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Se riparte il calcio, allora riparta tutto!

Che il mondo del calcio sia sempre stato una sorta di porto franco, lo sanno tutti, ma stavolta è diverso, perché una situazione di emergenza così inedita e globale non è mai capitata nella storia dell’umanità dove le regole, i provvedimenti, le restrizioni hanno riguardato tutti i settori della vita, calcio compreso. La pandemia Covid 19 è stata affrontata con decisioni forti, ci si è presi la responsabilità di fermare la libertà degli individui, delle loro attività con restrizioni che causeranno danni collaterali enormi sia all’economia globale che nel sociale in nome di un bene primario, che è quello della salute di ogni individuo, ammesso che sia solo questa la ragione di tanta cautela dei governi. Ora però bisogna assumersi queste responsabilità fini in fondo è finché non si saranno azzerati i contagi bisognerà che chi ha ritenuto chiudere nazioni intere gia solo per qualche centinaio di contagi, non riapra con alcune migliaia di nuovi contagi al giorno. Chi si è presa questa responsabilità non può rimangiarsi tutto con una fase due dalle regole confuse, e con una riapertura parziale e fortemente limitata giustificando il tutto con il concetto che si debba convivere con il virus, perché se fosse così, non si capisce perché non ci potevamo convivere prima e non causare tutti questi danni che si protrarranno nel tempo e con la beffa di non aver concluso nulla con la quarantena che li ha causati. Chiaramente la ripartenza si rende necessaria perchè oltre tre mesi, nessuno Stato può sopravvivere a se stesso se l’economia non riparte. E allora ci si decida in modo chiaro e delineato affinchè tutti siano garantiti e rispettati nei diritti per cui o si riparte tutti imparando a convivere con il Virus combattendolo con i presidi riconosciuti o non si riparte per niente e si continua la quarantena visto che è stato ritenuto quello il provvedimento più efficace per sconfiggere il Covid 19 e stando agli ultimi aggiornamenti sui numeri, è evidente che il virus non è stato sconfitto per niente. Per cui se con queste restrizioni si sono già compromesse le economie di alcuni settori industriali, commerciali e professionali e nella fase 2 si continuerà a danneggiarli non si capisce perché il mondo del calcio debba essere il più salvaguardato pur essendo fra i settori più a rischio contagio data la natura di questo sport industria che fa del contatto fisico la sua ragione di esistere. Non si può pensare di impedire delle attività fondamentali per la vita economica di famiglie intere in questo effetto domino della chiusura che causerà nuova povertà e centinaia di migliaia di disoccupati e poi agevolare il mondo milionario del calcio che non produce alcun bene materiale di prima necessità solo per salvaguardare l’economia di poche decine di presidenti delle società di calcio, perché se fosse così vorrebbe dire ancora una volta che a pagare più di tutti è sempre la gente indifesa perchè ad oggi nessuno si è preoccupato del loro futuro economico, mentre invece ci si dovrebbe preoccupare di gente che non ha esitato a mettere in cassa integrazione i loro dipendenti e tagliare gli stipendi ai calciatori, solo perché bisogna garantirgli centinaia di milioni per il pagamento dei diritti tv e degli sponsor facendogli continuare a giocare un campionato che sarebbe comunque del tutto falsato e per di più senza pubblico che poi è la vera ragione per cui si disputa qualsiasi partita di calcio. Se riapre il calcio deve riaprire la musica, il teatro, il cinema, ma voi vi immaginate un concerto in piazza senza gente? Uno spettacolo teatrale con gli attori che recitano per un pubblico di poltrone vuote? È mai capitato che dessero film a cinema senza spettatori? No! E allora ancor di più nel calcio non deve essere permesso, diversamente significherebbe che al di là della mancanza di rispetto nei confronti di altre categorie penalizzate si ufficializzerà il concetto che nel mondo del calcio non vi è rimasta nemmeno una briciola di credibilità sportiva, ma sarà solo ed esclusivamente un dannato business economico e finanziario per cui non vale nemmeno più la pena appassionarsi. Ora se al contrario di altre attività, il calcio dovesse ripartire, si sarà perpetrata l’ennesima ingiustizia sociale aI danni di tutti quelli che non sono stati mai garantiti e a cui è stato impedito ripartire, per cui se il calcio veramente dovesse ripartire, sono autorizzati anche tutti gli altri! Si decidano presto!
di Pippo Trio

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