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“L’ozono è la cura per il Covid”: uovo di Colombo o fake news?

“L’ozono è efficace nella cura ai pazienti Covid e nella sanificazione degli ambienti”. “L’ozono utile per la sanificazione degli ambienti? Una fake news”. Divergenza di opinioni? Non proprio. Piuttosto teorie scientifiche supportate da numeri e dati proposti, nel primo caso, dalla SIOOT (Società Scientifica di Ossigeno-Ozono Terapia) e nel secondo addirittura dal Ministero della Salute, che ha bollato come “bufala” la vicenda.

di Alessio Gallicola

Una querelle come ce ne sono tante tra la comunità scientifica al tempo del Covid, ma questa dell’ozono assume una valenza superiore per la portata che una simile scoperta – se confermata – promette di avere sulla lotta al Coronavirus.

Intanto, a suffragare le tesi dei “pro ozono”, c’è l’evidenza dei risultati raggiunti. A poco più di due mesi dall’utilizzo dell’ossigeno ozono sui malati di Covid-19, esiste una conoscenza più precisa dei meccanismi di azione e c’è riscontro della capacità terapeutica che risulta dai pazienti trattati. Sono diversi i lavori già pubblicati su riviste scientifiche in cui si descrive in maniera dettagliata come l’ozono riesca a disattivare ed eliminare il virus.

E sono numerosi i Paesi che utilizzano questa tipologia di trattamento. In Cina e Spagna è ormai prassi consolidata, in Romania il Ministero della Salute ha convalidato il protocollo di cura della Società Scientifica Italiana di Ossigeno Ozono Terapia; in Brasile è stata presentata una legge per utilizzare l’ossigeno ozono in tutti gli ospedali.

“Attendiamo i risultati definitivi, perché come per ogni pratica medica servono evidenze scientifiche a supporto, nell’interesse dei pazienti ma anche della terapia stessa”.

E in Italia? Da noi sono 15 gli ospedali che praticano il protocollo di cura e utilizzano le macchine indicate dalla SIOOT per curare centinaia di pazienti colpiti dal virus. Dai dati raccolti risulta che l’ossigeno ozono è efficace al 94% sui pazienti positivi non ancora intubati e all’84% su quelli in ventilazione forzata e terapia intensiva. “In proposito ci sono diversi studi, come quello condotto dal dottor Franzini della SIOOT e dal Policlinico Umberto I di Roma –  dice il coordinatore della Commissione sull’Ossigeno ozono terapia interdisciplinare dell’Ordine dei Medici di Roma, Foad Aodi -. Ma attendiamo i risultati definitivi, perché come per ogni pratica medica servono evidenze scientifiche a supporto, nell’interesse dei pazienti ma anche della terapia stessa. All’Ordine dei Medici abbiamo istituito una Commissione ad hoc, proprio per fare luce sull’efficacia dell’ozono”.

Intanto crescono i casi di persone salvate grazie all’ossigeno ozono. Tra queste il caso più significativo è quello di Marco Maranzani, 76 anni, curato all’ospedale Mauriziano di Torino. A fine marzo, dopo giorni di febbre, l’uomo ha cominciato ad avere problemi respiratori. La diagnosi, al pronto soccorso, era scontata: polmonite bilaterale da SARS Cov-2. Ha avuto inizio la terapia farmacologica con ventilazione non invasiva. Ma dopo una fase in cui sembrava che ci fosse un miglioramento, la situazione è peggiorata e l’uomo è finito in terapia intensiva. Poi il casco e una lieve ripresa, seguita però dopo quattro giorni da un altro peggioramento, che pareva decisivo. L’ultimo tentativo è stato con l’ossigeno-ozono terapia. A sorpresa il risultato è andato al di là di ogni aspettativa. Dopo qualche giorno l’uomo si è svegliato, è guarito e l’11 maggio, dopo un mese e mezzo, è tornato a casa dal nipotino di tre anni che lo aspettava da tempo.

“Questa storia potrebbe dunque indicare che l‘ozono-terapia possa contribuire a potenziare la risposta dell’organismo rallentando l’infiammazione e riducendo i danni a livello polmonare”.

L’esito di questa storia potrebbe dunque indicare che l’ozono-terapia possa contribuire a potenziare la risposta dell’organismo rallentando l’infiammazione e riducendo i danni a livello polmonare.

Per incrementare la ricerca sugli effetti dell’ozono terapia è nata addirittura una onlus, “Ozono Solidale”, che sulla base della documentazione scientifica, della pratica medica, delle testimonianze dei sanitari che hanno praticato l’ozonoterapia e dei pazienti che sono guariti, propone di raccogliere il 5 per mille allo scopo di fornire i macchinari e i protocolli di cura ad un numero sempre maggiore di ospedali italiani.

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