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Recovery Fund e Mes: perché l’Italia meriterebbe di essere commissariata

La Commissione Europea di Ursula von Der Leyen vara un piano da 750 miliardi di euro. All’Italia 82 miliardi a fondo perduto e 91 miliardi di crediti. Un’occasione irripetibile per supportare le tradizionali virtù italiane e combattere gli antichi vizi di un Paese sprecone governato dalla burocrazia.

Editoriale di Gaetano Piscopo

Il Recovery Fund è un accordo spinto dall’asse franco-tedesco e tra gli ideatori di questo programma c’è Sandro Gozi ex sottosegretario dei governi Renzi e Gentiloni e attuale europarlamentare eletto in Francia.

Nulla di strano per un politico che aderisce al Partito Radicale Transnazionale e che ha accolto l’invito in Renaissance progetto voluto da Macron per una lista che raccoglieva candidati di sette nazionalità.

Gozi si ispira alle battaglie per un Europa Federale di Marco Pannella, i voti li ha avuti in Francia e non per questo può essere additato di tradimento perché è e rimane italiano e il suo attuale impegno lo dimostra.

Ma veniamo all’essenza del provvedimento

Tra i paesi maggiormente beneficiati da questo fondo c’è sicuramente l’Italia a dispetto di tutti gli euroscettici. La provvista potrebbe essere un importante volano per risollevare le sorti di una lunga crisi acuita dall’emergenza Covid.

Il “potrebbe” è d’obbligo per diversi motivi. Intanto perché l’Italia è tra le nazioni comunitarie che registra la percentuale più bassa di utilizzo dei finanziamenti messi a disposizione dall’Europa. Delle disponibilità a noi riservate nella programmazione 2014-2020 sono state utilizzate solo il 23% delle risorse eppure c’è una interminabile lista di progetti infrastrutturali da continuare o da improntare per modernizzare il Paese. Allora qualche preoccupazione dobbiamo averla.

La nostra capacità di spesa è frenata da una burocrazia eccessiva, da regole che di continuo vengono cambiate dai governi che si succedono e da una classe politica che cerca di utilizzare questi benefici centellinati solo per la propria capacità di produrre consensi elettorali.

Questa volta però siamo alle strette. Il lockdown ha completamente messo in ginocchio il tessuto produttivo ed economico del Paese registrando la moltiplicazione rapida dei valori di indebitamento pubblico che saranno la vera zavorra delle prossime generazioni. Senza la vera ripresa produttiva non potremmo risollevarci.

C’è bisogno di avere subito delle risposte concrete e fattive e i continui annunci, che sono stati la cifra caratteristica di questo governo, non bastano più per sostenere le sorti di un’economia allo sfacelo.

Le famiglie, le imprese ed i servizi non possono essere abbandonate alla discrezionalità valutativa del sistema bancario e alla morsa di una burocrazia anacronistica. C’è bisogno anche di frenare chi ritiene di utilizzare ancora fondi per altri interventi improduttivi (vedi il caso Alitalia) con ulteriori sprechi.

Ad oggi non si ha evidenza dei contributi promessi tramite il sistema bancario, degli accrediti Inps ai lavoratori della cassa integrazione e delle azioni promesse nei continui annunci di Conte. Ancor peggio parte di questa compagine di governo è contraria ad utilizzare i 37 miliardi di euro del Mes che sono disponibili ancor prima delle tranche previste dal Recovery Fund.

Insomma una Nazione che ha vitale necessità di questa liquidità, pur in presenza di norme meno stringenti e senza rischi di essere commissariati dalla troika, si permette il lusso di rinunciarvi.  

La preoccupazione di questi giorni viene accentuata dallo spettacolo indecoroso nella contrapposizione tra Regioni e tra queste e il Governo. La politica dimostra tutte le proprie lacune. 

Non vi è dubbio che il Coronavirus ha colto impreparati tutti, scienziati e classe dirigente e il sacrificio di vite umane è stato dovuto anche a questo. Oggi però il fenomeno Covid per la sua evoluzione e per l’isolamento attuato ci induce a riflettere. Il virus non è stato del tutto debellato e non ci sono elementi per poter prevedere una nuova ondata di contagi. Abbiamo però acquisito l’esperienza per un più corretto approccio terapeutico e compreso che il distanziamento sociale al momento è la forma più efficace di prevenzione.

Chi pensa di tenere ancora isolate alcune aree del Paese come il Nord-Ovest maggiormente colpite nei dati statistici non si rende conto degli ulteriori danni che saranno prodotti. Come si fa ad immaginare una ripresa tenendo ferma l’area più produttiva e ricca del Paese?

Ci meravigliamo che dal Nord Europa stiano pensando a dei corridoi per i flussi turistici verso i paesi meno colpiti quando in Italia ci sono Regioni che paventano blocchi, barriere d’ingresso e provvedimenti propri diversi da quelli governativi. Tra sceneggiate, battute e annunci l’emergenza che avrebbe dovuto rendere tutti solidali e uniti dall’incertezza dei destini si sta trasformando ancora una volta in continui spot elettorali.

La crisi ormai insopportabile senza il governo univoco delle scelte richiede una maggiore responsabilità di tutti e soprattutto l’individuazione di una classe dirigente e politica all’altezza delle sfide.

Non possiamo perdere altro tempo è la provvista finanziaria più importante dal dopoguerra messa a disposizione dell’Italia deve essere utilizzata realmente per risollevare le sorti del Paese e se questo quadro politico non è all’altezza del proprio compito è la stessa Comunità Europea che deve trovare il sistema di far pervenire i benefici direttamente alle famiglie e alle imprese italiane velocizzando i tempi e abolendo ogni forma di “caporalato” e di intermediazione della politica locale e centrale.

L’Europa dei popoli, federale e solidale, deve essere l’opportunità risolutiva delle nostre incapacità di esprimere una classe dirigente adeguata ai difficili compiti di governo del territorio.

Diciamoci la verità: forse tutto sommato meritiamo di essere commissariati       

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