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Giocare a calcio ogni tre giorni a 35 gradi, è da folli!

Italy's players Giorgio Chiellini (L), Leonardo Bonucci (C) and Matteo Darmian during a training session in Mangaratiba, Brazil, 18 June 2014. Italy will face Costa Rica on next 20 June for D group in Fifa World Cup 2014. ANSA/ETTORE FERRARI

Gli operatori del calcio italiano devono farsene una ragione, la stagione calcistica è finita! Troppo tardi per rimediare in modo arraffazonato a protocolli teorici, tentativi conplicati di accordi fra tutte le parti in causa, non c’è tempo per sistemare le questioni in sospeso in modo soddisfacente per tutti. Inoltre, qualora pure si riuscisse, è da folli far giocare ancora 11 partite di campionato ogni tre giorni in piena estate con temperature proibitive e persino a porte chiuse, praticamente l’anti calcio per eccellenza. Ammiriamo la capacità dei tedeschi di mettersi d’accordo subito ed aver decretato con l’accordo di tutte le parti la ripresa degli allenamenti e prima di tutti aver ripreso il campionato, ma sono stati veloci a farlo di comune accordo e soprattutto lo hanno fatto in tempo utile, quel tempo che adesso noi in Italia non abbiamo più, al netto di tutti gli altri accordi ancora da trovare sulla data, sulla modalità di ripresa, sugli accordi economici fra tutte le parti. Insomma, come solito nostro costume, una babele di regole, volontà diverse allo scopo di concludere una stagione con il solo intento di far recuperare qualche centinaio di milioni al movimento, che tolte le spese, i disagi e lo slittamento di tutto il resto, come i contratti scaduti, il mercato, le vacanze, il prossimo ritiro pre campionato e l’inizio posticipato della nuova stagione, significa rovinare non solo la stagione in corso, ma compromettere anche la prossima. In ogni caso, quello che innanzitutto dovrebbe far cambiare idea agli organizzatori e rinunciare a una ripresa troppo stressante è innanzitutto capire che il calcio ha ragione di esistere solo ed esclusivamente a porte aperte, i tifosi sono la base assoluta affinchè il calcio abbia un senso, inoltre, per giocare partite impegnative lunghe più di un’ora e mezza, dopo circa tre mesi di inattività e solo quattro settimane di allenamenti, pone i calciatori a serio rischio infortuni, soprattutto poi perché le condizioni meteo costringeranno ad un maggior consumo di energie e logorio fisico e mentale, anche perché trattasi di un finale di campionato con tutti gli stress che le varie poste in palio comportano. Quindi, perché rischiare tutto ciò per chiudere una stagione comunque falsata nel risultato sportivo, con tanti rischi immediati e con quelli di compromettere il futuro a cominciare dal mercato, perché i rischi di infortuni altissimi potrebbero vanificare una pianificazione fra cessioni e acquisti che inevitabilmente saranno condizionate sia dalla lunga inattività, che da quello che emergerà nella ripresa e a chiusura della stagione. Ma il calcio italiano, più che uno sport è un industria e come tutte le industrie hanno bisogno di fatturare per poter rimanere in piedi, a differenza che nell’industria prima di tutto contano i macchinari, le attrezzature per poter produrre, nel calcio quelle attrezzature, quei macchinari sono innanzitutto i calciatori e se questi non vengono messi in condizioni di produrre vittorie, gol e spettacolo, si comprometterebbe anche l’immediato futuro. E allora si rinunci seppure a malincuore a questa rischiosissima ripresa pagando tutti qualche scotto, e si dia il tempo ai calciatori di riallenarsi con calma per riprendere la condizione per poi mandarli serenamente in vacanza che mai come questa volta ne abbiamo tutti bisogno per recuperare gli stress che l’emergenza Coronavirus e le relative restrizioni ci hanno costretto e poi magari nel calcio riprendere con i ritiri precampionato al meglio della forma fisica e mentale per una prossima stagione ancor più organizzata, competitiva, performante e spettacolare, nel ritrovato rispetto delle naturali scadenze dei calendari. Diversamente, se per poche centinaia di milioni da dividersi in tanti, affrontare tutte queste problematiche tecniche, atletiche, logistiche e magari anche zeppe di contenziosi fra tutte le parti, si faccia pure questo salto nel buio della ripartenza. Però poi dopo aver scelto la strada più tortuosa non ci si lamenti, e ci si assuma tutti le responsabilità del caso, non ultime quelle irrisolte legate all’emergenza Covid19 che non abbiamo nemmeno menzionato!

di Pippo Trio

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