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Acciaio, cemento e ‘caciocavalli appesi’: quel che il ponte di Genova insegna

Il Ponte di Genova ha dimostrato che acciaio e cemento fanno rima con rinascita e ripresa. Ora si parla del programma di opere da presentare all’Europa per ottenere i miliardi del Recovery Fund e bisognerà indicare progetti concreti e non filosofia.

di Umberto Minopoli

Il Ponte di Genova ha dimostrato (ma ce n’era bisogno?) che acciaio e cemento fanno rima con rinascita e ripresa. Ora si parla del programma di opere da presentare all’Europa per ottenere i miliardi del Recovery Fund.

Per fortuna, si tratta di indicare opere e non filosofia. I ministri devono specificare lavori, progetti, investimenti. Non possono più limitarsi ai paroloni, a riempirsi la bocca con “green, sostenibilità, ambiente, ecologia ecc.” agitate come ‘caciocavalli appesi’, pure declamazioni, cui poi in concreto seguono molto spesso tasse, limiti, disincentivi, proibizioni.

No, ora bisogna individuare opere, cose da fare, investimenti concreti. E che diano un ritorno. E dunque,si parlerà di ferrovie, edilizia scolastica, ponti, strade, infrastrutture fisiche, nuovi ospedali.

E perciò occorrerà tanto acciaio e cemento. Lo definiranno, certamente, “acciaio verde e cemento sostenibile“.

Ma, come si è visto a Genova, sempre di acciaio e cemento si tratta. Per fortuna. Per cui il sogno di riconvertire le acciaierie o i centri siderurgici, a Taranto come a Piombino, rimetteteli per un attimo nel cassetto. Anche se purtroppo sembra non sia così.

Leggo che, in Puglia a Taranto, ancora ci si balocca con la iattura della “riconversione” della siderurgia. L’ultima che leggo è da barzelletta svenevole.

Un viceministro a 5 Stelle ha rassicurato un tavolo di dotti ascoltatori (politici locali, sindacalisti, professori immagino) che è “sempre allo studio” il progetto di trasformare l’area industriale di Grottaglie in sito di costruzione di “dirigibili alimentati ad idrogeno” per il trasporto delle merci.

Insomma bombe svolazzanti sulle nostre teste. Ma rigorosamente ad emissioni zero. Meno male che il progetto (unico al mondo ) è definito “futuribile“.

Peccato che i siderurgici di Taranto il lavoro rischiano di perderlo oggi. Nel “futuro” diceva il filosofo “siamo tutti morti“. Comunque il dirigibile-bomba è davvero una bella idea verde…di “caciocavalli appesi“. E’ proprio il caso di dirlo.

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