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EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Politica più dannosa del Covid 19: il coraggio di staccare la spina

L’inadeguatezza di questo quadro politico può provocare più danni del Covid 19. La fase 2 è già attivata in molti paesi, ma l’Italia è ferma al palo. La discussione sul Mes è in ordine di principio e non sulla reale efficacia del fondo messo a disposizione. Il Quirinale deve ora più che mai indicare la strada migliore per uscire dal pantano di una perenne campagna elettorale

di Gaetano Piscopo

Il coronavirus ha messo in luce contraddizioni e lacune di questa legislatura. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte impronta i suoi interventi Tv a rete unificate più sulla sua promozione politica che su reali proposte operative.

Un continuo spot sul come l’Italia sia stato da esempio nel mondo per le misure adottate. Invece le implicazioni dell’isolamento ci declassano ancora di più nelle graduatorie internazionali relative ai dati sulla recessione economica. Il nostro Pil è drammaticamente tra i peggiori, il nostro debito fortemente in crescita.

La prospettiva economica è assolutamente incerta, quella politica peggio.

La credibilità del governo è costantemente messa in discussione dai molteplici decreti emanati che vengono modificati, interpretati e disattesi dalle regioni che cercano di affermare una loro autonomia decisionale. Manca l’autorevolezza e l’univocità di intenti e il parlamento non appare come luogo di sintesi e di proposta.

Non sfugge, a tanta gente in difficoltà, che a fronte di provvedimenti proposti come epocali vi sono una serie di difficoltà operative, interpretative e burocratiche che rendono difficile l’accesso al credito. Il decreto “Cura Italia” è ancora in alto mare e intanto le persone pesano la credibilità degli annunci.   

Non vi è dubbio che la salute dei cittadini viene al primo posto, ma prolungare la serrata provocherà danni ancor più gravi di quelli già rendicontabili. Le nazioni che già stanno programmando ed attuando la riapertura delle attività non sono incoscienti ma cercano di trovare un equilibrio sottile tra il rischio pandemico e i disastri riflessi sull’economia.  

Per l’Italia basterebbe utilizzare i 37 miliardi messi a disposizione dal MES nella sanità per poter programmare una riapertura in sicurezza del Paese. Infatti se questo fondo verrà usato per supportare uno screening di massa potrà agevolare il riavvio delle attività produttive.

Con controlli e comportamenti adeguati si può riavviare gradualmente la vita ordinaria. Tamponi e analisi su vasta scala, prolungamento e assistenza in sicurezza delle fasce di popolazione più esposte, precauzioni sui contatti sociali sono sufficienti per tenere a controllo il fenomeno pandemico in attesa di cure e vaccini appropriati.  

All’interno della compagine di governo però convivono diverse visioni che in una fase così delicata e fondamentale per gli assetti futuri del Paese non possono dare quello slancio di coraggio e determinazione necessario per mettere al riparo i fondamenti produttivi ed economici italiani.

Ancor peggio un governo che non ha mai goduto del favore dei sondaggi non ha l’autorevolezza delle scelte e della credibilità internazionale. Tutto sta nel coraggio di chi per primo staccherà la spina e nelle scelte che farà il Quirinale.

A dire il vero il Presidente Mattarella ha esercitato i suoi poteri con garantismo notarile cercando di far dimenticare l’interventismo del suo predecessore Giorgio Napolitano. Oggi però si tratta di salvare il futuro della nazione, non è più consentito concedere tempo all’improvvisazione e al dilettantismo.

I risultati delle elezioni politiche 2018 hanno determinato numeri ed equilibri che sembrano appartenere ad una altra epoca e le scelte di governo di questi due anni hanno creato solo fratture e malcontento nel Paese.

La costrizione dell’isolamento sono certo che ha inciso anche negli umori e nelle aspettative dei cittadini che oggi più del passato si rendono conto dell’importanza e del peso delle competenze e della credibilità.

E’ inutile provare a distrarre l’attenzione con provvedimenti a catena o con indagini di responsabilità come nella gestione di strutture sanitarie, Rsa e strutture per anziani per individuare capri espiatori di colpe che sono di tutti quelli che hanno avuto responsabilità pubbliche, indistintamente.

Una fase così delicata e una prospettiva di assoluta incertezza richiedono un grande senso dello Stato, una pacificazione sociale ed il recupero della vera essenza dell’impegno politico come strumento a servizio del bene comune.

Per farlo ci sarà bisogno di voltare pagina, di proiettare l’impegno verso il futuro evitando la gogna dei processi sommari al passato. Ci sarà bisogno di una vera e propria bonifica anche della politica.

Se questa legislatura, come credo, non ha questa capacità bisogna subito ritornare alle urne e questa volta ognuno di noi dovrà fare i conti con la responsabilità della propria scelta.

1 Comment

  1. Aldo Giuliano ha detto:

    Gaetano, temo che il ritorno alle urne non risolverà assolutamente nulla. Mi rifaccio alle parole di Papa Francesco. Fin quando i partiti continueranno a pensare alla loro botteguccia ed a dire Sì o No per PARTITO PRESO nulla cambierà. E non saranno certo le elezioni, a prescindere dal responso elettorale, a cambiare questo desolante atteggiamento.

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