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E’ Renzi che dà le carte: legge elettorale, fallisce il blitz di Pd e M5S

Si torna a parlare di legge elettorale, dal 27 luglio la proposta messa a punto in gennaio dalla maggioranza di governo approda alla Camera con l’intento di approvarla entro settembre. Ma la soglia di sbarramento al 5% metterebbe fuori gioco Italia Viva e da Renzi arriva disco rosso: “Ci sono altre priorità”. Dall’approvazione del Mes allo scostamento di Bilancio, oltre al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari e l’importante tornata del voto amministrativo per l’esecutivo giallo-rosso si preannuncia un autunno difficile.

di Peppe Papa

Si torna a parlare di legge elettorale e dovrebbe essere una formalità se venisse rispettato l’accordo di gennaio scorso tra i contraenti del patto di coalizione (tranne LeU) che ha dato vita al governo Conte II: taglio dei parlamentari (fatto, a meno di sorprese al referendum confermativo), proporzionale puro, purissimo con soglia di sbarramento al 5% e diritto di tribuna.

Dal 27 luglio, è ufficiale, la proposta approda in Aula alla Camera e si comincerà a discutere, lo ha deciso giovedì scorso la conferenza dei capigruppo, ma il percorso si presenta accidentato. Sì perché nel frattempo, causa pandemia tutto è cambiato e l’Italia, tra i Paesi più colpiti, si trova a dovere affrontare la peggiore crisi economico sociale del dopoguerra con incombenti urgenze da affrontare di fronte alle quali la nuova legge elettorale è l’ultimo dei problemi.

La pensa così Matteo Renzi, non altrettanto Pd e M5S che la ritengono essenziale per “non far vincere i populisti” (sic). Fatto sta che la mossa del capogruppo Dem, Graziano Delrio che ne ha chiesto la calendarizzazione, per il momento appare inutile e innocua, visto che con le vacanze agostane alle porte se ne potrà discutere al massimo nei primi giorni del mese, tra un decreto legge in scadenza e l’altro, per riparlarne poi a settembre quando per ragioni tecniche dovrà per forza di cose essere incardinata e approvata.

Se tutto dovesse procedere secondo i piani dei proponenti il provvedimento approderà al Senato, dove però sarà tutt’altra musica. Il leghista Roberto Calderoli sul punto è stato esplicito: “il Pd non si faccia illusioni a Palazzo Madama non hanno i numeri”. “Partiti e partitini – ha spiegato – in alcuni casi sovra rappresentati in Parlamento sanno che l’unica loro prospettiva di sopravvivenza politica è legata al Rosatellum. Pd stai sereno, ci rivediamo in Senato”.

C’è da sottolineare, inoltre, che l’esecutivo giallo-rosso ha rimandato a settembre alcune delle questioni più complicate a cominciare dalla decisione sul Meccanismo salva stati (Mes) appesa su una manciata di voti al Senato e la riluttanza di molti grillini a sostenerlo. La richiesta di uno scostamento di Bilancio di altri 15 miliardi per il quale serve un voto a maggioranza assoluta nei due rami del parlamento.

Due appuntamenti da far tremare i polsi, insomma, da affrontare in aggiunta nel bel mezzo del voto per la tornata delle amministrative e il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.

In questo quadro, dunque, ha gioco facile Renzi a mettere il veto e far ballare la maggioranza su un provvedimento la cui accelerazione sembra fatta apposta per liberarsi della sua incomoda presenza.

Mantenere la soglia di sbarramento al 5%, stando agli attuali sondaggi che vedono Italia Viva dibattersi intorno al 3%, sancirebbe la sua fine. Pertanto è stato chiaro nell’ultima sua e-news, “la priorità deve essere la crescita, non la legge elettorale”. E ha avvertito: “Se proprio vogliono mettere mano, per noi di Iv, il messaggio è che si faccia una legge maggioritaria, la legge dei sindaci, in modo che la sera delle elezioni si sappia chi ha già vinto”.

Discorso chiuso per il momento. Per Pd e M5S non resta che sperare su Berlusconi al quale il sistema proporzionale, visto gli attuali numeri di Forza Italia, non dispiacerebbe. Così come non gli dispiacerebbe mettere piede in qualche maniera al governo. Ma questa è un’altra storia e comporterebbe una sensibilità politica, da parte degli attuali protagonisti dell’establishment al potere, al momento inesistente.

Perciò niente da fare, Conte e Zingaretti devono rassegnarsi, le carte continua a darle Matteo, il “toscanaccio maledetto”.

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