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‘Stati generali’: Recovery fund, basta alibi

Foto Fabio Ferrari/LaPresse

Governo, opposizione e parti sociali non possono più cincischiare e glorificarsi sui fondi promessi dalla Ue per fronteggiare l’emergenza post-covid, ne va della credibilità e affidabilità del sistema Paese. Proporre progetti, programmi e idee, questo devono fare per evitare che gli Stati generali, annunciati dal premier Conte, si trasformino in un boomerang.

di Umberto Minopoli

Forse non l’avete capito: non ci sono più alibi

Il governo e i partiti di maggioranza devono smetterla di glorificarsi sui soldi decisi dalla Comunità Europea, smetterla di fare i puntigliosi sulle condizionalità (che non ci sono), smetterla di usare i fondi solo come fiera delle vanità e garanzia per il futuro.

Devono proporre cose, progetti, programmi idee. Gli Stati generali di Conte saranno un boomerang (e un pericoloso colpo alla nostra credibilità verso l’Europa e verso gli stessi Stati “frugali scettici sulle nostre capacità di spesa produttiva) se il governo si presentasse alle forze sociali senza le linee di un programma di spesa dei soldi europei.

Conte non può illudersi: la prova degli Stati generali è quella decisiva

La fiducia e la credibilità guadagnati sul campo dal governo possono precipitare se all’appuntamento con le forze sociali il governo si presentasse per “chiedere opinioni” e non per offrire idee e propositi: concrete, non vaghezze o un libro dei sogni.

Ma troverei altrettanto intollerabile che le stesse forze sociali, Confindustria e sindacati, si presentassero all’appuntamento senza idee proprie e solo per fare l’esame al governo.

Il nuovo presidente degli Industriali ha parlato sinora come il vero capo dell’opposizione: ingeneroso e ingiusto contro l’esecutivo. Facendo il megafono delle proteste di tutti e su tutto e senza vere proposte fattibili alternative a quelle del governo.

Si fa solo demagogia quando si criticano insieme le misure a pioggia del decreto “Rilancio” e, al tempo stesso, i suoi ritardi.

Vale anche per l’opposizione che deve decidersi: si impegna a deporre, in questa fase, la stanca e inutile aspettativa del voto, o decide di dare una prova di patriottismo scrivendo insieme a governo, sindacati e imprese il patto per spendere i soldi europei per un’azione di ricostruzione?

Si diano tutti una mossa e la si smetta con il gioco delle figurine, dei posizionamenti tattici e del teatrino. La vera prova di credibilità viene ora: diteci se abbiamo, come paese, una speranza di ripresa e di ricostruzione.

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