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Recovery fund, ecco perché le obiezioni di sovranisti e no-euro non reggono

Dopo una estenuante trattativa il Consiglio Europeo ha assegnato all’Italia 209 miliardi di finanziamento per affrontare la crisi sanitaria e economica seguita alla grave pandemia da Covid 19. Immancabili sono piovute critiche da parte delle organizzazioni no-euro, antieuropee e sovraniste che imperversano nel nostro Paese. Giudizi che, a causa della nostra precaria situazione di bilancio, non possiamo permetterci e che fanno perno su alcune eclatanti falsità.

di Costantino de Blasi

In un precedente articolo su questo giornale “Recovery fund c’è, ma bisogna farlo funzionare” http://www.cityweeknapoli.it/2020/07/27/il-recovery-fund-ce-ma-bisogna-farlo-funzionare-ecco-come/ avevamo tracciato il framework all’interno del quale saranno definite le regole di funzionamento e di controllo delle risorse UE assegnate all’Italia.

Ma prima di passare all’analisi delle opportunità che il Consiglio Europeo ha riservato al nostro Paese attraverso il trasferimento di risorse comuni dell’Unione, è opportuno riqualificare alcuni punti che sono oggetto di critiche da parte di organizzazioni politiche no euro.

Critiche non sostanziali ma pericolose perché nascondono all’interno un antieuropeismo che l’Italia, per via della precaria situazione di bilancio, non può permettersi.

Obiezione n.1 Il Recovery fund ci presta soldi nostri

La Commissione è autorizzata a reperire risorse attraverso emissioni obbligazionarie. Non avendo capacità impositiva fiscale (nei limiti che diremo dopo), le emissioni sono garantite dal bilancio che è alimentato dalle cosiddette risorse proprie; ovvero i trasferimenti che i singoli Stati versano all’Unione europea.

La quota di risorse proprie a carico dei Paesi Membri (quindi anche l’Italia) è circa l’1,09% elevabile fino a 1,4% nel caso fossero necessarie risorse aggiuntive.

Il documento rilasciato dal Consiglio Europeo specifica che le risorse aggiuntive non devono gravare sull’equilibrio finanziario dei singoli Paesi.

Parte delle risorse proprie saranno ridefinite attraverso la plastic tax (aliquota 0,85 per Kg di imballaggi plastici non riciclabili), molto probabilmente una carbon tax a carico di industrie ad elevato impatto di Co2, forse una web tax.

La quota Italia nell’anno 2019 è stata di circa 15,7 miliardi. Il RF assegna all’Italia 209 miliardi da appostare a spesa entro il 2023.

Obiezione n. 2 L’Italia è contributore netto da sempre; col Recovery fund ci rimettiamo

L’Italia non è da sempre contributore netto, lo è dal 2001. Inoltre poiché la maggior parte dei fondi sono di sviluppo regionale, le regioni italiane con minor GDP (prodotto interno lordo) sono beneficiarie nette.

I Fondi strutturali e di coesione sono stati pensati per aiutare le aree della UE che hanno GDP e numero di occupati inferiori alla media europea a recuperare livelli di reddito e di occupati. Con l’allargamento ad Est dell’Unione i principali beneficiari sono diventati Polonia, Romania, Bulgaria, regioni con livelli di reddito inferiori (di molto alla media europea). Sono andati però anche alle regioni più arretrate di Spagna e Italia. Questo spirito è stato mantenuto e proprio perché Italia e  Spagna sono i Paesi più colpiti dalla pandemia beneficeranno delle quote maggiori.

Obiezione n. 3 I Paesi “frugali” possono bloccare i fondi con il diritto di veto e controllare come li spendiamo

Il diritto di veto è stato escluso dall’accordo del 20 luglio. Al posto del diritto di veto e del voto all’unanimità, è stato stabilito che i programmi eleggibili a finanziamento saranno votati a maggioranza qualificata del 55% (rappresentativi del 65% dei cittadini europei).

C’è da specificare che questa è una notevole forzatura perché fino ad ora le questioni economiche e finanziarie venivano votate all’unanimità all’interno del Consiglio.

I membri potranno richiedere al presidente del Consiglio UE di portare in riunione la questione della rifinanziabilità della misura (il cd. “Freno d’emergenza”) qualora il Comitato Economico Finanziario riscontrasse significativi scostamenti rispetto agli obiettivi presentati.

Il controllo sulla qualità della spesa c’è. Per fortuna!

Obiezione n. 4 I soldi arriveranno solo nel 2021 ma servono ora

E’ stato previsto che ogni singolo Stato possa chiedere un anticipo del 10% sui fondi assegnati dopo aver presentato il Documento Programmatico di Bilancio che recepisce le raccomandazioni specifiche della Commissione già nel 2020.

In pratica buona parte della prossima legge di bilancio è già fatta con fondi europei. Entro il 2021 e 2022 dovranno essere programmate le spese per almeno il 35% annuo ed entro il 2023 la restante parte.

Obiezione n.5 I Paesi ricchi e “frugali” hanno ottenuto aumento dei rebates (sconti)

Nonostante i rebates aumentati i frugali restano contributori netti (cioè ricevono dal bilancio comunitario benefici inferiori rispetto ai contributi versati).

Gli sconti furono per la prima volta negoziati a favore di UK perché strutturalmente non poteva usufruire dei fondi che per la maggior parte erano destinati al settore agricolo e che loro non avrebbero potuto spendere. Successivamente furono estesi a altri Paesi membri strutturalmente contributori netti.

Tuttavia il trasferimento dai ricchi ai poveri non è mai venuto meno.

In tutti i casi, aumentare i rebates ai frugali è stato il prezzo da pagare nella trattativa politica perché cedessero sul diritto di veto.

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