Egitto, il dittatore Al Sisi tortura la meglio gioventù egiziana
Maggio 8, 2020
L’INTERVISTA Conte, De Luca, Bassolino: la ‘Politica’ secondo Graziella Pagano (Iv)
Maggio 13, 2020

Si è inceppato il lanciafiamme di De Luca

Tanto tuonò che non piovve… Alla fine, il lanciafiamme minacciato dal nostro governatore De Luca deve essersi inceppato a furia di sparare battute populiste a destra e a manca. La pop star salernitana, nonché presidente della regione campana ci ha ricordato una mitica canzone degli Squallor, “Berta”, e il suo ritornello da noi rivisitato e cucito su misura su De Luca “spacco qua, spacco là, tien n’a supposta invece d’o lanciafiamme”. Ebbene sì perché il solertissimo Presidente della Regione, dopo aver sputato fuoco nei 55 giorni di quarantena ordinata dallo Stato, prendendosela con tutti, dai laureandi in festa, ai vitaioli della movida, dando dei cinghialoni a quelli più attempati del popolo dei runner, che ha minacciato per tutto tempo di starsene ben chiusi in casa pena il famoso ”lanciafiamme” più volte minacciato, che improvvisamente ha smesso di sputare fuoco 🔥 non appena gli arriva la telefonata di De Laurentiis, un altro nostro bel presidente. Ebbene sì, tutto a un tratto De Luca diventa permissivo, per timore di dover perdere i voti dell’elettorato indotto dal proprietario del Napoli, dopo aver conquistato quasi l’unanimità del consenso di quelli che hanno bisogno di essere ancora sculacciati. Finché tutto a un tratto senza fiatare non ci pensa due volte per accordarsi con De Laurentiis aprendo alla possibilità che gli azzurri si allenassero, non prima di aver insultato tutti quelli che vanno a far jogging nelle vicinanze di casa. De Laurentiis può chiedere tutto a De Luca, anche la luna grossa, che il buon Vincenzo gliela prenderebbe, per timore che De Laurentiis gli riservasse il trattamento speciale che in passato ha riservato a De Magistris e distruggerlo mediaticamente. E toh, come per magia ’, da quando De Luca si è pronato alle richieste di De Laurentiis, improvvisamente, per non cadere in contraddizione, dalla quarantena più severa italiana, Napoli, sembra essere diventata la Svezia, no lockdown, anticipando il governo sulla fase 3 con il suo solito efficientismo, saltando direttamente la fase 2 a piè pari, e via footing per tutti, dove i cinghialoni come lui, son diventate gazzelle, e i napoletani tutti una famiglia di congiunti, che allegramente, una mascherina si e l’altra no, si godono il lungomare come non hanno mai fatto in passato, per non dire del Vomero, che nonostante i negozi chiusi, tutti hanno voluto sperimentare lo struscio in mascherina per via Scarlatti, a chi la sfoggiava più fashion. Insomma, il buon De Luca, dopo aver azzelliato Conte ogni giorno con le sue lettere, iraconde, con i suoi doppi e tripli decreti regionali ad anticipare quelli del governo, dopo aver dato del “Fratacchione” a quel maturo nerd di Fabio Fazio, apostrofato Salvini e i suoi occhiali “color pannolino di bimbo”, ed aver fatto ridere mezza Italia con le sue battute goliardiche, e dopo aver fatto il fascistello di provincia, ecco la versione più progressista di De Luca, che sembra trasformatosi improvvisamente da ducetto de noantri al Boris Johnson del Cilento e tutto questo populismo d’occasione per intercettare il consenso di tutti, dai timorosi del tipo #iorestoacasa, ai tifosi di calcio di quelli che sacrificherebbero il piatto a tavola ma non la pay tv per vedere il Napoli, e da questa apertura sportiva un liberi tutti ai commercianti che a quanto pare da lunedì riapriranno quasi a pieno regime (si fa per dire), anticipando ancora una volta il governo, decidendo tutto da se a palazzo Santa Lucia. E dire che poi ci è andata di mezzo la Santelli, presidente della Regione Calabria, messa in mora dal Governo per non essersi adeguata alle ordinanze statali su bar e ristoranti. Ma allora nel caso di De Luca avrebbero dovuto ricorrere al Tar un’ordinanza al giorno, visto che erano sempre diverse dal governo? Però così va l’Italia dei regionalismi, e ognuno si merita il presidente che si ha, tanto quello che sta a Roma, per carità bravissima persona, non conta quasi nulla, del resto come anche quelli delle regioni. Non ci resta di sperare che Dio ci aiuti, altrimenti se fosse per questi, staremmo freschi in casa ancora un bel po, a farci due pizze!
di Pippo Trio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *