema sanitario che ogni nazione e ogni regione all’interno dello stesso paese ha determinato. Sarà un caso che in Lombardia dove vige un sistema sanitario, per quanto eccellente nella qualità generale delle cure, è orientato più al sistema privato che a quello pubblico? Sarà un caso che negli Stati Uniti questo fenomeno della sanità a pagamento e non per tutti ha prodotto più contagi e meno cure per gli stessi in modo così repentino e veloce? Sarà un caso, che dove la sanità è più pubblica e nonostante maggiori deficienze strutturali e organizzative sono riuscite meglio a contenere i contagi così come avvenuto ad esempio nel depresso sud Italia? Sicuramente queste sono indicazioni realistiche basate sui numeri, e non se ne può non tenerne conto, come non si può non tenere conto che da quando è partito il lockdown, quindi a cominciare da poche decine di contagiati, la pandemia nel chiuso delle case e dei supermercati aperti ha fatto strage. Per contro, ci si chiede: ma se la strategia del lockdown fosse stata quella più scientificamente adeguata sin da quando i contagiati erano pochi, come mai adesso ci si prepara alla fase 2 e quindi alle riaperture seppure controllate e scadenzate, con un numero di contagiati dieci volte superiore a quello di quando è cominciato il lockdown? Cosa sarà mai cambiato? Se bisognava chiudersi con i primi pazienti 0, 1 e 2 della Lombardia come mai poi con migliaia di pazienti se non milioni adesso si riaprirà? È facile capire, che non si può chiudere il mondo intero così a lungo rischiando di mandare in default intere economie, alcune delle quali, come quella del nostro Paese già normalmente in crisi, che inevitabilmente acuirebbe ancor di più il problema con questi prolungati provvedimenti restrittivi. La presunzione delle teorie scientifiche di chiusura però hanno del tutto fallito, perché hanno tenuto conto solo dell’aspetto tecnico e scientifico ignorando i molteplici altri aspetti di altrettanto vitale importanza. Si credeva che si sarebbe sconfitti il virus con il lockdown e quando dopo cinque mesi, nessuno ha sconfitto il virus perchè nemmeno in Cina è stato del tutto sconfitto e allora significa che il lockdown è totalmente fallito come rimedio, e nessuno potrà controprovare il contrario, perchè è il provvedimento che i maggiori paesi al mondo hanno utilizzato, anche se curiosamente quei pochi paesi che non si sono chiusi, tipo Taiwan, hanno percentuali irrisorie di contagi rispetto al resto del mondo. Coincidenza casuale? Chissà, però il dato è questo! Ma pur dando per scontato che il lockdown fosse il sistema migliore sin dai primi contagi e allora adesso che il contagio non è stato azzerato, come è che si pensa di riaprire? Basterà rendere la vita impossibile alla gente con il cambiamento delle regole, sull’obbligo di guanti e mascherine, argomento del quale meriterebbe un discorso a parte, poi sulla irrealistica ipotesi di vivere ognuno a due metri di distanza, sullo smartwoeking eccetera eccetera, il tutto per mascherare il grande flop del lockdown che ha impedito tre mesi di vita libera alla gente con tutte le conseguenze del caso? Ma ammesso pure che le cervellotiche restrizioni e obblighi futuri siano quelle teoricamente più appropriate, che vita sarà quella che ai poveri saranno date sempre meno opportunità e ai ricchi di poter aggirare le restrizioni con l’ausilio delle proprie possibilità economiche? Immaginate chi non potrà lavorare con lo smart working o quegli studenti, quelle famiglie in cui ancora non si ha accesso alla tecnologia e a tutti gli ignoranti informatici che mai nessuno ha formato , come faranno ad usufruire di tutti quei servizi informatici complicatissimi soprattutto alla comprensione delle vecchie generazioni? Adesso incombe la bella stagione e come si farà a contenere l’assalto alle spiagge, soprattutto dopo mesi di chiusura che ne aumenterà la voglia , a tutti quelli che già normalmente affollavano le spiagge e che adesso dovranno rispettare le regole della distanza è sul sovraffollamento? Chi avrà più diritto di andare al mare con l’abolimento delle spiagge libere? Forse solo chi si potrà permettere di pagare l’accesso agli stabilimenti balneari decimati e quindi a costi raddoppiati? Si potrebbero fare mille esempi di tutte le complicazioni e gli impedimenti sulla libera circolazione delle persone che ancora ci imporranno fondando sulla paura per giustificare l’inadeguatezza e l’incapacità gestionale a livello soprattutto sanitario della vita pubblica, ma gli effetti collaterali di queste politiche dissennate e provvedimenti impraticabili saranno devastanti, se non si capisce in tempo che nessuno può impedire la vita giocando sulla paura della morte, perchè le due cose sono inevitabili per antonomasia, perché non ci si salverà dalla morte chiudendosi in casa o limitati in gabbie virtuali, ma la vita va difesa combattendo al fronte, qualsiasi sia il fronte e nonostante i morti e i feriti che causa qualsiasi tipo di guerra , prima che la morte venga a prenderci tutti così indifesi come siamo a poltrire nelle nostre case o nelle nostre privazioni. Oggi il vero problema del mondo è il lockdown non il Coronavirus! Rinsavite!

di Pippo Trio

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