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Luglio 27, 2020

Covid ‘farsa’: Bocelli, i politici e l’incredibile rissa tra scienziati

Il convegno dell’altro ieri in Senato sul ‘Covid 19 in Italia‘, battezzato dall’informazione mainstream come quello dei “negazionisti” , ha mostrato il peggio dell’Italia e degli italiani. Bocelli messo all’indice, tre parlamentari Sgarbi, Salvini e Siri gongolanti a gustarsi il solito quarto d’ora di celebrità quotidiana, una furiosa ‘rissa’ tra scienziati dai risvolti grotteschi. Senza contare le immancabili, opposte tifoserie.

di Peppe Papa

Bocelli messo all’indice e fatto oggetto di spietati commenti sui social, riferiti soprattutto alla sua cecità, Sgarbi, Salvini e Siri – gli organizzatori dell’evento dell’altro ieri in Senato Covid 19 in Italia: tra informazione, scienza e diritti, definito da più parti “convegno dei negazionisti” – che si ritagliano il loro quarto d’ora quotidiano di popolarità e la rissa tra scienziati scatenata da gelosie, invidie e accuse reciproche, diretta conseguenza della straordinaria ribalta mediatica conquistata grazie all’immane tragedia della pandemia.

Il peggio dell’Italia e degli italiani messo in mostra, in una bellissima mattinata di sole romana, prima con il dibattito tra esperti e mondo della politica svoltosi a Palazzo Madama, poi con le polemiche che ne sono seguite che hanno avuto ampio risalto su giornali, social network, televisioni.

E se invettive, sbeffeggiamenti, vaffa tra politici, rappresentano la norma e non stupiscono certo più di tanto un’opinione pubblica ormai assuefattasi al teatrino, sconcerta che gli stessi atteggiamenti siano tenuti da personalità del mondo scientifico della cui serietà nessuno finora dubitava, tanto da dipendere, soprattutto in questo periodo, dalle loro labbra.

Vanagloria, eccessi di protagonismo, dispute professionali, interessi da difendere e magari alimentare, prestigio personale. Dare la sensazione di saperne sempre più degli altri colleghi e di avere la verità in tasca.

In questi mesi, virologi, infettivologi, epidemiologi, biologi, professori universitari, importanti ricercatori scientifici, presenti in pianta stabile sui media, hanno fatto a gara tra loro a chi la sparava più grossa dando del cretino a tutti quelli che la pensavano in maniera diversa, spesso opposta.

Il più acceso tra questi, colui che fin dall’inizio dell’epidemia ha distribuito sentenze definitive sul virus e la sua evoluzione sanitaria, Massimo Galli infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, professore ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Milano e past president della Società italiana di Malattie Infettive (Simit) – è stato il più duro a prendere posizione sul convegno in Senato.

Il professore non si è smentito neanche questa volta come principale fustigatore di chiunque provi a confutare le sue ‘perle’ di sapienza.

Ricordiamo che lo stesso ha dato dell’incompetente in diretta tv a Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Immunoterapia oncologica dell’Istituto Pascale di Napoli e uno dei maggiori luminari internazionali di immunoterapia dei tumori, e trattato con ostentata sufficienza le tesi sostenute da un quasi Nobel del calibro di Giulio Tarro, come quelle di un vecchio rincoglionito.

Non ha risparmiato nei suoi frequenti j’accuse nemmeno prestigiosi addetti ai lavori come Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione all’Irccs San Raffaele di Milano, Massimo Clementi, virologo dell’ateneo di via Olgettina e Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova e presidente della Società italiana di terapia antiffettiva (Sita), tutti e tre guarda caso presenti all’iniziativa alla Camera alta.

Una bocciatura senza appello. “Penso che tutto quello che è stato detto non abbia alcuna base dal punto di vista scientifico: è un messaggio inadeguato, quello che viene lanciato, con elementi di evidente pericolosità”, ha detto riferendosi evidentemente alla sola notizia dell’evento sintetizzata dalla stampa mainstream, vale a dire: basta mascherine, precauzioni sanitarie, allarmismi di qualsiasi genere.

Affermazioni “inadeguate”, ha rincarato la dose, soprattutto perché “nessuno di coloro che si sono espressi ha titolo per dare una opinione di tipo scientifico” sull’attuale andamento dell’epidemia. Insomma è lui il solo delegato a parlare e dare indicazioni.

Dichiarazioni che hanno indispettito e fatto ribollire di rabbia i tre illustri colleghi chiamati a relazionare al convegno. “Non siamo negazionisti – hanno tuonato all’unisono – ma medici, professori universitari, ricercatori”.

Essere definito negazionista dopo aver visto personalmente ognuno dei circa 1200 malati di Covid-19 curati al San Raffaele, dopo aver lavorato notte e giorno fino al 18 aprile nelle 5 rianimazioni dell’ospedale e dopo aver personalmente trasportato malati gravissimi nel mio reparto – ha replicato un infuriato Zangrillo – mi porta a considerare gli autori delle accuse quali persone in malafede, che si espongono al rischio di querela per diffamazione”.

Il medico – ha proseguito il primario del San Raffaele – cura, dice la verità, si preoccupa responsabilmente, infonde coraggio e, se sostenuto dalle evidenze, esprime fiducia e ottimismo. Chi continua a scuotere la testa e allargare le braccia (tipico atteggiamento, quasi un tic di Galli, ogni volta che viene intervistato; nda) ha evidentemente altri interessi e farà presto una pessima figura”.

Non meno caustico il commento di Clementi che riferendosi direttamente a Galli si è detto “sorpreso, ma non più di tanto”. “Ad interpretare alla lettera – ha osservato – le dichiarazioni suonano realmente offensive verso alcuni colleghi che si impegnano scientificamente in questa pandemia quanto lui e forse di più. Su che basi ha titolo per dire chi può esprimere opinioni di tipo scientifico?”.

Sono molto amareggiato – ha commentato invece Bassetti – dopo tutto il lavoro fatto in corsia contro Covid-19, sentirmi dire che sono un negazionista, dopo aver fatto una relazione di 8 minuti su Covid-19 nella mia realtà. E alcune affermazioni fatte in quel congresso non le condivido. Ma sono schifato dalla macchina del fango – ha aggiunto – Sono un professore universitario, faccio ricerca e non ci sto a farmi dare del negazionista da colleghi che, piuttosto, farebbero bene a leggere i miei lavori su questa malattia. E’ negazionista, piuttosto, chi nega il lavoro altrui”.

Lo scontro covava sotto cenere, almeno da quando i tre esperti insieme ad altri pari misero nero su bianco, circa un mese fa, la loro posizione in un documento dove fotografavano lo stato notevolmente migliorato della situazione clinico-epidemiologica italiana.

Una tesi avversata principalmente proprio dall’infettivologo del Sacco che “come un mantra – a detta di Clementi – persevera nel suo ‘il virus non è cambiato’: caro Massimo Galli, come sai benissimo, i virus che cambiano non avvisano”.

Nel frattempo, come da consolidata tradizione del nostro Paese, immancabili si sono formate le tifoserie, “negazionisti contro allarmisti”, a lanciarsi accuse, difendere con i denti le rispettive convinzioni mentre il governo ha prorogato nuovamente lo stato d’emergenza tra le urla, gli applausi, le frasi ad effetto buone per i telegiornali delle 20, di un parlamento privato ancora una volta delle proprie prerogative istituzionali. Non un bel vedere, ma in tempi di Covid è l’unico spettacolo disponibile.

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