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Recovery Fund, Italia obbligata a puntare sull’economia circolare

“Le sovvenzioni e i prestiti del Recovery Fund devono essere finalizzati al perseguimento del Green Deal come strategia per la crescita economica dell’Europa, in grado non solo di affrontare l’emergenza, ma di assicurare un futuro anche per la prossima generazione”.

di Alessio Gallicola

Il dettato della Commissione Europea, mai come in questa circostanza, è chiaro. Il provvedimento deve necessariamente passare indenne al vaglio del Consiglio ma già fin dal 27 maggio scorso, quando è stato varato, ha espresso con decisione gli obiettivi cui deve attenersi il Recovery Plan da 750 miliardi, finanziato con modalità “federali, a livello comunitario, e impiegato in proporzione alle necessità dei Paesi più colpiti dal coronavirus”.

Le risorse dovranno essere impiegate per l’attuazione di alcune misure fondamentali per lo sviluppo delle economie dei Paesi membri. Innanzitutto la riduzione dei gas serra al 2030, obiettivo ambizioso che porta con sè grandi investimenti nell’efficienza e il risparmio energetico, nello sviluppo delle rinnovabili, nelle tecnologie per l’idrogeno.

Le risorse dovranno essere impiegate per l’attuazione di alcune misure fondamentali per lo sviluppo delle economie dei Paesi membri.”

E poi la transizione definitiva verso l’economia circolare, obiettivo dichiarato già in un apposito Piano europeo, che richiede nuovi investimenti nelle produzioni e nei prodotti, per renderli più facilmente riciclabili, per sviluppare il riciclo e l’impiego di materie prime seconde e per accrescerne le potenzialità di riuso.

Significativo anche il richiamo alle nuove forme di mobilità urbana, con l’utilizzo di veicoli a basso impatto e l’elettrificazione. E’ opportuno che le città adottino strategie di rigenerazione urbana, intervenendo sul recupero di aree dismesse e sul potenziamento delle infrastrutture verdi.

Le cifre parlano di un impegno di risorse particolarmente rilevante, ben 470 miliardi per la “trasformazione green”, suddivisi in 30 per le rinnovabili, 190 per l’efficienza energetica, 120 per la mobilità sostenibile, 77 per altre misure per il clima e l’ambiente e 53 per l’economia circolare e la gestione delle risorse.

All’Italia dovrebbero andare 81,8 miliardi di sovvenzioni e 90,9 miliardi di prestiti a tassi molto bassi. Per garantirsi di poter accedere a questi fondi, il nostro Paese dovrà presentare entro ottobre un Piano nazionale di riforme e di investimenti pubblici. Non solo, quindi, tamponare l’emergenza ma anche, e soprattutto, guardare finalmente ad un programma organico di rilancio del Paese.

Le attuali schermaglie politiche, come spesso accade, non lasciano presagire sviluppi positivi. Sembra prevalere l’idea per la quale l’Europa ha aperto un rubinetto al quale abbeverarsi per togliere la grande sete post Covid, tralasciando le indicazioni provenienti dalla Commissione sull’utilizzo dei fondi europei del Recovery Fund. Se così fosse, sarebbe un grave errore, oltre a rappresentare l’ennesima occasione persa.

E’ bene che i nostri decisori prendano coscienza del fatto che mettere in campo un Piano che trascuri la svolta “green” indicata dall’Europa significa aprire un pericoloso contenzioso con la Commissione e, di fatto, rinunciare a una buona fetta delle risorse europee. Un colpo mortale per un Paese in declino.

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