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Quei quattro furbetti del calcio italiano

Il Coronavirus, ha distrutto tutte le economie del nostro Paese, tranne che per il settore del calcio italiano che come solito nostrano costume, diventa il porto franco per alcuni presidenti di club della Serie A, capitanati più che da falchi , bensì da papooni, in testa al gruppo De Laurentiis e Lotito, il primo per esclusivi motivi di opportunità economica e il secondo , diciamo anche per opportunità sportive, altrimenti quando gli capiterà più di lottare per lo scudetto? Insomma, trasformare il dramma Coronavirus in opportunità economica di risparmio, a prescindere che la stagione si concluda o meno, per alcuni presidenti dei club calcistici il virus casca come cacio sui maccheroni. Praticamente questi furboni del calcio, dopo aver mandato in ferie forzate, ma non pagate, i calciatori, nonostante tutti i settori simili al calcio come la musica hanno dovuto chiudere la stagione concertistica in corso, loro pretendono di finirla normalmente la propria stagione, pur arrogandosi il diritto di tagliare due mesi di paga ai calciatori, pur approfittando dei soldi dei contribuenti per aver messo in cassa integrazione i propri dipendenti, così come sollecitamente ha fatto il presidente del Napoli, e comunque pretendere in ogni caso, che si concluda o meno la stagione, di farsi pagare interamente dalle pay tv e dagli sponsor i corrispettivi pagamenti concordati. Cioè, questi personaggini, non solo pretendono di non perderci un euro nonostante tutto il mondo produttivo ha già dovuto rinunciare ai propri fatturati e continuano a fare enormi sacrifici per la ripresa, mentre quelli del calcio vogliono essere pagati per intero nonostante le mancate prestazioni e tagliare ugualmente i costi dei loro dipendenti, nonostante la possibilità concreta di poter concludere la stagione. Questi del calcio devono aver preso il Coronavirus come l’albero della cuccagna e permwttergli ancora una volta di farla franca significherebbe che veramente si sia governati da una classe politica di incapaci per un verso, e da papponi per l’altro. Non è tollerabile che pur di sfruttare la situazione anche in momenti così drammatici per il Paese, con la scusa di essere sempre l’oppio dei popoli, la panacea di tutti i mali esistenziali degli italiani, quelli che il calcio pensano di poter fottere tutti, nessuno escluso, perché tra le altre cose non intendono nemmeno rimborsare gli abbonati allo stadio impossibilitati per legge dal poterci andare, e malgrado ciò, con la scusa di voler riprendere per salvare il posto di lavoro a tutte quelle figure che gravitano intorno al mondo del calcio che riescono a malapena a portare avanti le proprie famiglie, mica per le centinaia di milioni ancora da incassare? Niente di più falso, anche perché quella tipologia di lavoratori sarà tutelata dagli ammortizzatori sociali, come tutte le altre categorie, a vantaggio degli stessi club che pur fatturando centinaia di milioni e che fanno utili per altre decine, possono usufruire delle agevolazioni statali e sgravarsi degli stipendi dei loro addetti, che probabilmente utilizzano ugualmente. In realtà il mondo del calcio non vuole ripartire per salvare il lavoro e lo stipendio di questi lavoratori che nel migliore dei casi non raggiungono i 1800 euro mensili, ma perché vogliono incassare ancora almeno mezzo miliardo di euro dalle pay tv e dai loro sponsor, magari approfittando nello stesso tempo di tagliare altri milioni in ingaggi a quei ragazzi viziati dei calciatori, che non solo dovranno rinunciare a parte dei loro soldi, ma anche alle proprie vacanze al mare perché se si riprende si giocherà fino ad agosto facendo 3 partite a settimana sotto il solleone e prima ancora aversi dovuto allenare in casa durante la quarantena e nella fase 2 nei centri sportivi con tutte le difficoltà del caso e non prima di fare 4 tamponi a settimana che non sono mai una passeggiata di salute, perché questi test discretamente invasivi, spesso recano lacerazioni all’interno della gola. Insomma, pare che il Coronavirus sia stato una catastrofe per tutti tranne che per i presidenti del calcio, soprattutto per un certo tipo di presidenti. Ma è chiaro che non potrà mai andare così come intendono loro, anche perché, a parte un certo tipo di giornalismo sportivo ovviamente accondiscendente, non c’è nemmeno la spinta dei tifosi a dare man forte affunche il calcio riprenda. Fosse per noi, riprenderebbe subito, ma solo ed esclusivamente a porte aperte e senza alcuna agevolazione per i proprietari dei club, perchè se volessero incassare tutto quello concordato nei contratti con la pay tv e gli sponsor, innanzitutto dovranno pagare per intero i calciatori, se non dargli pure degli extra per giocare per tutta l’estate con 40 gradi, e soprattutto restituire i soldi allo Stato per aver usufruito degli ammortizzatori sociali pur non essendo aziende in crisi. Per cui, sistemate tutte le posizioni etiche ed economiche, che il calcio, ma anche tutti gli altri settori simili per tipologia di intrattenimento, riptendano pure, diversamente, quelli del calcio facciano gli stessi sacrifici che tutti gli altri settori industriali e commerciali fanno ed hanno già fatto e soprattutto rispettano il dolore di milioni di persone a cui il Coronavirus ha distrutto le famiglie oltre le attività lavorative!

di Pippo Trio

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