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Irritazione Pd: sceglie Grillo, ma non sopporta il “bye bye” dei suoi alleati naturali

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Strano il Pd del nuovo corso targato Zingaretti-Franceschini il quale, invece di spingere per un accordo con il resto del fronte delle forze liberali riformiste del centrosinistra per le amministrative, si è fin da subito messo all’inseguimento dei populisti pentastellati con i quali, addirittura, vorrebbe a tutti i costi stringere un’alleanza permanente. E si meraviglia fino all’irritazione per il “no, grazie” in risposta al richiamo all’unità lanciato a Renzi, Calenda e la Bonino

di Peppe Papa

Matteo Renzi non l’hanno mai digerito, gli hanno fatto la guerra in tutti i modi e quando questi ha deciso di chiudere la partita sbattendo la porta, non prima di avere apparecchiato il tavolo per il ritorno del partito al governo insieme agli odiati Cinque Stelle, lo hanno ricoperto di contumelie augurandogli tutti i mali.

Adesso, come se niente fosse successo, vorrebbero che si prestasse senza condizioni a traghettare la sua nuova casa Italia Viva, nata dalla scissione, in una alleanza organica con i grillini nelle regioni al voto a settembre. Accusandolo di irresponsabilità per il diniego.

Strano partito il Pd del nuovo corso targato Nicola Zingaretti, il trionfatore dell’ultimo congresso che aveva giurato “mai con il M5S e elezioni subito” all’indomani del ‘suicidio’ politico di Matteo Salvini al Papeete che fece crollare il Conte I giallo-verde, che invece di spingere per un accordo con il resto del fronte delle forze liberali riformiste del centrosinistra per le amministrative, si è fin da subito messo all’inseguimento dei populisti pentastellati.

In nome della stabilità, ha sostenuto, e per evitare “di consegnare il Paese alla peggiore destra” che si sia vista dal dopoguerra a oggi. Un allarme scattato proprio dopo la scelta di Italia Viva di sostenere un candidato alternativo a Michele Emiliano in Puglia insieme a Azione di Carlo Calenda e +Europa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova.

Le destre combattono unite in tutte in tutte le Regioni, anche se spesso all’opposizione sono divise – ha spiegato Zingaretti senza nascondere l’irritazione – Per fortuna sono candidati deboli, contestati e già bocciati in passato dagli elettori. Invece tra le forze politiche unite a sostegno del governo Conte prevalgono i no, i ma, i se, i forse, le divisioni. Il motivo è ridicolo – ha affermato – si può governare insieme 4 anni l’Italia, ma non una Regione o un Comune perché questo significherebbe ‘alleanza strategica’. Ridicolo”.

Al segretario però sfugge il senso del ridicolo quando si tratta di guardare in casa propria. A cominciare, dopo aver messo da parte rapidamente tutte le perplessità in merito all’iniziativa di dare vita a un governo con i giovanotti di Grillo e Casaleggio, dall’investitura dell’ex primo ministro dell’esecutivo nazional-sovranista a “punto di riferimento fortissimo di tutti i progressisti”.

Senza avere nel frattempo cambiato nessuno dei provvedimenti che lui stesso e suoi compagni di partito avevano definito “fascisti, liberticidi, vergognosi”.

Certo, è arrivata la pandemia che ha stravolto tutto, ma intanto sono finiti in cavalleria i decreti sicurezza, la legge spazzacorrotti, la quota cento, il reddito di cittadinanza, la legge elettorale, lo ius cultura, il taglio dei parlamentari (dopo aver votato per ben tre volte contro), il Mes. Senza contare l’approvazione della legge sulle intercettazioni e la prescrizione che stava mandando gambe all’aria il governo per l’impuntatura proprio di Renzi.

Insomma i Dem sono finiti per diventare una sorta di appendice del M5S fallendo il mandato che si erano dati di fagocitarli, esercitando una ‘egemonia culturale’ che non si è vista, sostituita invece da una più prosaica gestione dell’esistente per non finire chissà fino a quando all’opposizione.

Il sigillo a questa condizione di subalternità lo ha messo Dario Franceschini, il potente ministro della Cultura e vero capo del partito, il quale senza alcuna remora continua a sostenere che “l’intesa di governo tra il Pd e Movimento debba sfociare in una alleanza permanente”.

Il resto del partito galleggia tra le ubbie gauciste di Andrea Orlando, i mal di pancia di Matteo Orfini l’unico ad opporsi apertamente al cedimento populistico e sempre sul punto di lasciare la scialuppa, i silenzi dell’ala cosiddetta riformista, tenacemente antigrillina e ora ‘in sonno’.

Servirebbe un congresso, come ha reclamato il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, o il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, in predicato di essere l’alternativa a Zingaretti. Ma non se ne parla proprio. Dal Nazareno è una sola voce: “non è il momento”.

Intanto Renzi, per niente intimorito ha avvertito in un intervista al ‘Il Foglio‘: “Un governo che procede andando un po’ di qua e un po’ di là è un governo che una rotta non ce l’ha. E quando manca la rotta, le navigazioni diventano pericolose. Il futuro dell’Italia si deciderà nei prossimi novanta giorni, da qui alle elezioni regionali capiremo cosa succederà al Paese”. Nessun passo indietro.

Io non voglio fare il fidanzamento ufficiale con i grillini. Sto con i grillini solamente perché Salvini l’anno scorso ha esagerato al Papeete” ha detto a “Fuori dal coro” il talk in onda su Rete 4. “Quando mi dicono ‘lei è al governo’ io rispondo che questo non è il mio governo – ha proseguito – e se oggi si aprisse una crisi parlamentare sarebbe una crisi al buio. Il tempo farà chiarezza, è arrivato il momento dei fatti. Se si passa dalle chiacchiere ai fatti, viva il governo”. 

1 Comment

  1. Osita Vincenzi ha detto:

    sono d’accordo con quello che ha detto Matteo Renzi anche per le scelte dei candidati regionali e,per quanto riguarda Emiliano,mi è stata mandata dalla sede del PD del mio quartiere,essendo stata io elettrice sempre del PD e frequentando la sede a Roma, alla Balduina ,un post in cui chiedevo l’espulsione di Emiliano per i motivi che scrivo nella lettera che risale al 2018il 3 giugno 2018 12:04:041 CEST a info@pdbalduina .it
    Sono una iscritta con la tessera del PD e scrivo per protestare contro la messinscena del Governatore della Puglia Emiliano ,con la maglietta fascista del Fronte Nazionale ,per questo e per altre azioni e parole contro il suo Partito chiedo l’espulsione di Emiliano dal PD,Osita Vincenzi
    questo è il testo di una lettera mandata da me al PD,mio Partito allora il 3 Giugno 2018 12:04:041 CEST a info@pdbalduina.it

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