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‘Affare’ Fca, il populismo liberale e di sinistra che fa più danni del Covid 19

La notizia del prestito di 6,3 miliardi di euro a tasso agevolato chiesto dalla Fca-Italy (Fiat Chrysler automobiles) a Intesa Sanpaolo con la garanzia dello Stato ha scatenato la levata di scudi della sinistra dura e pura anche interna al Pd, con il vicesegretario del partito Andrea Orlando e di un sincero liberale a parole come Carlo Calenda. E’ vero, il populismo è un virus peggiore di quello che (forse) abbiamo appena debellato.

di Peppe Papa

Il populismo è un virus peggiore di quello che (forse) abbiamo appena debellato, il covid 19 che ha mietuto migliaia di morti in Italia e nel resto del mondo, provocando una crisi economica devastante considerata dagli esperti ai livelli, se non peggiore, di quella post bellica di oltre settanta anni fa.

Inseguire il facile consenso cavalcando la rabbia, i rancori, la ricerca di soluzioni semplici a problemi complessi che riguardano la vita dei cittadini, non porta da nessuna parte se non a perpetrare le condizioni materiali di sottosviluppo e arretratezza cui il nostro Paese sembra condannato, oltre la carriera di politici narcisisti e di una classe dirigente complessivamente non all’altezza della sfida della modernità.

E’ di questi giorni la notizia del prestito di 6,3 miliardi di euro a tasso agevolato chiesto dalla Fca-Italy (Fiat Chrysler automobiles) a Intesa Sanpaolo con la garanzia della Sace, la società pubblica della Cassa Depositi e prestiti. Servirà a immettere nel settore dell’automotive tricolore, di cui la società è capofila, la liquidità necessaria alle oltre 10mila piccole e medie imprese del comparto già pesantemente provate dalla crisi per ripartire e conservare i posti di lavoro.

Apriti cielo, si è scatenato l’inferno. L’operazione, tra l’altro prevista dal decreto liquidità varato dal governo giallo-rosso, si è trasformata secondo la vulgata nell’ennesimo favore dello Stato italiano alla Fiat, la “famigerata” fabbrica degli Agnelli, che ingrata ha trasferito neiparadisi fiscali di Olanda e Gran Bretagnala sua sede fiscale e legale.

E’ insorta compatta la sinistra dura e pura, con il solito armamentario novecentesco anti padronale che fa sempre la sua bella figura tra le “masse impoverite dalla globalizzazione”, dimentica nel frattempo di essere una componente decisiva dell’attuale esecutivo.

Ma ciò che più sconcerta è che a insorgere sia stato tra gli altri il vice segretario del Pd, l’immarcescibile Andrea Orlando il quale, con un tweet ha praticamente messo in discussione una parte significativa del decreto scritto dal ministro del suo stesso partito, Roberto Gualtieri. Ridicolo.

Senza imbarcarci in discussioni su che cosa è un paradiso fiscale – ha scritto – credo si possa dire con chiarezza una cosa: un’impresa che chiede ingenti finanziamenti allo Stato italiano riporta la sede in Italia. Attendo strali contro la sovietizzazione e dotti sermoni sul libero mercato”.

A dargli man forte è intervenuto il leader di Azione e ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda il quale, rispondendo a Matteo Renzi che aveva difeso la richiesta di Fca  – “sbagliato evocare ‘poteri forti’ e ‘interessi dei padroni’ per un prestito che serve a investire in Italia: che male c’é? Mi sarei preoccupato se non lo avesse fatto.” – ha accusato i partiti della maggioranza di essere “appecoronati ai grandi gruppi”.

Conta poco per entrambi che Fca sia ormai una multinazionale di respiro internazionale e, come altre che operano nello stesso settore, abbia trasferito l’amministrazione in paesi che non figurano in nessuna lista nera dei paradisi fiscali principalmente perché questi assicurano regole di diritto commerciale certe, giustizia amministrativa e civile rapida, tassazione sui dividenti globali della holding convenienti. Insomma, legittime prerogative d’impresa fino a prova contraria.

Soprattutto se la società operante in Italia sborsa al nostro erario le imposte sul lavoro e la vendita di automobili pari a circa 4 miliardi annui, impiega 55mila persone direttamente nei suoi 16 stabilimenti e altre 300mila nell’indotto, può contare sul sostegno dei sindacati metalmeccanici che nel merito hanno evidenziato come siano stati assegnati zero euro all’industria auto nel ‘Decreto Rilancio’ da 55 miliardi.

E’ pertanto da irresponsabili, in special modo da parte di chi ha incombenze di governo o è ritenuto un serio esponente della classe dirigente nazionale, aizzare le folle allo sdegno. Un chiacchiericcio insopportabile da talk show, inutile e fine a sé stesso, di cui si farebbe volentieri a meno come un virus.

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