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‘Affaire Atlantia’, vendetta di bandiera M5S da 40 miliardi: tanto paga lo Stato

L’affaire Atlantia, con la cacciata dei Benetton da Aspi promessa dal premier Conte, ha un costo per le casse dello Stato che oscilla tra i 24 e i 40 miliardi di euro. Un conto salato per una decisione, se mai verrà presa, dettata da pura sete di vendetta e per compiacere il M5S sull’orlo di una crisi di nervi.

di Peppe Papa

Una decisione, se mai sarà presa, da repubblica delle banane dettata da sete di vendetta e necessità di bandiera, quella del M5S. Con un costo per le casse dello Stato, quindi di noi cittadini, che oscilla tra i 24 e i 40 miliardi di euro.

Tanto vale l’affaire Atlantia che il premier, Giuseppe Conte ha promesso di risolvere “nell’esclusivo interesse degli italiani”, attraverso la ‘cacciata’ dei Benetton da Autostrade per l’Italia (Aspi) che gestisce oltre tremila chilometri di rete autostradale del Paese.

La revoca della concessione è sul tavolo del Cdm che, mentre scriviamo, è slittato alle 22 di questa sera e solo nella notte emetterà un verdetto. Il quale, molto probabilmente, sancirà l’ulteriore rinvio di una scelta tanto radicale da non convincere per niente le componenti stesse della maggioranza di governo.

La partita è troppo delicata per essere gestita di pancia e solo con l’obiettivo di compiacere la banda di “scappati di casa” che sulla vicenda si giocano quel che è rimasto della loro credibilità dopo aver perso tutte le battaglie identitarie (Tav, Ilva, Tap ecc.) che li hanno proiettati incredibilmente a Palazzo. Costi quel che costi.

Appunto e il conto è presto fatto, tanto saranno gli italiani a pagarlo.

La concessione prevede che in caso di revoca lo Stato versi alla concessionaria Aspi 23 miliardi di penale, anche se con l’ultimo decreto Milleproroghe l’esecutivo giallo rosso ha pensato di cautelarsi inserendo un articolo che ha abbattuto tale cifra a 7 miliardi, una decisione unilaterale che difficilmente riuscirà a reggere quando finirà davanti alle corti di giustizia europee.

Alle quali, questo è certo, Atlantia ricorrerà per tutelare non solo gli interessi dei Benetton, ma anche quello degli altri soci tra cui i tedeschi di Allianz, il fondo governativo cinese Silk Road Fund che ha già chiesto spiegazione all’ambasciatore italiano a Pechino, e creditori come la Banca europea degli investimenti, le italiane Intesa, Unicredit, Mps, quelle straniere Hsbc e Bnp Paribas, il colosso finanziario Goldman Sachs, la stessa Cdp che vanta un credito di 3,1 miliardi, oltre a 17mila piccoli risparmiatori.

Insomma un contenzioso che si preannuncia decennale e che rischia di costare agli italiani un conto salatissimo.

Dicevamo 23 miliardi, anche se Conte pensa possano essere solo 7, cui vanno aggiunti almeno altri 10 miliardi di debiti della società concessionaria che andrebbe in default, quindi 33 o 17 a seconda di quel che decideranno i giudici, più 7 miliardi e mezzo dell’investimento che Autostrade ha detto di garantire nella sua proposta di accordo avanzata al governo che, in caso contrario, dovrebbero essere assicurati da Anas o da un eventuale socio privato disposto a subentrare e da scontare dalla nuova concessione. Fanno 40 miliardi, o 24, non si scappa.

Ovviamente senza considerare il danno arrecato ai risparmiatori che detengono il 45 per cento del capitale di Atlantia che hanno già visto crollare il valore delle loro azioni appena Conte ha annunciato che “lo Sato italiano non può diventare socio dei Benetton” e che questi “devono uscire da Autostrade per l’Italia”.

Rigettando sdegnosamente il piano presentato da Aspi che prevedeva la riduzione della partecipazione della famiglia veneta sotto il 50 per cento attraverso un aumento di capitale dei nuovi soci, la riduzione dei pedaggi e un piano di investimenti, appunto, di 7 miliardi e mezzo di cui sopra.

E l’immagine dell’Italia nel mondo? Quanto vale questa incredibile vicenda sulla possibilità di investimenti stranieri nel nostro Paese?

Il danno è incalcolabile, una dimostrazione di inaffidabilità totale. Anche perché c’è da dire che, al netto delle indubbie responsabilità di Atlantia, le colpe vanno ripartite con lo stesso Stato. Al quale spetta la vigilanza sulle concessioni attraverso il ministero dei Trasporti.

Infatti, se nei decenni passati Autostrade è stata inadempiente, in egual modo lo sono state le strutture pubbliche di controllo sulle quali nessuno si è posto il problema di intervenire. In sostanza, non una bella figura per il sistema tricolore.

In conclusione un gran casino, reso ancora più ingarbugliato da ragioni di basso cabotaggio politico di una classe dirigente raffazzonata e incompetente.

Atlantia, va ricordato, gestisce la gran parte delle autostrade francesi, brasiliane e di molti altri paesi del mondo, e a nessuno di loro è mai venuto in mente di bruciare miliardi di bilancio statale per vendetta, o necessità politiche di un partito ridicolo trovatosi ‘miracolosamente’ proiettato ai massimi vertici del potere. Beh, quel che succede da noi, diciamoci la verità, è sconcertante.

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