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Economia circolare, la Ue: “All’Italia serve un Programma nazionale rifiuti”

Entro il 2022 il piano per individuare gli impianti. Il ministro Costa: per fine luglio sarà approvato il decreto legislativo

di Alessio Gallicola

L’Europa impone ritmi serrati, ora non è più tempo di tentennamenti, il Covid ha evidenziato le falle di una politica ambientale incerta, per certi versi dilatoria, incapace di individuare una strategia di medio-lungo termine.

E quindi arriva il momento dell’imposizione, del dettato fermo, asciutto, deciso: nelle direttive Ue sull’economia circolare viene ribadita l’essenzialità di una strategia nazionale che costituisca “la cornice di riferimento entro cui collocare le azioni e gli interventi necessari ad assicurare lo sviluppo industriale, coerentemente con il raggiungimento degli obiettivi ambientali”.

Solo tre parole, Programma nazionale rifiuti. Nel provvedimento si legge che “il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm), con il supporto dell’Ispra, è tenuto a predisporre un Programma nazionale per la gestione dei rifiuti entro 18 mesi dall’entrata in vigore della norma”.

Quindi, prendendo per buone le parole del Ministro Costa (“Entro luglio approveremo il decreto legislativo sul pacchetto economia circolare che diventerà norma dello Stato”), entro il 2022 dovremmo avere il Piano.

Registrando, dunque, le buone intenzioni del governo, è opportuno ricordare quali sono i principali obiettivi previsti dalle direttive Ue approvate nel 2018: portare il riciclo dei rifiuti urbani ad almeno il 55% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035.

Contemporaneamente si prevede la diminuzione dell’uso delle discariche, che entro il 2035 dovrà essere inferiore al 10%. Resterà un 25% che dovrà essere coperto tramite il recupero degli scarti sotto forma di energia.

Un target indubbiamente alto, che necessita di una strategia nazionale per il ciclo dei rifiuti, così come da anni richiesto dalle stesse imprese del settore.

Il Covid ha evidenziato l’impossibilità di far ricorso – come avviene da troppo tempo – alle esportazioni; abbiamo bisogno di un programma con obiettivi di medio e lungo termine, che non vengano messi in discussione da accadimenti imprevisti e imprevedibili, come appunto la diffusione di un virus.

Obiettivi sfidanti, per il raggiungimento dei quali si spera che il Paese si prepari in modo adeguato. Per il momento restano alcune criticità, in primis le carenze impiantistiche, che rendono problematico giungere in tempi utili alla necessaria transizione verso un’economia circolare.

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