Irritazione Pd: sceglie Grillo, ma non sopporta il “bye bye” dei suoi alleati naturali
Giugno 26, 2020
Il covid e la strage degli anziani, a Bergamo la Poesia per non dimenticare
Giugno 29, 2020

Ambiente e ‘Stellette’, l’assordante silenzio del Ministro

Si abusa della parola “ambiente”, poi è il punto più trascurato dell’agenda politica del governo. Eppure le risorse assicurate dall’Ue imporrebbero di passare dalle parole ai fatti.

di Umberto Minopoli

Il post-covid, la recessione, la crisi sociale, ma anche le straordinarie opportunità europee (a cominciare dalle risorse del Mes), imporrebbero di passare dalle chiacchiere ai fatti: opere, progetti, idee, investimenti pubblici sul tema salute, ambiente, territorio.

Il ministro dell’Ambiente italiano si segnala, su questi temi, per il suo silenzio assordante. Negli ultimi tempi si discute, con severità, dell’azione di altri ministri (Scuola, Giustizia), ma l’Ambiente? Eppure lo si definisce una priorità. Singolare.

Il generale Sergio Costa identifica la funzione con la divisa. E sembra aver dato al Ministero che dirige un timbro, esclusivamente, repressivo, di controllo burocratico e di freno alle autorizzazioni e al “fare”. Il Ministro, del resto, si vanta: per lui il modello è la Terra dei fuochi.

Ma passateci dalla Terra dei fuochi: un polmone verde, agricolo, produttivo enorme ridotto a discarica, desolazione. Anche per effetto di una criminalizzazione generalizzata che ha comportato la stagnazione e il degrado. Altro che modello.

Ci si imbrodola di sviluppo delle energie rinnovabili, fiumi di parole sulla sostituzione dei fossili con le rinnovabili, sulla decarbonizzazione totale: una pericolosa velleità.

Ma il presidente del Consiglio se la prende con i cittadini che protestano contro impianti eolici, solari e fotovoltaici. Ipocrisia e bugia: gli impianti sono bloccati dalle mancate autorizzazioni (pare oltre 260), tra cui quelle ambientali e di Via. Dunque: anche del ministero dell’Ambiente.

Ma non credo che il “tappo” autorizzativo riguardi, purtroppo, solo gli impianti energetici rinnovabili.

Ci sono opere “ambientali” (edilizia scolastica, ristrutturazioni, assetto idrogeologico, trasporti e mobilità) che sono bloccate dalla burocrazia: quella “ambientale” predomina.

Si parla dei lacci del codice degli appalti: il Ministro Costa, per la parte di sua competenza, potrebbe dare un contributo allo snellimento e alla operatività. Ma per lui il modello è il lockdown, l’economia ferma e solo gli animali selvatici in libertà.

Il generale si preoccupa degli orsi in libertà nel Trentino e delle attività ispettive e di polizia ambientale. Si potrebbe dare una svolta alla politica dei rifiuti, alla qualità dell’aria, all’effettiva lotta all’inquinamento, al traffico di monnezza sulle strade, all’economia circolare, al fabbisogno di energia decidendo tre o quattro termocombustori nelle aree non attrezzate del paese. Solo per liberare la politica della raccolta differenziata, del riciclo, delle discariche sature dal peso soffocante del residuo definito di scarti che oggi rovinano (insieme all’assenza di impianti), in alcune regioni, una politica virtuosa dei rifiuti.

Che fa il ministro dell’Ambiente? Discetta del tema come fosse un commentatore qualunque, non uno cui spettano, invece, indirizzi e decisioni.

Nel mondo si discute di transizione energetica. In Italia che dipende all’80% dall’energia fossile ci si diletta con frasi fatte sulla “sostituzionedei fossili (cioè dell’80% dell’energia) con le rinnovabili. Potrebbero venire dall’Ambiente indicazioni, indirizzi, proposte che attenuino e rendano “realistica” la transizione energetica.

Nel mondo e in Europa si parla di idrogeno, di progetti di cattura e uso alternativo di CO2, di incentivi a processi di decarbonizzazione anche nelle attività estrattive (si potrebbe evitare il 42% di CO2), di distribuzione e trasporto dei combustibili fossili, di utilizzo dei piccoli reattori nucleari (da 250 a 500 MW) come integrazioni di reti e impianti rinnovabili. Gli altri investono su questo.

In Italia il “futuro” dell’energia è molto meno di un libro dei sogni: è un incubo.

C’è, insomma, una sproporzione abissale e raccapricciante tra le declamazioni ambientaliste, il conformismo parolaio, il bla bla sulla sostenibilità e le opere ambientali effettive.

Gratta gratta la politica ambientale in Italia resta bloccata a tre soli interventi: le restrizioni (ispezioni, repressione, lungaggini autorizzative), le microtasse e i divieti. Non è un caso che il ministro dell’Ambiente sia un militare di polizia ambientale. Sarebbe un limite ma (solo) in Italia è un vanto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *