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Il calcio italiano non meriterebbe di ripartire!

Dispiace dirlo, siamo tutti appassionati, ma quello che sta accadendo all’interno della Lega Calcio è nauseante. Solo in Italia la ripartenza dello sport più amato dagli italiani ha fatto emergere tutta l’inadeguatezza di certi viscidi personaggi che gestiscono i club di Serie A. Falchi, avvoltoi, iene, qualche pecorella e poche colombe in questa giungla che è la Lega di Serie A. Il dio denaro innanzitutto, nessuno che parli di vincere, salvarsi, giocare, offrire al pubblico quello spettacolo a cui gli sportivi sono abituati da sempre, quanto meno nei loro sogni. C’è voluto il Covid 19 per chiarirci definitivamente che sorta di accattoni sono oggi i presidenti dei club, fatte salve rare eccezioni, solo furbetti e avidi personaggi che al contrario di chi oggi a causa della pandemia ha dovuto rinunciare quasi a tutto, questi signori non sono disposti a nessun sacrificio pur di riprendere, ad arraffare soldi, mica per divertire la gente e mitigare le loro sofferenze? Solo in Italia la ripresa del calcio anziché essere una gioia per lo sport ritrovato diventa motivo di divisioni, polemiche, di tutti contro tutti, a questo punto non vediamo l’ora che si giochi e finalmente che la potenza del calcio giocato metta a tacere tutti e vincere la partita più importante, quella del ritorno ad una normalità che qualcuno da più parti non vuole più consentire dopo la pandemia, peraltro non ancora sconfitta. Lo diciamo sempre ogni qual volta accade qualcosa di brutto nel calcio, che sarebbe l’occasione giusta per riformare regole, diritti e doveri, ma adesso è veramente diventata la priorità. Non si può più consentire a chi fa calcio a certi livelli, di operare solo allo scopo di trarre i massimi vantaggi con il minimo sforzo. È facile fare calcio solo ed esclusivamente con i soldi elargiti dai diritti Tv, degli sponsor e soprattutto quelli dei tifosi che permettono a tutte le parti in causa di esistere, perché senza la passione della gente, senza la loro presenza, senza i loro abbonamenti e senza i loro soldi spesi pure per tutti i prodotti che gli sponsor pubblicizzano attraverso il calcio, tutto il carrozzone non solo non ripartirebbe ma nemneno avrebbe modo di esistere. Ci vuole il massimo rispetto di chi permette a presidenti e protagonisti in campo di poter guadagnare facilmente tantissimi soldi come in nessun altro settore industriale e imprenditoriale accade. A quale settore della vita è permesso di regolarsi autonomamente, di poter accedere, senza neanche cominciare la produzione a montagne di soldi elargiti per diritti tv, abbonamenti e quant’altro? Quale altra industria permette di poter far soldi sullo scambio degli esseri umani come avviene nel calciomercato, tranne che al mercato degli schiavi o nella tratta delle donne? Avete mai visto un produttore di cinema essere proprietario degli attori e venderli al mercato? Ronaldo, non è Robert De Niro eppure se lo fosse anche di più riconoscendogli tutta l’arte, a differenza di un grande attore o di qualsiasi altro professionista i soldi non li guadagna solo lui per la grandezza che esprime in campo, ma dietro di lui vi è tutto un mercato delle vacche grasse, perché di quello si tratta, perché tutti i calciatori vengono marchiati con la proprietà di qualcuno e vengono venduti e comprati come in qualsiasi altro mercato. Ci piacerebbe che un giorno i calciatori, che a loro volta sono delle imprese, piccole, medie e grandi, potessero gestirsi da soli. Aprire e chiudere contratti con l’obbligo di tutte le parti, del rispetto dei quali fino a naturale scadenza, come accade in qualsiasi rapporto professionale e commerciale. Inoltre chi vuol produrre calcio, prima di poter accedere a tutte le agevolazioni economiche che questo mediatico mondo elargisce, deve poter garantire un livello tale di organizzazione, di strutture e di spettacolo che valga i soldi che percepirà per la partecipazione a questo grande spettacolo. Non esiste che si possa far calcio a certi livelli senza avere impianti e strutture sportive adeguate al movimento, sarebbe come voler far industria senza manager, capannoni e macchinari per la produzione. Ma soprattutto il calcio non è la magistratura che pretende l’autonomia di gestione pur essendo regolato come qualsiasi altra industria o impresa. È ora di finirla con questa sorta di papponi che sfruttano il calcio e la passione della gente solo ed esclusivamente per guadagnare. Certo, un imprenditore ha tutto il diritto di guadagnare anche attraverso il calcio, ma il suo guadagno deve essere incentrato sull’impresa sportiva e di spettacolo, non puó provenire solo attraverso lo sfruttamento d’immagine, partecipazione e mercato. Il calcio fonda tutto sul prodotto sportivo ai fini del divertimento dei suoi clienti, il traguardo attraverso il quale guadagnare i tanti soldi che vi girano, è la qualità della produzione di spettacolo, l’efficienza dell’organizzazione, la garanzia del prodotto offerto. Presidenti di calcio come De Laurentiis e Lotito definiti i falchi della Lega, che antepongono prima di ogni cosa il loro guadagno, andrebbero emarginati, e fortunatamente la loro linea prepotente in questa difficile fase di ripresa non è passata, soprattutto nei confronti dei proprietari dei diritti televisivi, minacciati particolarmente dal presidente del Napoli di essere oscurati quindi impedire di trasmettere le partite, persino di quelle di cui si è già pagato e senza sconti dovuti ai disagi che tutti hanno subito per l’emergenza Covid. Per contro, presidenti come De Laurentiis in questa emergenza Covid hanno peró preteso di tagliare stipendi ai calciatori, di poter mettere in cassa integrazione i propri dipendenti ma di non perdere nulla del proprio guadagno nè dai diritti tv, ne dagli sponsor e neanche riguardo al valore dei propri calciatori, abbassatosi naturalmente come tutti gli altri a causa della crisi, e pet quanto riguarda il Napoli, valori calati anche per prestazioni individuali e di squadra non proprio ad alti livelli. Purtroppo però De Laurentiis non è l’unico presidente di calcio da criticare perchè se la sua linea viene ormai presa ad esempio da altri, vi sono anche altre situazioni border line all’interno dell’intera organizzazione, come ha dimostrato questa difficile trattativa per la ripartenza del calcio fra Governo e istituzione calcistica, nonché di quest’ultima con i presidenti della Lega di Serie A. Per fortuna ha vinto il buon senso sia dello Stato che della massima organizzazione calcistica nella persona di Gravina, ma passata la buriana pandemica, come per altri settori urge al più presto una riforma definitiva del Calcio, prima che certi personaggi distruggano uno sport e un’industria che ha storicamente sempre dato lustro e prodotto eccellenza all’Italia.

di Pippo Trio

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