Gualtieri a Orlando e Calenda: ecco perchè l’operazione Fca è importante e legittima
Maggio 19, 2020
Formazione: le scuole di estetiste e acconciatori dimenticate dalla Regione
Maggio 20, 2020

Per il Recovery Fund è quasi fatta, ma l’economia italiana resta in ansia

Oltre la crisi. Con l’accordo trovato da Macron e Merkel sulla configurazione del Recovery Fund, l’impianto degli aiuti alle economie europee è sostanzialmente delineato. Ma il quadro dell’economia italiana ‘post pandemia’ resta allarmante.

di Costantino De Blasi

Complessivamente al momento le istituzioni europee mettono sul piatto circa 2500 miliardi di liquidità diretta ed indiretta per affrontare e superare la crisi.

Come avvenne durante le altre crisi di questo secolo l’Unione Europea ha dimostrato di essere una istituzione perfettibile ma tutto sommato funzionante. L’unica, o principale, incognita resta l’effetto della sentenza della Corte Costituzionale tedesca sugli acquisti di titoli di debito da parte della Bce.

Tuttavia il quadro dell’economia italiana resta allarmante

Alla fine del 2019 i fondamentali erano stati discordanti. Sul lato dell’indebitamento si era riusciti a contenere il deficit all’1,6%, meglio del 2,2% programmato, grazie soprattutto ad una crescita delle entrate con aumento della pressione fiscale e una contrazione della spesa per interessi.

Sul lato del debito il rapporto col prodotto interno lordo aveva chiuso al 134,8% con uno stock cumulato di 2409 miliardi per effetto dell’utilizzo di 42 miliardi del fondo di tesoreria. Già a gennaio lo stock era risalito a 2444 miliardi con un rapporto superiore al 135,5%.

Le proiezioni 2020 convergono verso un indebitamento netto intorno al 6%, pari ad oltre 150 miliardi, e un rapporto debito pil vicino, se non superiore, al 160%.

A prescindere dall’efficacia e dall’utilizzo dei fondi europei occorre pensare al dopo crisi. Le agenzie di rating hanno per ora graziato l’economia italiana limitandosi a modificare l’outlook da stabile a negativo, ma quando la pandemia sarà risolta e sarà necessario tornare sul mercato alla ricerca di risorse per far fronte alla nuova e più grande montagna di impegni finanziari, servirà presentarsi come Paese affidabile e meritevole di nuova fiducia.

La spesa per interessi sul debito con spread intorno a 200 punti base già valeva 60/65 miliardi. Con i nuovi livelli di debito potrebbe valere a condizioni dei tassi invariate una trentina di miliardi l’anno in più.

Ragion per cui è fondamentale presentare alle istituzioni europee e agli investitori internazionali un programma di messa in sicurezza dei conti pubblici a prescindere dagli obblighi previsti dal Patto di Stabilità e Crescita oggi sospeso.

Nella versione sino a ieri in vigore il Patto di stabilità (six pack) prevedeva una riduzione dell’indebitamento strutturale nella misura dello 0,5% annuo fino a raggiungere il pareggio di bilancio strutturale, ove per strutturale si intende al netto degli effetti del ciclo economico e delle misure una tantum.

Era un traguardo raggiungibile senza grande sforzo che tuttavia i governi degli ultimi anni hanno sistematicamente mancato. Il prezzo pagato è rappresentato da uno spread molto volatile e costantemente vicino a quello di Paesi con economie nettamente meno vivaci.

Lavorando sul mio modello econometrico e ipotizzando una crescita media del pil nominale del 2,5% raggiungeremmo un rapporto debito pil del 140% solo fra 10 anni, ancora troppo alto ma compatibile con gli effetti di una crisi tanto profonda e violenta.

  • Forecast stock debito pubblico e rapporto debito/pil (scala di dx) a legislazione vigente e crescita nominale del PIL 2,5% annuo

Per poter liberare risorse che servono alla crescita del Paese serve fare riforme che migliorino la produttività, facilitino gli investimenti ma soprattutto mettere in atto quella disciplina dei conti pubblici di cui troppo spesso ci siamo dimenticati e che poi abbiamo pagato a caro prezzo quando c’era da aumentare la spesa pubblica per far fronte alle emergenze

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *