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‘Campania ambiente e servizi’, partecipata regionale senza pace: 300 lavoratori a rischio

In tempi di emergenza economica e sociale conseguente alla pandemia virale da convid 19, la vicenda singolare e drammatica di una società partecipata della Regione Campania (CAS) che a causa delle inefficienze di manager, funzionari e assessori, mette a rischio il futuro di 300 lavoratori e delle loro rispettive famiglie.

di Pasquale Trammacco

In tempi di pandemia e della conseguente, più grave crisi economica mondiale dal 1929, riferirsi alla piccola vicenda di una società partecipata della Regione Campania, può risultare un esercizio stravagante e singolare.

Tuttavia, sul fatto, merita di essere accesa una piccola lampada perché riguarda il futuro di circa 360 famiglie e può rivelarsi una pratica utile, simbolica proprio in funzione dei tempi drammatici che stiamo vivendo.

Soprattutto, in relazione al fatto che la vicenda di Campania Ambiente e servizi (CAS) potrebbe essere risolta, nell’interesse di tutti (dipendenti, ente regionale e cittadini), se non si scontrasse con uno dei tanti muri eretti da burocrati e furbetti interessati.

E’ emblematica la tribolata storia di un gruppo di lavoratori che trascina le proprie attività da circa 17 anni alle dipendenze dicontenitori cangianti” (le varie società dalle quali sono stati di volta in vota presi in carico) che hanno mantenuto il proprio costante tratto di inefficienza e di immobilismo.

I difetti di questa azienda partecipata sono noti ed evidenti, ma mai si è avviata una riflessione seria sulle responsabilità vere delle ricorrenti crisi affrontate.

Certo, i dipendenti hanno anche loro avute le proprie colpe, ma quelle dei manager avvicendatisi, dei dirigenti regionali incaricati, degli assessori delle varie giunte che hanno diretto Palazzo Santa Lucia, risultano di gran lunga le più gravi.

Mai un piano industriale degno di nota, investimenti volti a migliorare la qualità dei servizi offerti e il bagaglio professionale del personale impiegato. Un malinteso atto di non belligeranza teso a confondere il lavoro da creare, fare e migliorare con un’attività assistenziale che ha scambiato la produzione come un eterno ammortizzatore sociale non dichiarato.

Alla fine, l’approdo sembrava finalmente scelto ed acquisito con il faticoso percorso avviato dalla giunta De Luca per fondare la Società Unica del Polo Ambientale. Superare, in questo modo, aziende fotocopia e dotarsi finalmente di un orizzonte industriale non piegato semplicemente all’ossessione del contenimento dei costi, da ottenere pressoché unicamente con la consunzione naturale dei dipendenti.

Definire compiti precisi relativi a servizi essenziali nelle competenze proprie della Regione, dall’antincendio boschivo alle attività di difesa suolo, dalla tutela e manutenzione del patrimonio regionale alla salvaguardia e valorizzazione delle aree protette, al risanamento ambientale.

Un migliaio di dipendenti attrezzati e dotati delle strumentazioni tecniche e logistiche per onorare gli affidamenti ricevuti, integrati nel sistema di protezione civile regionale. La creazione, finalmente, di un ente strumentale multiservizio, capace di contribuire a svolgere attività utili ed in alcuni casi essenziali.

Sembrava fatta, dopo l’approvazione della DGR n. 31 del 20 gennaio 2020, dopo un lungo tragitto durato circa tre anni, partendo dalla fusione di CAS e SMA Campania, aspettando di risolvere altre incongruenze. Economie di scala e abbattimento di costi accessori, attualmente moltiplicati, tra cui i compensi per le cariche sociali. Uno strumento immediato per avviare le possibili sinergie immediate mentre si procedeva all’adempimento ed alle pratiche amministrative e di legge per attuare la “Fusione per Incorporazione”, che vedeva SMA quale soggetto incorporante.

Poi, stranamente tutto si è fermato a cavallo dell’avvio della crisi pandemica, proprio quando alcuni servizi diventavano, nell’ovvia sicurezza per il personale, preziosi. Ciò è avvenuto per responsabilità principale di SMA Campania, che ha fatto di tutto per difendere i piccoli privilegi accumulati, con l’esecutivo regionale incapace di imporre i tempi formalmente indicati.

Risultato, il ricorso agli ammortizzatori sociali per circa 300 dipendenti di CAS, unica partecipata regionale costretta alla sospensione dei dipendenti, con le prospettive per il futuro sempre più incerte e rischiose per la tutela del Lavoro.

Allo stato, basterebbe una settimana per celebrare il meritato funerale di CAS e l’avvio del nuovo soggetto richiamando i dipendenti al lavoro ed attivando le iniziative di formazione e riqualificazione professionale necessarie, invece di spingere le persone a gesti di protesta fuori luogo in un momento drammatico come questo.

Ovviamente, la sostenibilità economica nella nuova società costituisce la preoccupazione principale di tutti i lavoratori di CAS e di SMA.

Ma questo non avverrà se nessuno troverà il tempo per dedicare la sua attenzione a questa “utilità marginale” che dispone di investimenti e prospettive per partire e consolidarsi, ma non riesce a farlo per difendere qualche superminimo di troppo, mentre il Paese discute di “seconda fase”.

1 Comment

  1. Egidio ha detto:

    Egregio sig. Trammacco
    Impantanarsi in luoghi comuni, scaricare su manager, assessori e consiglieri vari, le colpe di chi non sa fare il proprio mestiere è cosa semplice e non produttiva.
    Le ricordo che il compito di salvaguardare e di “controllare” il processo di incorporazione delle due Partecipate, spetta ai sindacati, quelli che si identificano come “firmatari”.
    Io nel mio piccolo, seguo la vicenda da anni, ma solo come umile lettore sulle pagine di qualche social. Ritengo cosa molto grave, la “strafottenza” di quelle forze sindacali che sono presenti in tutte e due le società.
    I dipendenti di Campania Ambiente e Servizi, già sono passati per un fallimento, credo che meritino tanto rispetto, rispetto che deve essere garantito dalle forze sindacali presenti in entrambe, le stesse sigle sindacali che fanno parte delle stesse segreterie, quelli che in busta paga “ritirano” a fine mese l’obolo.
    Poi la politica è un’altra cosa!

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