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Il ‘fast’ mito Ringhio Star, la demolizione irrispettosa di Carlo il grande, è tutto un deja vu!

Premesso che i paragoni nel calcio non ci sono mai piaciuti, perchè per ogni protagonista comparato vi sono storie, contesti, momenti, carriere del tutto diverse, e nel caso di Ancelotti e Gattuso questa differenza non solo è abissale nel confronto chiaramente a favore del primo, ma è pure totalmente talmente diversa in ambito Napoli, il che risulta veramente antipatico oltre che irrispettoso mettere uno contro l’altro due professionisti anche così legati fra loro per affetto, stima ed esperienze comuni vissute al Milan. Davvero non si capisce l’utilità di questo duello fratricida che la stampa locale impone in questa solita gogna mediatica , di cui non se ne sente in alcun modo il bisogno. Ma il calcio parlato in linea generale è così, vi è una necessità continua di sbattere il mostro in prima pagina, creare miti, affondarne altri, in questa isterica e frustrata voglia di protagonismo di chi di calcio ne può solo parlare, non avendo alcuna competenza, qualità e talento per poterlo praticare, e allora pur di avere un minimo di visibilità nel mondo del calcio si tende sempre eccedere in giudizi tranchant, quasi sempre dettati dal momento, che non tengono conto nè del vissuto storico di ogni protagonista e nè di situazioni contingenti che hanno sancito gli ultimi risultati. Un giorno sull’altare e l’altro nella polvere, e siccome particolarmente a Napoli vi è sempre questo atavico bisogno di aggrapparsi all’uomo forte del momento. Detto ciò e venendo all’argomento in questione, siamo costreii a intervenire in questa sterile ed eterna polemica sportiva, di cui faremmo volentieri a mano, in questa volgare campagna stampa contro l’ex allenatore azzurro, nonchè il più titolato allenatore al mondo a cui in tanti mancano del rispetto dovuto. Come già detto, questa dei paragoni è una prassi ormai di routine nel mondo del calcio parlato, soprattutto nell’ambiente mediatico del giornalismo locale, aziedalista fino all’osso lanciato dal padrepadrone De Laurentiis. Senza partire da lontanissimo abbiamo riscontrato questo malcostume sitematicamente ogni qual volta il Napoli di ciclo in ciclo cambia i suoi protagonisti, dove puntualmente i vecchi anzichè portarseli nel cuore, vengono sempre rinnegati e dileggiati, mentre i nuovi esaltati e beatificati per far dispetto a quelli andati. Inutile dire che troviamo alquanto infantile e provinciale la prativa denigrtoria oltre che poco professionale esercitare il giornalismo opinionistico, basando tutto sull’umoralità del momento, sulla mutevole simpatia o antipatia che si nutre verso i protagonisti, ma ancor di più troviamo tutto questo veramente dannoso, che non fa bene all’immagine di un club e la sua tifoseria, aizzata sempre contro il proprio passato di cui bisognerebbe comunque esserne fieri sia nel bene che nel male, altrimenti di che razza di tifosi stiamo parlando se ogni anno si rinnega il vecchio o addirittura si rinnega persino quando sotto altre gestioni presidenziali si sono vinti titoli importanti? Purtroppo tutto questo accade da quando il Napoli è stato rilevato da un produttore di film di cassetta che ha voluto traslare lo stesso concetto speculativo dell’industria cinema, nell’industria calcio. Questo senza tener conto che il cinema è uno spettacolo laico, mentre il calcio è uno spettacolo religioso, basato sulla fede dei tifosi per i propri colori che puntualmente viene minata, da integralismi, zizzanie, destabilizzazioni artefatte con la logica del ‘dividae et impera’ grazie anche a chi come i giornalisti locali supportano a spada tratta le logiche presidenziali, imponendole alla massa dei tifosi che inevitabilmente vengono plagiati. Ed ecco che in ogni ciclo azzurro vi è questo bisogno di distruggere sul più bello, per poi ricostruire e ricominciare daccapo. Per giusticare ciò vi è la necessità di demolire gli eroi del passato, tacciati di tradimento, di mercenarismo o chissà di cos’altro per giustificarne agli occhi dei tifosi le cessioni o gli esoneri. Da Ventura a Reja, passando per Donadoni e fino a Mazzarri e Benitez e adesso Ancelotti e Gattuso, dove tutte le storie legate a questi cicli sono finite, come si suol dire a Napoli, a “pisci fetienti”, nonostante la bontà dei risultati che ognuno di questi protagonisti ha conseguito ognuno per il proprio, mettendosi totalmente al servizio della società che puntualmente li ha scaricati in malo modo con l’appoggio della stampa di regime. Ventura, non aveva nemmeno magliette, palloni e un campo per allenarsi e nonostante fosse stato pregato da Marino allora Dg del club, di raggiungerlo a Napoli per un grande progetto, fu disposto a lasciare la Serie A per la Serie C, pur di allenare il Napoli, ma dopo solo sei mesi fu esonerato senza alcun ritegno. Arriva Reja, che porta il Napoli dalla C all’Europa e nonostante ciò, invece di chiudere il ciclo elegantemente come sempre accade nei club di calcio che si rispettino, ringraziandolo per il lavoro fatto e i grandi risultati ottenuti, prima che Reja andasse via, De Laurentiis in uno dei suoi eccessi di protagonismo, una domenica addirittura minacciò di aggredirlo fisicamente negli spogliatoi, per poi in seguito cambiandolo con Donadoni raccomadato da una sua vecchia zia, il quale insieme a Marino furono anch’essi esonerati nella gogna mediatica. Arriva Mazzarri, il nuovo leader in maniche di camicia, tutto ‘anema ‘e core’, con i suoi senatori e titolarissimi e il Napoli ebbe un triennio fulgido di grandi emozioni e soddisfazioni. I tre tenori protagonisti insieme a tutti gli altri gregari di partite rimontate e vinte all’ultimo minuto, poi grandi gironi Champions, fino a lottare per lo scudetto contro il Milan di Allegri, sogno svanito nel confronto dirett. Tutto questo non bastò per ritentare in futuro e invece di dare continuità a quel progetto quasi vincente si pensò bene di non accontentare le richieste di Mazzarri e lasciarlo andare all’Inter, non prima di aver ceduto il Pocho Lavezzi l’anno precedente , poi il Matador Cavani. Praticamentestiamo parlando dei due che insieme ad Hamsik avevano creato il mito dei ‘tre tenori’ imperversando e scorrazzando nelle aree avversarie seminando il panico. Ma tutto questo lo sanno bene i tifosi del Napoli era solo per collegarlo ai fatti. Chiaramente tutti loro andarono via non prima di averli dipinti come vitaioli, mercenari e quant’altro e per distruggere l’eroe Mazzarri, si contattò Rafa Benitez per rimpiazzare l’amatissimo Walter nel cuore dei tifosi. Fu così che si dette il via all’opera di distruzione del mito Mazzarri e l’esaltazione del top coach Benitez, accolto come un re fra week end in costiera e apparizioni in elicottero, dandogli finta carta bianca su tutto il progetto tecnico societario, dalle giovanili alla prima squadra e al mercato. Benitez da grande manager qual’è, costrui in pochi mesi lo zoccolo duro della squadra che poi per sette anni ed ancora oggi gioca ad alti livelli nazionali ed europei e pur avendo dato una svolta internazionale, e grazie al suo nome e al suo potente agente Quillon, arrivò a Napoli un top player come Higuain ed alcuni calciatori dal Real Madrid. Nella sua esperienza napoletana,Benitez ha vinto due titoli, fatto una semifinale di Europa League, ma essendo un grande tecnico, però troppo impegnativo dal punto di vista economico, bisognava deleggittimarlo per costringerlo ad andar via, tanto a quel punto era già servito allo scopo di far dimenticare Mazzarri, accontenatarlo in modooneroso sul mercato, con i suoi Mascherano.Leiva e Skrtell e inoltre dargli un ingaggio da sette milioni lordi all’anno sarebbe stato troppo. Meglio ripartire con un profilo di allenatore minore, ma comunque emergente come Sarri, che dopo un inizio incerto decolla in tre annate che hanno fatto sognare, pur non vincendo nulla, ma mai come con Sarri si era accarezzato il sogno scudetto così da vicino, sfuggito solo per circostanze ancora oggi discusse. In realtà, De Laurentiis malgrado la grandissima stagione aveva già deciso di mandare via Sarri e farlo vincendo lo scudetto non gli sarebbe stato agevole, quindi non avendo mai avuto,per sua stessa ammissione, particolari pruriti tricolori, De Laurentiis paradossalmente fu ben contento di non vincere pur di cacciare Sarri diventato oltremodo ambizioso, esigente dal punto di vista economico e più ptotagonita di lui. Tanto è vero che quando ci fu la matematica certezzza che il Napoli non avrebbe vinto più lo scudetto, De Laurentiis nell’ultima partita contro il Crotone, stravinta da Sarri per raggiungere il record dei 91 punti, l’unico a festeggiare a champagne in uno spogliatoio depresso per lo scudetto perso, fu De Laurentiis. Ma se fosse stato impossibile cacciare Sarri qualora avesse vinto lo scudetto, altrettanto non sarebbe stato facile cacciarlo dopo quei tre anni da favola, e allora bisognava inventarsi qualcosa. Ed ecco che spuntavano ultimatum, sospetti di tradimento del tecnico, ma in realtà De Laurentiis aveva già un accordo vincolante con Ancelotti, e siccome chi avesse preso Sarri avrebbe garantito al Napoli 8 milioni di clausola risolutiva, l’ingaggio di Ancelotti sarebbe stato quasi a costo zero, e fu così che De Laurentiis ripetendo l’operazione fatta con Benitez per sostituire Mazzarri, annuncia in fretta e furia Ancelotti con Sarri ancora in casa, in una presentazione kitsch da film 007, accendendo l’immaginario dei tifosi sicuri e quei beoti di giornalisti incompetenti che credevano che con Ancelotti così come con Benitez sarebbero arrivati altri top player dal Real Madrtd o da chissà dove. Ma nulla di tutto ciò, del resto il Napoli era comunque una squadra ben assortita e il vero mercato top fu la conferma dei big della squadra con aggiunte importanti come Fabian Ruiz, i tre portieri, e qualcun altro, per poi nella seconda stagione integrare la squadra con un mercato altrettanto importante. Ma come per Benitez, anche per Ancelotti,dopo il primo anno di luna di miele, si profilava una seconda stagione da luna di fiele e infatti così come con Rafa, anche Carletto non fu accontentato sul mercato, perchè al James Rodriguez e Icardi richiesti, si preferì invece indebolire la squadra cedendo già nel precedente gennaio Hamsik e Rog, poi in estate Verdi, Diawara, Ounas e altri considerati esuberi facendo arrivare tardivamente Lozano, che nei piani di Ancelotti sarebbe dovuto arrivare solo nel caso fosse partito Insigne, così come era stato pianificato in un incontro a casa di Ancelotti dallo stesso Lorenzo, il suo agente Raiola e De Laureentiis, semprechè dalla cessione arrivava la cifra monstre che il presidente avrebbe preteso. Così non fu, e Insigne rimase al Napoli con un Lozano fra i piedi e tanti altri esterni fra i quali, i soliti Mertens e Callejon in scadenza di contratto. Chiaramente, non avendo potuto concretizzare il suo progetto tecnico, Ancelotti si ritrovava con uomini e ruoli incompatibili per quello che si era immaginato e con un centrocampo alquanto scarno nel numero, avendo venduto Hamsik, Rog e Diawarà, lasciando la squadra come sempre ancora incompleta. Per di più, con alcuni calciatori scontenti e in scadenza di contratto, cominciavano i primi malumori. Ma nonostante tutto il Napoli parte alla grande, subito vittoria di goleada a Firenze, poi l’altra con la Sampdoria e rimonta clamorosa a Torino con la Juventus, vanificata all’ultimo respiro da un beffardo autogol di Koulibaly. Ma il Napoli continuava a strabiliare in Champions battendo nettamente per 2 a 0 niente di meno che l’imbattibile Liverpool. Tuttavia, crediamo che il dispiacere per quella partita persa a Torino contro i rivali di sempre abbia cominciato a deprimere lo spogliatoio e Koilibaly in particolare, gia arrivato stanco per la Coppa d’Africa. Ma il Napoli comunque reggeva, almeno fino alla partita con l’Atalanta in casa che fu praticamente dominata fino al rigore negato e nemmeno visto al Var, e sul capovolgimento di fronte beccare l’ingiusto gol del pareggio che e dal 3 a 1 possibile si passò al 2 a 2. Siamo certi che fu quella la vera svolta in negativo della stagione, sublimata da una serie di risultati negativi, perchè ormai lo spogliatoio stava cedendo sotto le picconate di De Laurentiis in pieno delirio di onnipotenza eche cominciò a dare dei “marchettari” a Mertens e Callejon, a fare il predicozzo all’immaturo Insigne, fino ad imporre un ritiro direttamente via radio senza interpellare minimamente il responsabile tecnico, che pur essendo stato finora super aziendalista, fu brutalmente delegittimato facedogli perdere peso anche nello spogliatoio. Tra una polemica e l’altra, fra un risultato negativo e l’altro Ancelotti comunque raggiunge brillantemente il primo obiettivo stagionale, il passaggio agli ottavi di Champions, ma ormai la frittata era fatta, e i calciatori si rifiutarono di continuare il ritiro, con coinvolgimenti pesanti di alcuni, fra i quali Allan contro il figlio del presidente. Da quel momento in poi in campionato si andava in caduta libera, tranne che in Champions ma nonostante la sonante vittoria con il Genk, Ancelotti fu esonerato come abbondantemente annunciato. Arriva Gattuso e le cose in campionato peggiorano sempre più, perchè Gattuso nel casino generale ne perde 4 consecutive prima di cominciare a capirci qualcosa. Ma evidentemente aver scaricato tutta la colpa sul vecchio tecnico, i calciatori rassicurati da Gattuso cominciano a rassegnarsi alle multe e riprendono ad essere il vecchio Napoli, fino alla sospensione Covid. Ora però, dopo aver ripreso e aver vinto la Coppa Italia sebbene con due pareggi stentati e in finale ai rigori, immaginarsi che Gattuso sia diventato lui il grande allenatore e Ancelotti il cretino, è ridicolo. In tanti dicono che Gattuso stia facendo miracoli e Ancelotti fatto macerie. Ma come si fa a incolpare Ancelotti del male che si sono fatti da soli presidente e calciatori? Si dice che Ancelotti abbia fallito…. Ma come fa a fallire un tecnico che ha guidato praticamente solo per una anno la squadra del dopo Sarri, dovendola rifondare e arrivare comunque già al primo anno al secondo posto? Cosa averebbe dovuto fare, vincere lo scudetto al primo anno per non fallire? Vincere la Champions? Fare il triplete, solo perche si chiama Ancelotti? Non è bastato arrivare secondi, dominare a Parigi contro un grande Psg, vincere con il Liverpool per ben due volte e due quasi pareggi? Ma cosa pretendevano che Ancelotti risolvesse da solo i mancati rinnovi dio Mertens e Callejon? il malcontento di Insigne per l’arrivo di Lozano e quello di Allan che avrebbe voluto andar via? E in tutto questo si utilizzano gli ultimi risultati positivi di Gattuso per dare ancora addosso ad Ancelotti che fra tutti i protagonisti è stato il meno colpevole? La verità è che Ancelotti come Benitez sono allenatori da grande club, di quelli che gli mettono a disposizione budget uomini e strutture, in un club come il Napoli a conduzione patriarcale, con una classe giornalistica locale alquanto provinciale e zerbina ,questi grandoi personaggi non vanno bene, costano troppo, sono troppo esigenti al mercatoe ai giornalisti nemmeno li cagano. Allenatori di grande nome, una volta serviti allo scopo di far dimenticare i precedenti allenatori amatissimi, dopo non servono più, e per farli fuori bisogna delegittimarli destabilizzandoli e scavalcarlòi con un ritiro punitivo non concordato, e guarda caso è accaduto sia con Benitez che con Ancelotti ed è cosi che si sono concluse le loro storie, nella gogna mediatica e sempre con un ritiro di troppo per lo mezzo. Adesso possiamo pure capire che certa stampa aziendalista deve dire certe cose quasi per contratto, , ma perlomeno si risparmiassero le stupidaggini dette paragonando Ancelotti a Gattuso ,perchè nonostante tutto, ancora oggi, Gattuso ha perso il doppio delle partite che ha perso Ancelotti. Nonostante i filotti nel bel mezzo ne ha perse due con Lecce e Atalanta, rimanendo a 27 punti dalla Juventus e a 14 dal quarto posto. E’ vero che ha vinto una coppa Italia in 4 giorni dopo tre mesi di inattività, ma ha vinto, e onore al merito, ma da qui a far di Gattuso un fast (veloce) mito , e farlo passare come il grande allenatore e Ancelotti un rincoglionito, significa che i deve chiamare subito la neuro non appena qualche invasato di giornalista che vuol fare il personaggio lo vada a strepitare in televisione. Evidentemente il lockdown per il Covid deve aver lasciato il segno in quel che resta del cervello di molti giornalisti locali…. Ci sarebbe ancora molto altro da dire ma è così che così concludiamo scusandoci per la lunghezza, ammesso che siate arrivati fin qui a leggere, Però le analisi vanno fatte accuratamente e fino all’ultimo dei dettagli, e altri dettagli ve li abbiamo pure risparmiati, perchè quando è troppo è troppo, e non è che poi ne valesse granchè la pena,tanto nel calcio alla fine parla sempre lastoria, non le mestruazioni mentali di qualche simil opinionista!

di Pippo Trio

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