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L’apprendista stregone: “Italexit”, Paragone presenta il suo partito

Chi pensava che lo spazio per nuovi apprendisti stregoni nella nostra disastrata nazione fosse saturo deve ricredersi. L’ex senatore del M5S Gianluigi Paragone ha annunciato di stare lavorando alla nascita di un nuovo partito che si prefigge di portare l’Italia fuori dall’euro e dalla Unione europea. Il suo modello è Nigel Farage, paladino della Brexit, con il quale dice di essere già in contatto e il sogno di occupare un posto di rilievo tra le grandi potenze globali.

di Peppe Papa

Si chiamerà Italexit il nuovo partito che Gianluigi Paragone dice di voler lanciare nell’agone politico italiano con la missione di portare il Paese fuori dall’Euro e dall’Europa. Ed è con questo intento che da qualche giorno l’ex senatore del M5S, ora nel gruppo Misto, imperversa su televisioni, agenzie di stampa e social network per annunciare al mondo la sua iniziativa.

Sto per fondare un nuovo movimento politico che, all’articolo 1 dello statuto, ha come primo obiettivo l’uscita dell’Italia dall’Unione europea e dall’euro” ha dichiarato con il piglio del grande condottiero nel presentare la propria sfida. “Prima che l’euro faccia crollare completamente la vita degli italiani – ha spiegato – è necessario cominciare un percorso d’uscita dall’Unione europea e contestualmente dall’eurozona. Non credo nella irreversibilità dell’euro, alle proposte salvifiche di Mario Draghi. Non credo che l’Europa possa essere corretta”.

Chi pensava che lo spazio per nuovi apprendisti stregoni nella nostra disastrata nazione fosse saturo, insomma, deve ricredersi.

Paragone è l’ultimo di una lunga schiera, dopa la recente fantasmagorica discesa in campo del generale Pappalardo e dei suoi gilet arancioni, con la quale speravamo all’esaurimento del genere. Invece, al peggio non c’è mai fine.

Da giornalista iper-raccomandato e altrettanto improbabile conduttore di talk show televisivi, imbonitore alla Wanna Marchi, fino a uno scranno al parlamento, ha fatto del populismo becero la sua cifra politica comunicativa.

Paladino dell’uomo della strada, quello che si oppone per principio a tutto ciò che non capisce, il suo posto a fianco di Salvini sarebbe stato perfetto. Ma per convenienza, complice anche una innata spericolata spregiudicatezza e la capacità di rimuovere il passato con le sue contraddizioni, lasciò la Lega per accasarsi con i grillini, adesso l’ennesima capriola.

Sogna di portare l’Italia fuori dalla Ue e dalla moneta unica per traghettarla nel novero dei Paesi che contano e giocarsela alla pari con le grandi potenze globali.

Vorrebbe fare come Nigel Farage, con il quale dice di avere “già preso contatti”, racconta di essere “in collegamento con tecnici e con scuole di pensiero macro economico” che puntellano le basi dell’operazione.

La cosa più importante – ha affermato – è andare strutturati con una tesi politica: io penso di essere dalla parte giusta della storia. L’Unione europea è un progetto destinato a fallire. Stiamo facendo un grande lavoro, poi lo presenteremo poco alla volta. Lo spazio anti sistema anti euro va colmato con una sola forza politica forte”.

Un sondaggio del 15 giugno realizzato da Euromedia Research sembra accreditargli qualche chance rilevando che il 33,8% di italiani dichiara di essere contrario all’euro, a fronte del 58,2% di favorevoli.

In fondo non è un mistero che nel Paese ci sia sempre stato un diffuso sentimento contrario all’Europa e alla sua valuta, come dimostra l’exploit di partiti sovranisti come il Carroccio, Fdi e l’euroscettico M5S.

Insomma, un progetto radicale in tale direzione potrebbe trovare una prateria per imporsi, l’idea non è del tutto peregrina.

Soprattutto se il principale obiettivo, come sembra questo il caso, sia fondamentalmente quello di occupare la ribalta, alimentare il proprio ego, almeno fino alla prossima fermata.

In fin dei conti, nel paese del pressappoco (cit. Raffaele Simone) in cronico ritardo con la modernità, che ha affidato il governo a una banda di ‘scappati di casa’ incompetenti, anche uno come Paragone può aver diritto a rivendicare una parte in commedia, ritargliasi il suo spicchio di palcoscenico e sentirsi felice. Mentre a noi non resta che aspettare che passi. Sperare che passi.

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