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‘Parole in libertà’: si fa presto a dire Shoah

Da Ivan Scalfarotto all’Anpi di Sanremo, da Gad Lerner a Papa Bergoglio, dai manifestanti della “terra dei fuochi” in Campania a Michele Emiliano in Puglia è lungo l’elenco dei banalizzatori del termine Olocausto, o Shoah. Il genocidio del popolo ebraico non è paragonabile a nessun’altra tragedia del genere umano. Spesso lo si accosta ad altri eventi tragici accaduti nella storia. Ma si commette, sempre, un errore.

di Gerardo Verolino da (Italia-Israele-Today)

Ogni tanto ritornano. Ogni tanto ne spunta uno. Sono i banalizzatori della Shoah.

Quelli che usano a sproposito la più grande tragedia della storia dell’umanità, l’Olocausto del popolo ebraico, che appunto si chiama così con un termine proprio, indistinguibile e caratterizzante di Shoah (catastrofe, distruzione) per paragonarlo con episodi i più disparati e vari del mondo facendogli perdere quella carica di indicibilità e di unicità che lo accompagna, e che irrita e addolora ogni ebreo che lo ascolta.

A tal proposito, è consigliabile per chi volesse saperne di più, l’istruttivo libro di Valentina Pisanty, “Abusi di memoria. Negare, banalizzare, sacralizzare la Shoah” (Bruno Mondadori).

Non molto tempo fa è stato Ivan Scalfarotto, il deputato dem famoso per le sue battaglie a favore dei diritti degli omosessuali, a paragonare la tragedia degli ebrei a quella dei migranti sulle navi nel Mediterraneo. Prendendosi la dovuta rampogna da parte del mondo giornalistico ed intellettuale ebraico che, ogni volta, è costretto a puntualizzare e a chiedere le scuse dell’interessato.

Onestamente è in buona compagnia perché la gran parte di quanti empatizzano coi migranti la pensa come lui.

L’Anpi (l’associazione nazionale partigiani) di Sanremo, ad esempio, che attraverso il suo presidente, Chiara Narciso, disse, un po’ di tempo fa, che “quello che stiamo vivendo oggi con i profughi è un parallelo di quanto avvenuto ottant’anni fa con gli ebrei” e “i centri di accoglienza sono i lager del Duemila”. Polemiche a non finire e dimissioni del presidente.

La pensa così anche il Papa argentino, Jorge Bergoglio, che mette sullo stesso piano i centri di accoglienza dei profughi italiani ai campi di concentramento nazisti. Un paragone assurdo e inaccettabile che offende, allo stesso tempo il popolo ebraico e il governo italiano, dove i centri insistono. Contro Sua Santità, molti mugugni nella comunità ebraica, ma poche proteste.

Poi c’è “Famiglia cristiana” che parla di “Olocausto di immigrati nel Mar Mediterraneo”. Così come l’Avvenire il giornale dei vescovi. E c’è il solito Gad Lerner che sostiene che “quando i migranti giungono a noi li cancelliamo come esseri diversi, indegni della nostra patria proprio come fecero milioni di europei con i loro vicini di casa solo 65 anni fa“.

In Italia è stata istituito, per chi non lo sapesse, anche il “Giorno Nazionale del ricordo delle vittime dell’immigrazione” che è la chiara scimmiottatura, se non la canzonatura, del “Giorno della memoria” per gli ebrei.

In Germania a scandalizzare è stata l’opera di un artista italiano, Franco Berardi, “Auschwitz sulla spiaggia”, dove si accusano gli europei di creare campi di concentramento sul proprio territorio e dove, tra le battute, si dice che “l’acqua salata ha preso il posto dello Zyklon-B”. Proteste, indignazione e opera ritirata.

Ma l’elenco dei banalizzatori è lungo e variopinto. Solo per restare agli ultimi episodi. Non molto tempo fa, i manifestanti della cosiddetta terra dei fuochi in Campania, organizzano un corteo “Stop biocidio” sfilando con una stella gialla di Davide appuntata sul petto “Contro il negazionismo sanitario della Shoah ambientale in Campania” dicevano.

Ma che c’entra la Shoah? E che c’entrano gli ebrei, la cui tragedia viene citata a sproposito con tanto di sfilata carnevalesca? Ecco un misto di confusione e aberrazione. Un calderone grottesco che annacqua la, forse, nobile causa che doveva animare l’intento.

Stesso disgustoso ed inopportuno uso dei simboli ebraici che fa un portale statunitense che mette in vendita, per Halloween, il costume di Anna Frank per “trasformare ogni bambina, con soli 25 dollari, in un’eroina della Seconda guerra mondiale”.

E ci siamo dimenticati di Michele Emiliano, il governatore della Puglia, il quale paragona il cantiere Tap di Meledugno al campo di concentramento di Auschwitz?

“Se vedete le fotografie è proprio identico-disse-hanno alzato un muro di cinta con filo spinato”. Anche in questo caso, un coro unanime di critiche, e arrivano le scuse di Emiliano.

All’estero, per dire, capita che un deputato dei Verdi, in Svizzera, Jonas Fricker, metta sullo stesso piano i maiali che vanno verso il macello alle deportazioni degli ebrei ad Auschwitz. Aggiungendo goffamente che “gli ebrei qualche speranza di sopravvivere ce l’avevano, i maiali no”. Per fortuna, dopo le vibranti proteste, e lo sdegno corale, viene costretto a dimettersi.

Ma questi esempi sono solo la punta dell’iceberg di fatti che si susseguono nel tempo. E, ogni volta, che qualcuno scantona azzardando paragoni assurdi e rivoltanti che irritano il popolo ebraico, sembra sempre la prima volta. Come se la lezione sia caduta nel vuoto.

Per questo vien da chiedersi come sia possibile che personaggi appartenenti ad un ceto istruito del paese, e che provengono dalla classe dirigente, non sanno, ancora, dopo tanti episodi, che la banalizzazione della Shoah produce, ogni volta, uno scandalo? Ma, i giornali, non li leggono? Ma ci sono o ci fanno?

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