Le autostrade italiane in balia delle bizzarrie M5S: “Benetton come gli Agnelli, stop aiuti”
Maggio 26, 2020
Recovery Fund e Mes: perché l’Italia meriterebbe di essere commissariata
Giugno 1, 2020

Centrosinistra, la ‘farsa’ di Ercolano: Buonajuto sfiduciato e il Pd in confusione

A Ercolano va in scena l’ennesima faida nel centrosinistra. La mozione di sfiducia presentata dai consiglieri del Pd contro il sindaco renziano, Ciro Buonajuto trasforma, a poche settimane dal voto, la dialettica politica e le alleanze, in una squallida bega strapaesana che potrebbe inficiare il risultato della riconferma del primo cittadino uscente e porre fine all’esperienza di governo della coalizione nella cittadina vesuviana e non solo.

di Peppe Papa

Dunque, ricapitoliamo: Pd e 5S assieme nel governo, Pd e deMa assieme nel collegio senatoriale, Pd all’opposizione di deMa a Napoli e con deMa in città metropolitana, 5S e deMa contro Pd in Campania”.

Con poche righe su Facebook Antonio Bassolino ha fotografato alla sua maniera lo stato di confusione in cui il Partito democratico locale è sprofondato a partire dal 2011, l’anno fatale della presa di Palazzo San Giacomo da parte delle truppe “rivoluzionarie” arancioni di Luigi De Magistris. L’anno nel quale, guarda caso, fu certificata la fine dell’epopea dell’ex sindaco del “Rinascimento” napoletano e governatore della Campania, consegnandolo alla storia.

Da allora il partito non ha più azzeccato una mossa, fino quasi a scomparire, perso in una faida interna tra le consorterie dei suoi innumerevoli capi bastone, impegnati solo a preservare sé stessi e i loro piccoli strapuntini di potere.

Un’implosione in piena regola fino allo stato pre-comatoso che, con l’elezione di Vincenzo De Luca alla presidenza della Regione – peraltro ottenuta per merito quasi esclusivo del pugnace sindaco di Salerno – sembrava aver trovato una tregua la quale, invece, si è rivelata effimera.

L’inconsistenza e l’inaffidabilità continua ad essere la cifra che caratterizza la sua azione politica.

Specialmente quando si apprestano momenti topici, come in questi mesi, con importanti scadenze elettorali alle porte. Il rinnovo del consiglio regionale della Campania e di alcuni Comuni, tra i quali quello importante di Ercolano, municipio guidato da Ciro Buonajuto, ‘enfant prodige’ del Pd, passato armi e bagagli, lui renziano della prima ora, a Italia Viva diventandone ben presto uno dei riferimenti principali a Napoli e provincia con l’ex senatrice dem, Graziella Pagano e il presidente della VIII Municipalità, Apostolos Paipais.

Ebbene, proprio ad Ercolano, stendendo prima un velo pietoso sulla vicenda della riconferma della candidatura da uscente di De Luca e quella imbarazzante dei rapporti con DeMa, il Pd ha messo in scena il meglio del suo repertorio: provincialismo, ‘svaghezza’ del proprio gruppo dirigente, mediocre opportunismo e, appunto, confusione. Trasformando, a poche settimane dal voto, la dialettica politica e le alleanze, in una squallida bega strapaesana che potrebbe inficiare il risultato della riconferma di Buonajuto e porre fine all’esperienza di governo del centrosinistra nella cittadina vesuviana.

Al culmine di fibrillazioni nella maggioranza che andavano avanti da mesi e acuitesi durante il lockdown, ieri è stata protocollata la richiesta di sfiducia al sindaco presentata da sette consiglieri del Pd, primo partito della maggioranza, e sei dell’opposizione. “La città non può ulteriormente subire una gestione miope e personalistica del potere – hanno scritto nella motivazione dell’atto i consiglieri – come quella che è stata più volte criticata e che ha portato a scelte politiche amministrative al limite del contrasto con gli obiettivi prioritari annunciati alla comunità in sede di presentazione della proposta politica che sosteneva il sindaco”. Amen.

Dunque, praticamente a fine mandato, i rappresentanti dem in Consiglio hanno scoperto che il primo cittadino aveva disatteso le promesse e pertanto andava rimosso per ‘alto tradimento’. Ridicolo.

Buonajuto, a quanto pare per niente sorpreso, ha replicato a muso duro: “Vado avanti”. E rilanciato la sfida: “facciano pure, continuino su questa strada, sinceramente è l’ultimo dei miei pensieri, ne risponderanno alla città, io non ho paura”. In questi mesi, ha poi aggiunto “sono stato solo a lanciare un grido di allarme contro le scarcerazioni di pregiudicati legati ai clan del nostro territorio e sono stato solo vicino a commercianti e imprenditori che stanno vivendo un momento drammatico per il futuro delle proprie attività e, soprattutto, delle loro famiglie”.

A inquietare in questa storia e conferirle i connotati di una farsa, la circostanza che il primo firmatario della mozione di sfiducia sia stato il capogruppo del Pd, Antonio Liberti. Niente di strano direte.

Si dà il caso però che lo stesso, dopo avere lasciato proprio il Pd di cui era stato segretario, sia stato sonoramente sconfitto da Buonajuto alle precedenti elezioni amministrative, diventando capo dell’opposizione per poi fare ritorno alla casa madre con l’avvento di Zingaretti alla segreteria e l’ingresso nella maggioranza di governo, fino alla nomina a capogruppo il 16 maggio scorso.

Un preludio, quasi certamente, a una nuova candidatura a sindaco del centrosinistra, ma questa volta senza l’ingombrante presenza del primo cittadino uscente che tutti davano naturalmente per riconfermato.

Politica politicante, insomma, dal respiro corto come quello rantolante dei dirigenti democrat provinciali. Del segretario, Marco Sarracino, si sono perse le tracce, dicono che dovrebbe incontrare Buonajuto per un chiarimento, mentre non manca chi nel Pd non rinuncia a manifestare lo sconforto e più di una perplessità.

Antonio Marciano, consigliere regionale e storico dirigente del partito, uno dei giovani delfini, insieme a Andrea Cozzolino, del Bassolino dei tempi d’oro, non nasconde il disorientamento e la preoccupazione in vista di una tornata elettorale importante per la regione.

E’ chiaro che nel pieno di una complicata composizione di un quadro di alleanze possibili per la Regione e per i 28 comuni al voto nell’area metropolitana – ha scritto sul suo profilo Fb –  la sfiducia al sindaco di una città rilevante come Ercolano e unico sindaco di Italia Viva, avrebbe determinato contraccolpi in rapporto ad i vertici del partito di Renzi”.

“Confesso di non conoscere bene tante vicende locali – prosegue – e dunque a maggior ragione rispetto l’autonomia del circolo locale e del gruppo consiliare. Ma ne abbiamo valutato tutti i rischi ed i contraccolpi? La vicenda, che appare articolata e complessa, fino a dividere nuovamente il gruppo consiliare del Pd è passata per il doveroso confronto con la segreteria metropolitana? E se la mozione va avanti quale alleanza si immagina per il futuro prossimo?”.

Domande ragionevoli: a Sarracino staranno fischiando le orecchie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *