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Il virus, l’ospite e l’attesa per il vaccino

I casi di COVID-19 in Italia aumentano e anche in Campania si registrano molti contagi, soprattutto tra i giovani. Tuttavia i contagiati sono prevalentemente asintomatici, ovvero albergano il virus senza sviluppare sintomatologia (tosse, febbre etc.), pur rimanendo veicolo di trasmissione dell’infezione. Si teme quindi l’inizio di una seconda ondata e la corsa al vaccino accelera.

Per fortuna l’interazione tra virus e ospite è un fenomeno dinamico e può cambiare…sperando in un pizzico di fortuna. Per capire meglio la questione bisogna comprendere che i virus sono “animaletti” molto piccoli che hanno tutti una particolarità: non possono vivere al di fuori delle cellule. Insomma, un virus esiste solo se esiste l’ospite umano o animale che gli permette di replicarsi dando luogo ad altri virus che poi possono trasmettersi, come nel caso della COVID-19, alle altre persone “grazie” ai sintomi della malattia. Il fine ultimo dei virus è dunque la propria sopravvivenza in funzione della riproduzione. Tuttavia, in biologia non esistono fenomeni ”perfetti” e la variabilità è il motore dell’evoluzione.  In tutti gli esseri viventi durante la replicazione si possono verificare, per effetto del caso, degli errori (mutazione) che danno vita ad individui diversi, con caratteristiche ed esiti in parte differenti dai precedenti.

Una prima possibilità è che questi virus “nuovi” ovvero con una piccola parte diversa possono avere funzioni simili a quelli da cui provengono e questo non ha nessun effetto sull’andamento della malattia. Quindi sostanzialmente la mutazione non determina conseguenze. Ci sono poi altre due possibilità: la prima consiste in una mutazione che renda più efficiente la replicazione, concedendo un vantaggio evolutivo per il virus mutato ma rendendolo più “cattivo” dal punto di vista dell’ospite; la seconda è che invece la mutazione renda il coronavirus meno “aggressivo” in termini di gravità della malattia, con il risultato di abbassare la mortalità ed avere più possibilità di infezione e propagazione nella specie infettata. Questo meccanismo evolutivo fa sì che un virus “si adatta” all’uomo fino a conviverci quasi pacificamente propagandosi senza creare difficoltà, e generalmente è una strategia molto utile sicuramente per il virus, in parte anche per l’ospite. Se dovesse succedere un evento del genere, allora il SARS-CoV-2 potrebbe diventare agente di un banale raffreddore (come altri coronavirus), con il vantaggio per noi di sperimentare una malattia meno grave, e per il virus la possibilità di continuare a replicarsi. Nessuno può dire se, dove e come succederà.

Ad oggi, sono state documentate diverse mutazioni di entrambi i tipi, ma i dati a disposizione sono ancora incompleti per poter trarre conclusioni definitive, e tutti i ricercatori sperano che con il tempo si verifichi la “mutazione” giusta. Attenzione: non possiamo per nessun motivo aspettare gli eventi affidandoci magari alla sorte. E’ assolutamente necessario continuare ad adottare tutte le misure di prevenzione prescritte e sperare che al più presto sia disponibile un vaccino. COVID-19 è ancora tragicamente tra noi e non dobbiamo abbassare la guardia.

Prof. Giuseppe Borzacchiello

Dr. Gennaro Altamura

Dipartimento di Medicina veterinaria e Produzioni animali

Università degli Studi di Napoli Federico II

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